RIMINI - «C'è un filo che ci lega ai nostri fratelli perseguitati»: Lino Cavone ha aperto così la mattinata di sabato al convegno nazionale di Porte Aperte. Con un mesto "giro intorno al mondo" il responsabile di Porte Aperte ha accennato alla situazione nei paesi dove la situazione per i cristiani è più critica.
Per la Corea del Nord Cavone ha citato il drammatico caso della bambina, che vide portare via sua madre solo perché aveva riferito a scuola di averla vista "nascondere un libro".
L'Arabia Saudita, custode dei luoghi sacri islamici, è un'altra realtà drammatica: la pena di apostasia, con la condanna a morte, non è stata applicata nel 2007 ma resta in vigore per chi si converte al cristianesimo.
Difficile la situazione anche per l'Iran: noto il caso di Amid Pourmand, Ali Caboli (libero su cauzione), Medhi Dibaj, pastore ucciso nel 1994 insieme ad altri due ministri, la cui figlia rischia di perdere anche il marito per il suo impegno cristiano.
Nelle Maldive non si può mandare un missionario o portare una Bibbia, e anche di recente tre credenti sono stati arrestati perché sorpresi a condividere uno studio biblico.
Al quinto posto nella lista dei paesi dove la persecuzione imperversa figura il Buthan, dove non sono le leggi ma i soprusi verso i cristiani a creare difficoltà ai credenti dalle autorità locali: inibito l'accesso alle scuole, discriminazione sul lavoro, impedimenti nell'approvvigionamento di acqua. La scarsa cultura dei credenti impedisce loro di rivendicare i propri diritti, mentre monaci buddisti e governo sostengono che il cristianesimo corrompe i buddisti.
Nello Yemen lo scorso anno un gruppo di ulema, capi spirituali islamici ha chiesto provvedimenti al presidente per prendere provvedimenti nei confronti dei convertiti al cristianesimo, e ancora non si è spenta l'eco della recente uccisione di tre medici americani impegnati presso un ospedale gestito da cristiani.
Anche in Afghanistan non esistono ufficialmente chiese, e chi si converte spesso viene ucciso.
Anche in Laos l'etnia hmong ha visto uccidere nel luglio 2007 tredici cristiani innocenti e arrestare nei mesi scorsi quindici famiglie, mentre nove ministri cristiani sono stati condannati per il loro impegno pastorale.
In Uzbekistan non è possibile aprire chiese se non a determinate condizioni, e gli incontri privati sono illegali.
La Cina è un paese enorme, difficile da spiegare, dove ci sono situazioni diverse tra città e campagne. Zhang Rongljang è in carcere, condannato a sette anni con l'accusa di tentato espatrio; un libraio cristiano è stato arrestato nuovamente a marzo nonostante il proscioglimento per insufficienza di prove.
In Eritrea i cristiani sono detenuti in caserme o container, subendo vessazioni e maltrattamenti fisici e morali. Alcuni sono morti in carcere a seguito delle torture. Nel 2001 sono state messe a tacere varie testate giornalistiche indipendenti; il console italiano incaricato di portare una lettera di protesta dell'ONU in relazione a questi fatti si vide ritirare le credenziali diplomatiche. In questo contesto dal maggio 2002 le chiese evangeliche, escluse le luterane, sono fuorilegge.
Anche in Vietnam la situazione è contraddittoria: nelle città le chiese, nonostante non siano riconosciute, possono agire liberamente, mentre nelle campagne la situazione si fa drammatica: l'anno scorso il pastore Win i Het è morto per maltrattamenti, dopo essersi rifiutato di abiurare, nonostante il regime abbia esibito un documento di Win nel quale dichiarava che non era mai stato picchiato.
La Striscia di Gaza vede la presenza di un solo pastore, con passaporto arabo e statunitense, che rimane nonostante potrebbe andarsene; la libreria di Gaza è stata bruciata l'anno scorso, e il responsabile è stato assassinato pochi mesi dopo, nell'ottobre 2007.
Dall'India arrivano notizie sempre più preoccupanti: la violenza degli estremisti indù verso i cristiani si fanno frequenti, e il caso documentato di Walter Masih è solo il più noto, dopo il video che attraverso Internet ha girato il mondo.
In Algeria una legge del 2006 ha portato negli ultimi mesi alla chiusura di 26 chiese su 50; un pastore, Hugh Johnson, è stato espulso dopo 45 anni nel paese, dove peraltro non si può entrare come missionari o per motivi religiosi.
Eppure, in un quadro così critico, non manca la speranza, e perfino l'incoraggiamento: «Immaginiamo la chiesa perseguitata come un gruppo di derelitti - ha segnalato Cavone -; in effetti ci sono bisogni pratici. Ma chi ha visitato quelle zone può testimoniare che dal punto di vista spirituale è la chiesa perseguitata a dare qualcosa a noi, quando andiamo da loro».
Johnny Li, nel suo intervento "Ferite: il segno distintivo della chiesa", ha evidenziato il profondo significato delle cicatrici per Cristo che molti credenti perseguitati portano. E ha concluso con un monito ai cristiani occidentali: «Prendi decisioni da uomo, non avere paura della persecuzione. Come puoi paragonare la vita eterna a quei settanta, ottant'anni che passi qui?»
Nel corso della mattinata è stato presentato l'ultimo libro pubblicato da Porte Aperte, "Credenti nascosti. Cosa succede quando i musulmani si convertono a Cristo?", di Fratello Andrea e Al Janssen, tradotto da Susanna Giovannini.
In chiusura di mattinata è stato presentato ufficialmente anche "Da donna a donna", nuovo progetto di Porte Aperte che, a partire da giugno, prevede la pubblicazione di un bollettino elettronico mensile di informazione dedicato specificamente alle richieste di preghiera per le donne vedove, le ragazze orfane e in generale le cristiane perseguitate.