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Powell, messaggio di fede con il Coro Gospel

Inserita il 5/5/2008 alle 17:24 nella categoria: Rassegna Stampa

TERAMO - Finita la stagione, il giocatore evangelico Roger Powell, della Siviglia Teramo basket, torna negli USA; in attesa di rivederlo in Italia, la chiesa evangelica Assemblee di Dio in Italia ha organizzato una serata speciale con la partecipazione del coro gospel Asaf e la predicazione di Powell.

Sax, chitarre e microfono. Canti e preghiere. Sorrisi e applausi. Non è il PalaSkà, ma l'energia diffusa nell'aula magna del convitto Delfico di Teramo vale la massima serie: la magia non nasce dall'eccitazione agonistica bensì dal trasporto della spiritualità.

Roger Powell, giocatore di basket sui generis e personaggio cristallino, saluta Teramo con il Coro Gospel Asaf. Un addio esorcizzato da tutta la città e un arrivederci temuto solo dagli avversari del Siviglia Wear, pronto a diventare Tercas e a disputare il sesto campionato consecutivo nella Lega-A.
Sulle note di "When Jesus washed", la chiesa evangelica cittadina abbraccia l'amico trovato per caso e subito amato. Powell, ala alla prima stagione in Italia, è pastore di una chiesa cristiana statunitense e il suo soprannome è il Reverendo, the Rev nella versione americana. Sul parquet fa gli occhi cattivi «perché mi piace giocare e vincere», ma fuori è un predicatore ossequioso della bibbia. Le sue doti di uomo di chiesa sono lampanti appena prende il microfono e comincia a parlare agli oltre 200 presenti, in gran parte cristiani evangelici, anche se non mancano curiosi, tifosi e addetti ai lavori, come Lorenzo Marruganti e Massimo Nardi, rispettivamente diesse e direttore marketing del club biancorosso. The Rev si lascia trasportare, chiude gli occhi.

«Condivido con voi qualcosa che è mio», dice. «Sono la testimonianza vivente che Dio esiste perché solo quattro anni fa ero un cattivo ragazzo. La data indimenticabile è il 28 maggio 2004, quando ho chiesto a Dio di rivelarsi e lui si è rivelato. In precedenza avevo avuto una crisi fortissima perché mi ero reso conto che, se fossi morto, non avrei speso l'eternità con Cristo».

Introdotta da Vincenzo Regimenti e dal pastore responsabile della Chiesa evangelica di Teramo, Angelo Bleve, e presentata da suo fratello Giacomo, la serata ha un ritmo deciso, al passo con la bravura del coro, i cui virtuosismi invitano la gente a seguire con passione le parole delle canzoni scritte su uno schermo luminoso.
"God is good all the time" rimbomba nell'austero salone del convitto. Powell cita Carlos Sleem, Rocky Marciano, Madre Teresa di Calcutta e Martin Luther King Jr come personaggi di straordinaria grandezza nei loro campi, ma precisa che solo Madre Teresa e Martin Luther King Jr rappresentano un marchio eterno «perché sono riusciti a portare un cambiamento reale nella vita delle persone e hanno diviso Gesù con tanta gente».

Vestito da manager, Powell parla e sorride, parla e piange.È allegro quando consegna la sua fede, commosso davanti ai regali degli amici. È un giorno di festa. Si scherza. Un video mostra la stella del parquet nell'improbabile versione calciatore, durante la scampagnata del primo maggio. Segna anche un rigore nella porta di calcetto, su gentile concessione del portiere. Per lui ci sono una maglia personalizzata Roger Powell della nazionale italiana di calcio e un paio di scarpe chiodate numero 49, che sembrano delle fioriere per quanto sono lunghe. Un omaggio, genere da cucina, anche per Tara, sua moglie, che aveva preso la parola prima del famoso marito per precisare quanto si sono trovati bene negli ultimi mesi: «Teramo è un bellissimo posto e c'è gente bellissima».

Su ogni sedia c'è una card di Powell. Spicca il verso preferito della Bibbia: Filippesi 4:12. «Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica», precisa il campione prima di spiegare: «Ogni cosa è possibile attraverso Cristo». Segue la lettura del testo: «Quando ero ragazzo, i miei sogni erano giocare la finale Ncaa e il basket a livello professionistico, ma appeno ho realizzato quei sogni ho scoperto che non danno una soddisfazione così durevole come quella che dona Cristo Gesù alla mia vita. Dopo aver vinto un campionato, ricevi un trofeo che, forse, si ricopre di ruggine o di polvere. Guadagnando molti soldi puoi comprare cose che poi forse dovrai ricomprare o che non ti interessano più... Quattro anni fa ho deciso di vivere la mia vita per uno scopo più grande dei soldi e dei campionati e ora la mia ragione di vita è Dio».
La sintonia di Roger con gli astanti è totale, anche se parla in una lingua, l'inglese, compresa dalla maggioranza solo grazie alla traduzione. In realtà, si esprime in un linguaggio universale. Come sono universali la musica e il coro.

di: Marco Camplone
da: news.tuttobasket.net
data: 5 maggio 2008



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