TORINO - La Stampa riporta la notizia della morte di Muhammad, un protestante iracheno, ucciso da alcuni suoi familiari perché colpevole di aver abbracciato la fede cristiana.
Dalla newsletter di un'organizzazione Americana, "Voice of the Martyrs", che si occupa di persecuzioni religiose contro i cristiani, soprattutto non cattolici, ci sembra di capire, in tutto il mondo, abbiamo ricevuto questo articolo, che pubblichiamo nella nostra traduzione.
Ogni sera nei notiziari ascoltiamo aggiornamenti sulla violenza in Iraq. La guerra continua, e i commentatori discutono se i soldati americani debbano stare laggiù, oppure no. Quello di cui non sentiamo parlare è della situazione penosa dei cittadini cristiani in Iraq. Per loro è in corso una guerra spirituale.
Quando "Muhammad" si è convertito al Cristianesimo dell'Islam, all'inizio ha tenuto segreta la sua nuova fede. In effetti la prima persona con cui si confidò, oltre che a sua moglie e a suo figlio, fu un cristiano chiamato "Joseph". Sapeva quale rischio correva nel condividere la sua fede con altri nella sua patria, in Iraq, ma si sentiva spinto a farlo comunque. Così testimoniò la sua fede davanti alla sua famiglia allargata. Seguendo l'insegnamento radicale dell'Islam, membri della famiglia hanno assassinato Muhammad.
La sua vedova ha mandato all'amico di Muhammad, Joseph, un'e-mail dopo il martirio di suo marito. La riportiamo: «Ho cattive notizie. Muhammad è morto. La nostra famiglia lo ha ucciso perché ha abbracciato la fede in Gesù Cristo. Mi manca immensamente. Muhammad mi ha lasciato due cose importanti: mio figlio e la nostra Bibbia. Non dimenticherò mai perché è morto. È morto per Gesù. Credo che Gesù mi aiuterà. Dì alla gente (agli altri cristiani) di pregare per me».
Voice of the Martyrs aggiunge che la vedova e il figlio di Muhammad sono aiutati dal fondo "Famiglie dei Martiri" dell'organizzazione. Questo, scrivono «è forse il nostro lavoro più importante: stendere la mano verso le famiglie che sono state vittime di severe persecuzioni e martirio. Ogni settimana veniamo a conoscenza di nuovi casi che hanno bisogno del nostro appoggio».
di: Marco Tosatti da: lastampa.it data: 24 aprile 2008