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«No a corsie preferenziali Ue agli esuli cristiani»

Inserita il 19/4/2008 alle 11:47 nella categoria: Rassegna Stampa

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LUSSEMBURGO - L'Unione europea esita ad aprire le porte ai profughi della minoranza cristiana dell'Iraq, una comunità che degli sconvolgimenti della guerra soffre in modo particolarmente grave subendo violenze di ogni genere, dall'espulsione dalle case alle uccisioni di fedeli e membri del clero.

Singoli Stati potranno naturalmente prendere iniziative in questo senso – la Svezia già lo fa e la Germania si prepara a seguirne l'esempio – ma ieri a Lussemburgo il Consiglio dei ministri della Giustizia e degli Interni dell'Ue ha annunciato che l'Unione non è pronta a creare un accesso preferenziale alle richieste di asilo di cristiani iracheni.

La loro comunità, che contava oltre un milione e mezzo di membri all'inizio della guerra, ha perduto in Iraq centinaia di migliaia di membri tra vittime e profughi che vivono in campi precaria­mente allestiti in Siria, Giordania, Turchia e Libano: sono stati classificati «profughi particolarmente vulnerabili» dall'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Acnur).

Al termine della discussione di Lussemburgo Dragutin Mate, ministro degli Interni sloveno e presidente di turno della riunione, non ha contestato il fatto che i cristiani iracheni siano una minoranza particolarmente minacciata ma ha spiegato che l'Ue non si sente pronta a dare la precedenza ai membri di una minoranza religiosa, etnica e nazionale con il rischio di limitare in questo modo le possibilità di altri gruppi di richiedenti asilo.

«Ritengo – ha detto Dragutin – che i profughi vadano accolti e si vedano riconoscere il diritto di asilo indipendentemente da condizioni di questo genere». La discussione nel Consiglio "giustizia-interni" potrà comunque essere ripresa in giugno.

Il problema dei profughi iracheni è stato solleva­to nel Consiglio dal ministro tedesco dell'Interno, il cristiano-democratico Wolfgang Schaeuble: «La regione è al collasso – ha spiegato, ribadendo quanto espresso sulla stampa nei giorni scorsi – a migliaia ancora fuggono dalla morte, dalla violenza e dalla persecuzione, tra loro ci sono molti cristiani e penso che la Germania e l'Ue debbano offrire loro, in particolare ai profughi cristiani, una casa in Europa fino a quando non potranno ritornare in patria». Gli argomenti di Schaeube sono stati espressi nei giorni scorsi anche sulla stampa e sono stati accolti favorevolmente negli ambienti cattolici che da tempo si sono mossi per segnalare il dramma dei cristiani iracheni.

In particolare la Commissione degli episcopati dell'Ue (Comece) il cui presidente monsignor Adrianus van Luyn ha scritto fin da gennaio al ministro Mate proponendo che l'Ue apra le porte a 60.000 profughi iracheni, cristiani e di altre minoranze religiose, come a suo tempo fu fatto per i "boat people" vietnamiti.

Non vi sono state allora reazioni positive né della presidenza slovena dell'Ue né dalla Commis­sione europea. Il mese scorso una delegazione guidata da monsignor van Luyn è poi stata a Lubiana per colloqui sui temi europei con la presidenza dell'Ue, che neppure in quell'occasione si è mostrata sensibile.

Nel Parlamento europeo solo esponenti del gruppo Ppe hanno caldeggiato e sono pronti a sostenere l'urgenza di interventi umanitari. Tra di loro il vicepresidente dell'assemblea Mario Mauro è tornato alla carica a più riprese ricordando che «l'Ue deve agire di fronte alla drammatica situazione dei profughi cristiani in Iraq, un dramma che colpisce già il 37,5% dei cristiani iracheni e rischia di assumere connotazioni sempre più preoccupanti» ed è necessario che l'Ue «non tergiversi ulteriormente ma fornisca accoglienza e asilo ai profughi iracheni e in particolare a quelli di religione cristiana».

di: Franco Serra
da: Avvenire
data: 19/4/2008

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