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Un anno fa la strage di Malatya

Inserita il 18/4/2008 alle 14:50 nella categoria: Chiesa Perseguitata

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ANKARA (Turchia) - È passato un anno da quando Necati Aydin, Ugun Yuxksel e Tillmann Geske sono stati massacrati a Malatya, colpevoli di essere cristiani evangelici, vittime dell'odio e della violenza di un gruppo di giovani, assassini in nome di Allah.

Dodici mesi fa i media dedicarono ampio spazio alla tragica notizia dell'uccisione dei tre missionari, scendendo nei particolari crudi e raccapriccianti della strage, avvenuta il 18 aprile del 2007 all'interno dei locali della piccola casa editrice cristiana Zirve, nella quale i turchi Necati Aydin, Ugun Yuxksel (36 e 32 anni) e il tedesco Tillmann Geske (46 anni) lavoravano. Quella mattina si sarebbe dovuto tenere uno studio biblico, al quale avrebbero partecipato alcuni giovani musulmani che nei giorni precedenti, in occasione della pasqua, avevano mostrato interesse per il vangelo, partecipando a qualche incontro con i cristiani della cittadina.

L'interesse per il vangelo, però, era solo una copertura: le intenzioni erano assai diverse. I cinque giovani musulmani, neanche ventenni, appartenevano a una tariqa, un gruppo di "credenti ferventi" all'islam, e si apprestavano a dare prova della loro fede ad Allah uccidendo i tre cristiani, colpevoli di trasmettere il loro amore per Cristo, di fare proselitismo tra gli islamici.

L'aggressione cominciò poco dopo l'inizio dello studio biblico e per alcune ore Necati Aydin, Ugun Yuxksel e Tillmann Geske furono legati, torturati e filmati con i telefonini. Quando arrivò la polizia, avvisata da un altro credente preoccupato perché la porta dell'ufficio della casa editrice era chiusa a chiave e dall'interno arrivavano rumori sospetti, Tillman e Necati erano già morti, Ugur era ancora vivo, ma agonizzante. Gli assalitori si arresero e furono arrestati. Ugur morì nel pomeriggio.

Il clamore suscitato in tutto il mondo per l'orribile esecuzione fece credere che il processo ai cinque assassini e la loro condanna sarebbero stati eseguiti in tempi brevi, ma di fatto le indagini e il processo sono ancora in corso; secondo l'inchiesta ministeriale, oltre a Gunaydin, capo del gruppo omicida, sarebbero implicati alcuni poliziotti, che avrebbero dato informazioni sulle chiese cristiane dislocate nella cittadina.

Nel frattempo, l'avvocato Orhan Kemal Cengiz, da molti anni collaboratore di associazioni umanitarie tra cui Amnesty International, impegnato nella ricostruzione del delitto, è vittima di velate minacce. Cenzig suppone che dietro la strage di Malatya ci sia il cosiddetto "Stato profondo", una corrente ultranazionalista turca di cui fanno parte intellettuali, militari e servizi segreti deviati, che mira a destabilizzare il Paese.

Intanto in Turchia si registra un numero sempre più alto di aggressioni ai cristiani, anche a causa di programmi televisivi, tra cui un telefilm a episodi, che incitano al disprezzo dei credenti di fede cristiana, dipinti come nemici della società. [sr]

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