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Giustiziato a La Mecca perché cristiano

Inserita il 26/3/2008 alle 16:25 nella categoria: Chiesa Perseguitata

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LA MECCA (Arabia Saudita) - Abdulrajman Mohamed Saleh è stato giustiziato lo scorso 18 marzo a La Mecca, capitale spirituale dell'Arabia Saudita, perché colpevole di essere diventato cristiano.

Abdulrajman Mohamed Saleh aveva ventitré anni; figlio di un tecnico petrolifero originario del Mali, aveva dieci fratelli e proprio tramite uno di essi il giovane si era avvicinato al cristianesimo. Suo fratello, a sua volta, aveva sentito parlare del vangelo da uno straniero; la sua conversione al cristianesimo gli costò due anni di carcere e, riuscito a scappare, si è rifugiato in un paese del Magreb.
Una sorte ben diversa ha toccato Abdulrajman, diventato cristiano poco più di due mesi fa, arrestato, sottoposto a un giudizio sommario senza possibilità di difesa e quindi giustiziato a causa della sua fede.

«Abdulrajman - precisa Federico Bertuzzi della acpress.net - era nato il 7 febbraio 1985 e il suo numero di carta d'identità saudita è AB 6.650.340. Ha passato il suo ultimo giorno nel carcere Riad Alhaier, nel quartiere Sharaia a La Mecca. I suoi familiari hanno ricevuto una telefonata che li informava dell'arresto e della prossima esecuzione, che è stata poi messa in atto».

Il giovane convertito al cristianesimo è solo uno dei molti cristiani che rischiano la morte, e spesso la trovano, perché hanno lasciato l'islam. L'apostasia è un reato nei paesi islamici.

La realtà è che «il più grande produttore di petrolio del mondo - prosegue Bertuzzi - considerato come il vero custode dell'islam, applica un'interpretazione letterale della legge coranica, il wahabismo, e disprezzando i più elementari diritti umani, destina al patibolo chi rinnega Maometto. E non lo fa al di fuori della legge, ma nel pieno rispetto di essa. L'Arabia Saudita opera con alcune delle più grandi multinazionali petrolifere del mondo, ma queste non si accorgono della tirannia e delle terribili atrocità commesse nel Paese? L'indifferenza e il cinismo dilagano, e Abdulrajman, solo un nome in una lista, ha pagato con il proprio sangue». Come un martire, ma del ventunesimo secolo. [sr]

Fonte: acpress.net

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