MILANO - Medici senza frontiere (MSF) pubblica il quarto rapporto annuale sulle crisi umanitarie di cui i media internazionali si sono occupati di meno nel 2007, e stila la classifica delle "crisi dimenticate". Tra i diversi Paesi segnalati, alcuni sono anche coinvolti nell'oppressione dei cristiani.
Tra i temi più ignorati dai media italiani nell'ultimo anno MSF cita un elenco di paesi dalle situazioni critiche - Birmania, Somalia, Colombia, Cecenia, Sri Lanka, Zimbabwe, Repubblica centrafricana, Congo orientale - e di emergenze sanitarie particolarmente gravi - la tubercolosi e la malnutrizione -: nonostante le drammatiche situazioni in atto, si è riscontrato un pressoché totale silenzio (da parte dei principali mezzi di informazione) del nostro Paese.
MSF, premio Nobel per la pace nel 1999, da trentasette anni si occupa di portare aiuti alle popolazioni in pericolo e di testimoniare la loro situazione; da quattro anni pubblica annualmente il "Rapporto sulle crisi dimenticate" a livello internazionale e un'analisi realizzata dall'Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato alle crisi umanitarie dalle principali edizioni dei telegiornali Rai e Mediaset. L'organizzazione umanitaria specifica che la maggior parte dei contesti segnalati sono gli stessi da nove anni a questa parte, mentre fanno capolino nella lista per la prima volta la Birmania e lo Zimbabwe.
Le crisi umanitarie si sviluppano in contesti geografici travagliati da guerre e guerriglie, dove i più elementari diritti umani vengono disattesi e spesso le oppressioni si acuiscono quando si tratta di uomini e donne che professano la fede cristiana.
Secondo le maggiori associazioni che operano nel campo della persecuzione dei cristiani nel mondo, tra cui l'evangelica Porte Aperte, la situazione in Birmania, Paese a prevalenza buddista ma governato da un regime militare, è critica per i cristiani, che spesso non sono liberi di costruire nuove chiese, stampare libri a tema religioso, riunirsi liberamente per i culti. Situazione analoga a quella in corso in Somalia, in cui la popolazione è per la quasi totalità musulmana e i pochi cristiani presenti subiscono gravi pressioni; nel 2006 le persone rapite e uccise a causa della loro fede sono state oltre una decina.
La Colombia, tra lo scorso anno e i primi mesi di questo, è stata teatro di rapimenti e uccisioni di missionari, pastori evangelici, sacerdoti cattolici e volontari di associazioni cristiane, mentre in Cecenia, Paese a maggioranza musulmana, i credenti subiscono vessazioni e minacce e non sono liberi di riunirsi liberamente. In Sri Lanka a gennaio e a marzo di quest'anno sono stati uccisi due pastori evangelici e un sacerdote cattolico non ancora quarantenni, mentre l'anno scorso un sacerdote cattolico è rimasto vittima di una bomba; alcuni partiti politici stanno promuovendo leggi anti-conversione, per arginare la crescita dei cristiani nel Paese.
Se le crisi umanitarie vengono spesso ignorate, nonostante la denuncia di un'organizzazione che ha grande risonanza a livello mondiale, ancora di più lo sono gli sforzi delle associazioni missionarie, che grazie all'impegno di singoli individui, ai pochi mezzi a disposizione e mettendo a rischio la propria vita, si adoperano perché i cristiani nel mondo abbiano la libertà di vivere ed esprimere liberamente la propria fede. [sr]