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La stampa marocchina si occupa di Fadual

Inserita il 27/2/2008 alle 12:20 nella categoria: Esteri

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MILANO - La stampa marocchina dedica un servizio "intimidatorio" all'uomo che, convertitosi al cristianesimo in Italia, è tornato in Marocco per portare il Vangelo tra gli abitanti del suo paese.

Avevamo raccontato nei mesi scorsi la storia di Fadual, nome fittizio di un giovane marocchino che, arrivato in Italia per trovare lavoro, si era convertito al cristianesimo e aveva deciso di tornare in Marocco, per testimoniare la conversione a Cristo alla sua famiglia e agli abitanti del suo villaggio; il ritorno di Fadual nella sua terra d'origine non è stato semplice: in Marocco, anche se i cristiani non sono perseguitati, non è consentita la conversione di un islamico ad altra religione e un convertito al cristianesimo rischia la vita per apostasia.

Lo scorso dicembre l'uomo era stato convocato dagli anziani della moschea del villaggio, che volevano appurare la sua vera conversione, che è stata prontamente confermata da Fadual; di conseguenza, lui e la sua famiglia avevano ricevuto pesanti minacce di morte.
Nonostante le minacce e le difficili condizioni di vita, esacerbate anche dalla mancanza di lavoro, perché nessuno offre un lavoro a un apostata, Fadual ha continuato a testimoniare, parlando del Vangelo.

Un giornale locale arabo, Al-Tajdid, ha così deciso di raccontare la storia di questo musulmano che ha deciso di seguire Gesù, riportando anche l'episodio dell'incontro con gli anziani della moschea, usando le iniziali del vero nome di Fadual, I.H., con toni piuttosto aggressivi, precisando che il giovane ha offeso il nome di Maometto e asserito che il Corano è stato scritto da un uomo, precisando anche che egli è in contatto con un'associazione cristiana italiana.

Il giornale racconta anche che l'attività di evangelizzazione di Fadual si è sviluppata e che una ventina di musulmani si sono convertiti al cristianesimo; tra loro anche Z.H. (il quotidiano riporta le sole iniziali, ndr), una donna che frequentava un corso di alfabetizzazione per donne nella moschea del paese e che coglieva ogni occasione per parlare di Gesù; al momento le è stato impedito di continuare a frequentare il corso, ma lei non si demoralizza, perché «sostiene - precisa l'articolo su Al-Tajdid - che il cristianesimo l'ha cambiata molto e che adesso è estremamente tollerante nonostante il fatto di essere stata tagliata fuori dalla gente della tribù».

Il racconto prosegue puntualizzando che «tramite lui si convertirono i suoi fratelli E. e H. poi la sorella Z. e i loro coniugi. Uno dei membri della tribù disse: "I.H. ha detto alla tribù di aver ottenuto la cittadinanza italiana. Egli ha anche detto di essere diventato cristiano e che la sua nuova fede lo ha cambiato. Ha smesso di bere e gode di una pace mentale che non aveva conosciuto prima. La sua occupazione fondamentale adesso è quella di diffondere il vangelo.
Ha un gruppo evangelico nella sua tribù formato dai suoi parenti. E' stato in grado di convertire tutti i suoi fratelli al cristianesimo, ad eccezione di suo padre, che lo ha disconosciuto ed espulso da casa».

Le autorità religiose ritengono che i musulmani si convertano al cristianesimo per ignoranza e che «gli evangelisti cristiani sfruttano la condizione di coloro che sono materialmente e intellettualmente deboli. Il problema dell'analfabetismo, sta divorando la nostra società. Tenteremo di porvi rimedio attraverso un programma di alfabetizzazione». [sr]


Fonte: http://www.attajdid.ma/affdetail.asp?codelangue=6&info=39323

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