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Blair: «Se credi in Dio ti danno del pazzo»

Inserita il 26/11/2007 alle 09:50 nella categoria: Esteri

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LONDRA - L'ex premier britannico alla Bbc: «Da noi se parli di religione ti metti nei guai». Critiche da sinistra. I cattolici: ipocrita. L'ex braccio destro: ovunque andava la domenica cercava una chiesa.

Il segreto sulla fede cristiana è quello che Tony Blair ha custodito peggio. Ci ha girato intorno, facendo a suo tempo dire al portavoce Alastair Campbell (la sua anima nera, sostenevano i politologi) «we don't do God», più o meno «noi non ci occupiamo di Dio». Ma poi, verso la fine della sua era, parlando dell'invasione dell'Iraq, ha ammesso: «Se uno crede in certe cose, ci si rende conto che quelle decisioni sono prese anche da altri... Se si crede in Dio è una decisione presa anche da Dio».

Ora Blair si sta raccontando a puntate sulla Bbc e ha pensato di far sapere che la religiosità ha avuto una «grande importanza» nella sua esperienza di governo. Solo che allora era meglio non dirlo «perché, francamente, nel nostro sistema politico se ne parli la gente ti considera pazzo». Il leader laburista ha paragonato lo scetticismo britannico in fatto di fede alla situazione negli Stati Uniti dove invece «i cittadini sono convinti che credere sia un fatto giusto e naturale». E si è sfogato: «Da noi invece, se parli di religione ti metti nei guai, perché poi gli elettori pensano che vai a sederti in un angolo, ti metti in comunicazione con "il signore di sopra", poi torni e dici "bene, ho avuto la risposta ed è tutto"».

Nel documentario «The Blair Years» compaiono diversi personaggi chiave dei dieci anni blairisti. A partire da Alastair Campbell, lo stratega del «we don't God». Che ora rivela: «In realtà si è occupato di Dio e anche molto» e quando era in giro per il mondo chiedeva sempre agli assistenti di trovare una chiesa la domenica. Campbell mantiene una certa dose di scetticismo sul pio Blair: «Non è il classico tipo di persona religiosa, perchè è piuttosto irriverente, impreca parecchio e se gli passa accanto una bella donna la segue con lo sguardo». Peter Mandelson, un altro eroe di quegli anni (anche lui non sempre positivo, tanto da essere noto come «il principe delle tenebre»), ricorda: «Tony non è un esibizionista in materia di religione, ma nel suo animo la questione è molto, molto importante. Questo è un uomo che si porta sempre dietro una Bibbia e prima di addormentarsi la apre e legge».

Questione seria dunque. E come al solito quando c'è di mezzo Blair, controversa. Perchè la stampa britannica, che si proclamava esausta del primo ministro e non vedeva l'ora che si facesse da parte, non perde occasione per appassionarsi alle sue vicende pubbliche e intime. Blair finalmente si sente libero di dire che «per fare il lavoro del primo ministro bisogna sapersi separare in qualche modo dalla magnitudine delle conseguenze delle decisioni, che non significa essere insensibile. Ma bisogna essere forti e avere fede per me è stato importante per trovare la forza di agire».

E subito da sinistra piovono le critiche. Evan Harris, deputato liberaldemocratico, lo condanna: «Non aveva ragione di presumere che la gente lo avrebbe considerato pazzo... ma è chiaro che le scelte di governo si prendono su basi razionali, non religiose o ideologiche». Ma anche il fronte religioso non fa sconti all'uomo che ha condotto la Gran Bretagna in guerra. «Non è un pazzo, per molti cattolici è qualcosa di peggio: un ipocrita», dice Damian Thompson, direttore del Catholic Herald. E aggiunge: «La guerra in Iraq fu condannata senza riserve dal Papa e anche ora c'è disagio al pensiero che un guerrafondaio stia per essere accolto nella Chiesa». E questo tocca anche l'ambizione di Blair di passare dal rito anglicano a quello cattolico. Una conversione che tutti danno per imminente, ma che potrebbe subire qualche nuovo ritardo. Ancora una volta per ragioni politiche: questa volta per non mettere in primo piano la religione proprio nel momento in cui Blair, come inviato per il Medio Oriente, lavora a Gerusalemme, la città delle tre fedi monoteiste. L'annuncio della conversione, secondo le ultime ipotesi, dovrebbe arrivare non prima di Pasqua.

di: Guido Santevecchi
da: www.corriere.it
data: 25 novembre 2007

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