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Basket e religione, il doppio binario di Powell

Inserita il 21/9/2007 alle 09:35 nella categoria: Rassegna Stampa

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TERAMO - Sospeso tra misticismo e sport. Una quotidiana lotta tra l'offrirsi al prossimo e sottrarsi all'avversario. Roger "The Rev" Powell è quello che non t'aspetti da un uomo di religione e quello che neppure sogneresti da un professionista del basket. Una strana miscela che, a prescindere da cosa possa produrre sul parquet, ha già arricchito di diversità il Siviglia Wear Teramo.

«I'm a family harvest church", dice l'ala biancorossa che, a causa di un intervento chirurgico, ha saltato la tournée in Grecia. Fino a qualche tempo fa, era un ministro pentecostale regolarmente certificato dalla sua chiesa, la Mount Zion Gospel di Joliet (Illinois). Ora, per farla breve, è passato di grado e insegna nell'International college of Excellence, che ha sedi negli Usa, in Asia e in Africa. «Studying for master of theology», precisa Powell un attimo prima di accendere l'agendina elettronica. Il "bip" apre una finestra sulle sacre scritture. Viene da immaginarlo in macchina, fermo davanti al rosso, mentre ripassa la Genesi.

«La data spartiacque è il 28 maggio 2004. In quel giorno ho deciso di donare la vita a Dio. Un fascio di luce mi dà forza, passione, fede e desiderio di aiutare gli altri. Jesus Christ is my life. Il basket, invece, lo definisco con tre parole: passione, professione e divertimento». Quando il Teramo l'ha ingaggiato, nel mondo del basket c'è stato un boato di meraviglia. Troppo evidente quel talento per un piccolo club di provincia? Non c'è una risposta capace di stroncare le altre. Meglio dire, allora, che anche un piccolo club di provincia può attirare un fuoriclasse se, ed è il caso del Siviglia Wear, lavora sodo, rispetta gli impegni e non perde mai il senso della dimensione. «Qui si sta bene. La città me l'aspettavo più piccola. Confesso che è più bella della mia Joliet e sono affascinato dalle montagne che la circondano. La gente teramana mi piace. Il basket italiano è molto competitivo e so che dovrò sudare per mettermi in evidenza: non mi spaventano le sfide. Prevedo un campionato equilibrato, nel quale non basterà avere qualità tecniche e fisiche per emergere. Serviranno anche i valori umani e, a quanto ho avuto modo di vedere finora, la mia squadra è ben messa da questo punto di vista».

Figlio di Roger Powell senior, stella di Illinois State, il neo biancorosso ha una laurea in comunicazioni vocali, l'arte di tenere discorsi in pubblico. La sua carriera finora non ha tenuto fede alle premesse. Era uno dei giocatori più popolari del college basketball e il futuro gli prometteva straordinarie soddisfazioni. Del quintetto base di Illinois, di cui era il leader spirituale, rimane l'unico a non aver conquistato il palcoscenico della Nba. Ce la farà a raggiungere Deron Williams (Utah), Luther Head (Houston), James Augustine (Orlando) e Dee Brown (Utah)? «Sono ancora giovane e posso crescere. Tra l'altro, non ho mai ritenuto determinante l'approdo nella Nba. In questo momento, penso solo a fare bene nel Teramo».

Basket e religione. Religione e tecnologia. Powell sa stupire anche via Internet. Sul suo sito (www.rpjministries.org), ogni giorno viene pubblicato un passo della Bibbia. "The Rev" sta per reverendo...
Da Arkansas, l'ultima sua avventura sportiva, è arrivato insieme a Tucker, uno davanti al quale il canestro sembra dilatarsi. «Grande giocatore, grande persona. Non siamo paragonabili, però, perché abbiamo caratteristiche diverse. Lui nè una guardia tiratrice e gli basta uno spiraglio per andare a fare punti. Ne fa tanti. Sempre. Io sono un muscolare, un'ala rapida e aggressiva. Avere Tucker qui è un vantaggio per me e per il resto della squadra. Nel Siviglia Wear ci sono tanti bravi ragazzi». Tutti benedetti dal Reverendo.

di: Marco Camplone
da: Il Centro
data: 20/9/2007

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