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Ostaggi, forse altri liberi entro oggi

Inserita il 29/8/2007 alle 12:53 nella categoria: Rassegna Stampa

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KABUL - Sfinite, in lacrime, ma finalmente libere. Come annunciato, dopo lunghe trattative i Talebani hanno liberato alcuni dei 19 ostaggi sudcoreani nelle loro mani da sei settimane: si tratta di tre donne. Sono state consegnate ad un capo tribale afghano, che ora le ha affidate alla Croce Rossa Internazionale. Altre sette persone potrebbero essere rilasciate nelle prossime ore.

"Sono molto stanche ma stanno bene: una di loro ha già parlato al telefono con i genitori", ha dichiarato Haji Mohammad Zahir, l'anziano capo tribù che si era prestato come mediatore durante le trattative e che ha accompagnato le donne liberate nei pressi di Ghazni, nel sud del Paese. Lì le attendevano degli emissari della Croce Rossa Internazionale. Le tre sudcoreane, Ahn Hye-Jin, Lee Jeung-Ran e Han Ji-Young, rispettivamente di 31, 33 e 34 anni, indossavano i tradizionali veli islamici e piangevano per la tensione e lo sfinimento.

L'accordo con i rapitori per il rilascio degli ostaggi è stato siglato ieri. Secondo il mullah Bashir, che ha partecipato ai negoziati, altre sette persone saranno liberate nelle prossime ore e consegnate alla Croce Rossa Internazionale attraverso un capo tribale.

Per porre fine al sequestro, i Talebani avevano chiesto il ritiro del contingente militare di Seul dall'Afghanistan e la cessazione di ogni attività dei gruppi missionari sudcoreani entro la fine dell'anno. In realtà, già prima dell'inizio della crisi il governo della Corea del Sud aveva deciso di richiamare in patria il proprio contingente, composto in tutto da circa 200 uomini tra genieri con compiti logistici e medici militari. In seguito al rapimento, a tutti i cittadini sudcoreani è stato vietato di recarsi in Afghanistan.

Non è invece chiaro se sia stato pagato un riscatto. Un portavoce del presidente sudcoreano si è limitato a commentare: "Riteniamo che rientri nella responsabilità di qualsiasi Paese reagire con flessibilità per salvare vite umane, nella misura in cui non ci si discosti troppo dai principi e dalla prassi della comunità internazionale".

Il gruppo finito nelle mani dei Talebani era inizialmente composto da 23 persone, tutti volontari appartenenti alla Chiesa Evangelica di Saemmul, località non lontana da Seul. Erano giunti in territorio afghano per svolgere attività umanitarie, dall'insegnamento all'assistenza sanitaria. Sono stati catturati il 19 luglio tra le montagne della provincia meridionale di Ghazni. In prigionia, due di loro, entrambi uomini, sono stati giustiziati a sangue freddo in distinte occasioni. Nei giorni successivi, due donne le cui condizioni di salute erano diventate estremamente precarie erano invece state rilasciate come "gesto di buona volontà".

da: www.repubblica.it
data: 29 agosto 2007



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