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Guatemala: i cattolici in minoranza

Inserita il 25/5/2007 alle 08:33 nella categoria: Rassegna Stampa

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GUATEMALA CITY - L'allarme è stato lanciato dalla Bbc che, nelle ultime settimane, non ha smesso di tenere sott'occhio la Chiesa cattolica. Dopo lo speciale sui preti pedofili, la televisione di stato britannica se ne è uscita con un'altra notizia shock per il Vaticano: in tempi brevi, anzi brevissimi, il Guatemala potrebbe diventare il primo paese latinoamericano dove i cattolici saranno minoranza a causa del boom delle sette protestanti ed evangeliche che, negli ultimi vent'anni, hanno cambiato il profilo religioso del paese latinoamericano.

Secondo i dati contenuti nel Rapporto 2006 sulla libertà religiosa nel mondo e pubblicati sul sito del Dipartimento di Stato Usa, oggi circa il 40% della popolazione guatemalteca è protestante, ovvero 5,2 milioni di abitanti su una popolazione complessiva di tredici milioni. Come spiegare questo boom e il correlato crollo dei cattolici in un paese che, sino alla prima metà degli anni Settanta, era interamente cattolico?

Per Monsignor Álvaro Leonel Ramazzini Imeri, presidente della Conferenza episcopale del Guatemala, l'entrata degli evangelici nel paese è iniziata dopo il tremendo terremoto che sconvolse il paese nel 1976 uccidendo 23mila persone: numerose chiese con sede negli Usa inviarono aiuti e, di conseguenza, molti guatemaltechi abbracciarono la fede protestante.

Da allora è stato un crescendo continuo, cui ha contribuito in modo rilevante – sempre a detta di Monsignor Ramazzini – la politica estera statunitense che, negli anni a seguire, ha appoggiato il diffondersi di molte chiese evangeliche e protestanti, elaborando persino un piano, el Plan Santa Fé II, in funzione anticomunista. Queste ultime infatti, a differenza della chiesa cattolica influenzata dalla Teologia della Liberazione e vicina alle cause sociali, promuovevano un modello di vita americano, funzionale agli interessi di Washington.

La tesi di Monsignor Ramazzini, naturalmente, è respinta seccamente dai leader evangelici e protestanti del Guatemala. Harold Caballeros, fondatore della Chiesa El Shaddai e candidato alle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo settembre e che vedono in lizza il nobel per la Pace, Rigoberta Menchú, ha le idee chiare: «Il merito della nostra crescita è guatemalteco al 100%, gli Stati Uniti non c'entrano nulla».

di: Paolo Manzo
da: blog.panorama.it
data: 24/5/2007

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