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AEI, un commento alla "Carta dei valori"

Inserita il 27/4/2007 alle 16:53 nella categoria: Dall'Italia

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ROMA – La Commissione etica e società dell'Alleanza Evangelica Italiana commenta la "Carta dei valori" del Ministero dell'Interno mettendone in evidenza punti forti e deboli, proponendo spunti di riflessione per una pluralità che sia davvero tale.

«La lettura della "Carta dei Valori" – si legge nel commento pubblicato dall'AEI - merita di raccogliere attenzione e consensi. Si tratta di un testo che, pur volendo rimanere vincolato ai più ampi principi costituzionali, non ha natura giuridica. Allo stesso tempo vuole però essere un ineludibile punto di riferimento per tutti coloro intenzionati a risiedere stabilmente in Italia.

Il testo, pensato inizialmente come interfaccia per il variegato mondo islamico, poi è stato allargato a tutti. In questo modo si ricerca una forma di integrazione che non permetta il sorgere di poteri alternativi a quelli dello Stato e che non coltivi discutibili zone franche. Riconoscendo i diritti e i doveri di tutti (immigrati inclusi) si vorrebbe andare oltre un multiculturalismo acritico, sostanziandolo con principi vincolanti».

Alcuni aspetti, però risultano problematici per l'Alleanza evangelica, in particolare l'assenza della componente protestante ed evangelica. «Nessun motivo di opportunità politica può giustificare una tale procedura - si precisa - considerando anche che il mondo evangelico, secondo le più attendibili fonti statistiche, arriva infatti a rappresentare oltre l'8% della fetta di immigrati nel nostro paese. Tale superficialità non è sostenibile, come non lo è la visione che vede un interesse nazionale di tipo "cattolico" contrapposto a un pericoloso blocco "islamico" negli immigrati. La realtà è plurale e molteplice, occorrerebbe prenderne atto».

L'AEI evidenzia anche alcuni elementi che considera fortemente critici, in particolare l'aspetto riguardante la scuola, l'istruzione e l'informazione «in cui si parla – continua l'AEI - di conoscenza religiosa e di percorsi formativi "volontariamente scelti dagli alunni o dai loro genitori". La realtà, anche dell'istruzione pubblica, è però molto diversa, infatti l'insegnamento della Religione Cattolica (IRC) rappresenta per molti l'unica alternativa plausibile: non si possono scegliere percorsi formativi propri di altre confessioni religiose, e l'ora alternativa è notoriamente un grande vuoto.
Anche caldeggiare la diffusione delle "componenti culturali e religiose" nei mezzi di informazione richiederebbe una serena revisione di alcune strategie editoriali e la creazione di spazi che non siano soltanto "etnici" ma promuovano, con professionalità e sensibilità, integrazione e pluralità confessionale».

Infine una riflessione sulla laicità, un paragrafo molto ricco e sostanzioso, nel quale si afferma che "l'Italia rispetta i simboli, e i segni, di tutte le religioni. Nessuno può ritenersi offeso dai segni e dai simboli di religioni diverse dalla sua". «Però – conclude il commento - ci si dimentica come alcuni simboli, per non parlare della venerazione pubblica di alcuni dignitari ecclesiastici, sono diventati nel nostro paese oggetti da ostentare ovunque. Simboli che le stesse istituzioni pubbliche "laiche" esibiscono come nuovo servizio ad una – democraticamente pericolosa - religione civile». [sr]

La Carta dei valori: http://www.interno.it/news/articolo.php?idarticolo=24069

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