SMIRNE (Turchia) - La Turchia reagisce con indifferenza ai funerali dei cristiani sgozzati mentre dall'Islam non giunge alcune dichiarazione di condanna dell'efferato massacro avvenuto la settimana scorsa a Malatya, nella parte sudorientale del Paese.
Due giorni fa avrebbero dovuto svolgersi i funerali delle tre vittime - un cittadino tedesco e due turchi convertiti al protestantesimo - barbaramente uccise dopo essere state torturate e “incaprettate” da un commando di integralisti islamici che hanno assaltato la casa editrice Zirve che stampava libri sul cristianesimo tra i quali la Bibbia.
Ma alla fine soltanto una delle vittime, Necati Aydin, ha avuto una cerimonia funebre secondo il rito protestante che si è tenuta nella chiesa battista di Buca dopo che la chiesa anglicana di Sant James di Smirne aveva posto condizioni eccessive per lo svolgimento del rito. Secondo quanto riferito dal reverendo battista Bahn Konutgan «i sacerdoti anglicani volevano che la cerimonia non durasse più di 45 minuti e avrebbero ammesso nell'edificio solo 150 persone». Richieste forse dettate dalla paura considerando gli ultimi episodi costati la vita alla minoranza cristiana nel Paese, dall'omicidio di don Andrea Santoro a quello dell'editore di origine armena, Hrant Dink. Hanno partecipato alla funzione 500 persone circa, tra protestanti e rappresentanti cattolici. Nessun musulmano era presente. Né la popolazione locale né le autorità di Ankara hanno mostrato alcun interesse verso l'evento. Gli unici islamici che hanno partecipato alla cerimonia sono stati i giornalisti e i cameramen.
I resti di Tillmann Geske, il tedesco assassinato sono stati portati a Malatya, come secondo la sua volontà, e seppelliti nel cimitero armeno della città, dove negli anni Settanta gli ultranazionalisti condussero una pulizia etnica che decimò la popolazione cristiano-armena. Il funerale cristiano è stato negato alla terza vittima, Ugun Yuxksel, un turco convertito al cristianesimo. La sua famiglia non ha infatti voluto riconoscere la conversione del figlio, avvenuta nel 1999, ed è riuscita a ottenere il via libera per la celebrazione del rito islamico. Intanto, come rileva il Giornale continua «su questi episodi l'assordante silenzio dei governi dei Paesi islamici». Non sarà un caso, lascia intendere il Giornale che «In Iran, le massime autorità religiose e civili hanno decretato che si può uccidere in nome di Allah. Quando si abbiano ragionevoli motivi per dire che un comportamento non è in linea col Corano, sopprimere una persona non è considerato reato».
Sono undici i giovani turchi sospettati di essere gli autori del delitto, compiuto per punire gli "infedeli". Si tratterebbe di cinque giovani, guidati da uno studente universitario di 22 anni. Altri quattro studenti universitari tra i 19 e i 20 anni, sono stati arrestati come sospetti complici. L'assassinio dei cristiani avviene, tra l'altro, in un periodo di grande tensione in Turchia in vista dell'elezione del presidente che quasi certamente sarà l'islamico Abdullah Gul, candidato del partito Giustizia e Sviluppo (Akp). Avversato dall'establishment laico, Gul, 56, fervente musulmano, è in pole position per la carica di capo dello Stato considerato il custode della laicità dello Stato così come previsto da una legge voluta nel 1923 da Mustafà Kemal Ataturk, fondatore della moderna Turchia, che oggi rischia di tradirlo.