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La nuova Ornella Vanoni

Inserita il 30/3/2007 alle 14:02 nella categoria: Rassegna Stampa

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MILANO - Ha uno sguardo da nuova ragazza, Ornella Vanoni, settantadue anni anagrafici smentiti dagli occhi, mobili e accesi. Nella sua casa al centro di Milano, invasa dalla luce di un inverno che sa già di primavera, la cantante che da mezzo secolo affascina con la sua voce roca e le sue straordinarie melodie contaminate, parla del suo prossimo disco in uscita a settembre. «Ci saranno solo pezzi inediti, scritti per me o con me. Senza ripescaggi o vecchi brani. Canzoni che raccontano l'amore, in ogni sua modulazione. Come quella dedicata a mia nipote Camilla che ha otto anni, o quella che darà il titolo al disco e che appartiene all'Ornella di oggi. Dove c'è una donna della mia età che si rivede attraverso il tempo. Con tranquillità, gioia e anche con qualche ironia».

Si dice cambiata, la nuova Ornella. Lei, che per decenni ha costruito il suo successo granitico senza smettere mai di soffrire se stessa, che ha collezionato premi continuando a tremare su ogni palcoscenico, che ha perfino pianto per la paura di esibirsi e che è diventata insonne per la tensione dei concerti. Lei, che è ciclicamente passata attraverso crisi depressive devastanti, ora si dice finalmente pacificata.
«Una condizione recente conquistata grazie ad un pastore evangelico, una donna che ha saputo parlare con me. Con grande pazienza, anche se a volte con durezza. E che mi ha fatto scoprire la fede. Grazie a lei ho scoperto Gesù, ho letto la Bibbia e i Vangeli. E, nel luglio scorso, ho ricevuto il battesimo protestante. Una scelta che mi ha molto aiutato; ora mi sento bene con me stessa e riesco perfino a dormire». [...] Torna al suo disco e racconta che è nato solo qualche mese fa, quando si è sentita pronta ad accettare la sfida. Dopo aver metabolizzato la fatica della tournée che, con Gino Paoli, l'aveva portata per un paio d'anni in giro per l'Italia. «Ero stremata e non volevo sentir parlare di progetti e di futuro. Invece mi stavano tutti addosso, tutti lì a martellare: "Quando lo facciamo un nuovo disco?". Lo li mettevo a tacere, rispondevo che non era il momento e che, prima, dovevo sentire scattare il clic giusto. Infine è successo: il clic è arrivato, il disco è ormai pronto. Mi piace, sono canzoni che mi appartengono, che mi emozionano. Tutte. Un brano però l'ho rifiutato, non lo sentivo mio. Era la storia di una donna grande che ha un amore con un ragazzo. "È la tendenza di oggi", insisteva il mio produttore, ma io non ne ho voluto sapere. Il testo lo aveva scritto Maurizio Costanzo, ma anche se a Costanzo devo molto, anzi dobbiamo molto Paoli e io per il disco che abbiamo fatto insieme, non ho voluto accettare. Io non mi sognerei mai di mettermi con un venticinquenne e dunque non avrei mai potuto interpretare quella canzone. Non riesco a dare voce a quello a cui non credo. Come potrei trasmettere emozioni se prima non mi emoziono io?".

Sorride Ornella, ripete che cantare le piace moltissimo, ma ridimensiona: «lo non ho il sacro fuoco, non sono tra quelli che sostengono di non poter stare senza pubblico. Mi piace il mio lavoro, eppure solo da qualche tempo riesco a farlo con una certa serenità. Per tutta la vita sono stata un disastro: ero timidissima, avevo paura, soffrivo talmente che non riuscivo a godermi il successo. I primi anni sono stati i peggiori, avevo continuamente il terrore di fallire. Poi è andata meglio e ogni tanto sono perfino riuscita a gustarmi un concerto. Ma ho sempre tanto patito. Patito è la parola giusta. E ho dovuto dare ragione a Giorgio Strehler, che è stato il mio compagno oltre che il mio maestro. Quando salii sul palcoscenico la prima volta mi disse: "Tu hai talento, ma non hai i nervi abbastanza saldi per starci"».

La nuova Ornella è severa con l'Ornella di prima. «Sono stata una ragazza inventata. Inventata dagli altri. Di mio avrei voluto fare l'estetista [...]. A Milano non sapevo che cosa fare. Fu un'amica di mia madre a lanciare l'idea: "Hai una bella voce, perché non fai l'attrice?". Mi iscrissi alla scuola di recitazione del Piccolo, il giorno degli esami d'ammissione ero terrorizzata, tanto da sentirmi male. Con la V di Vanoni venni chiamata per ultima, sapevo che nella commissione c'erano grossi nomi, Strehler, Paolo Grassi. Sarah Ferrati. Quando mi hanno chiamata, avevo il cuore a mille. Recitai un pezzo dell'Elettra, ero follemente emozionata, chiedevo scusa a tutti, mi interrompevo... Ad un certo punto ho sentito una voce femminile: "Attenzione, qui c'è qualcosa". Era della Ferrati.
Mi presero. [...] Divenni la compagna di Strehler, era il '55. E fu scandalo. Avevo vent'anni, lui era sposato, non c'era il divorzio e, per di più, viveva da solo, era di sinistra ed era un artista. Mia madre si lamentava, piangeva: "Così ti rovini, ti devi sposare..." [...] Mi vedevo solo attraverso lo sguardo dell'uomo che amavo. Finito l'amore, precipitavo nell'insicurezza. Ora, finalmente, mi guardo solo con i miei occhi. E mi piaccio. [...]

A cavallo degli anni Sessanta Ornel la incontra Gino Paoli. Poi un colpo di fulmine. «Gli chiesi di scrivere un brano per me e lui compose Senza fine. Un testo bellissimo, ma che io non fui in grado di trasformare in successo. Ero rigida, non urlavo, cantavo piano. Restavo ancora per tutti "quella della mala", in tv passavo pochissimo, avevo cantato Brecht, vestita di nero e in tedesco. Una vera anomalia... Solo più tardi, nel 1970, con L'appuntamento scritta da Bruno Lauzi, arrivò la popolarità vera. Quella canzone andò al cuore della gente, coli quel verso ho sbagliato tante volte ormai…, che ci riguarda tutti.
La mia insicurezza partiva da lontano. Ero stata figlia unica di genitori insicuri. E non solo; verso gli undici anni, in seguito a una tubercolosi ghiandolare, ero stata operata più volte e mi era rimasta sul collo un'orribile cicatrice che mi faceva sentire come nelle Metamorfosi di Kafka.

È il marito, l'impresario Lucio Ardenzi, a regalarle un po' di tranquillità. A trasformarla in una donna meno spigolosa, piè dolce. La convince a tornare al teatro e lei, con L'Idiota di Archard si aggiudica il prestigioso premio San Genesio e con La fidanzata del bersagliere di Anton, il secondo premio San Genesio. Mentre, dal '62, è Rosetta nel Rugantino di Garinei e Giovannini.

«Lucio mi fece recitare per dimostrare che Strehler non aveva tirato fuori tutta la mia bravura e forse ci riuscì Ma io preferivo cantare, non so perché. Forse perché mi piace di più del teatro. E poi perché nel frattempo era nato mio figlio e, con il teatro, finivo per sta re troppo tempo lontana da casa. Lui era piccolissimo e io gli sono mancata in modo tremendo, insopportabile. E ancora non me lo perdono».
Una vita di ansia, di insonnia, di crisi ricorrenti. «Eppure sono anche buffa, ironica, e mi piace la gente allegra. Da ragazza non avevo crisi depressive, sono cominciate dopo il parto e si sono ripetute nei tempo, ciclicamente. cinque o sei volte. E, quando accadeva, mi sono sempre curata con i farmaci. Mai con la terapia».

Il pastore evangelico, Ornella Vanoni l'ha incontrato cinque anni fa. «Mi ha sbattuto brutalmente davanti a me stessa, mi diceva: "Hai fatto del male e adesso raccogli quello che hai seminato. [...] Ed è vero quello che si dice: quando Gesù, bussa alla porta, basta aprirla. È stata lei a tirarmi fuori dalla mia ultima crisi depressiva. L'ho superata, come d'abitudine, con gli psicofarmaci, ma l'anima me l'ha guarita lei. E sono cambiata. Ho conosciuto Gesù e ho letto tutta la Bibbia, tutti i Vangeli... Avere la fede mi aiuta, io sono sola... Sola, un po' per scelta un po' per sfortuna. Avevo un compagno, ma a un certo punto eravamo come un cinese e un turco che non hanno mai imparato l'inglese. Non si comunicava più. Ora da sola sto bene, mentre prima non ci potevo neanche pensare. Certo manca qualcosa, manca la carezza, l'abbraccio, ma ho tanti amici, ho il lavoro, mio figlio, i miei nipoti».

Anche il nuovo disco è venuto dalla fede? «No, lo avrei fatto comunque, ho sempre continuato a lavorare, anche nel pieno delle mie crisi. Durante la tournée con Paoli stavo non male, malissimo, da cani. Eppure, quando andavo sul palco, l'adrenalina mi teneva in piedi. E cantavo. Poi, calato il sipario, ricadevo nel buco nero della depressione. Adesso sono serena e spero di rimanerlo, con la buona salute che per fortuna mi assiste. Con la mia famiglia, i miei amici, i miei gatti. Quanto al mio fisico poi, sono soddisfatta: data l'età non mi posso certo lamentare. O no?».

La nuova Ornella sta tutta in come lei si guarda. «Con il mio corpo ho sempre avuto un pessimo rapporto. Secondo quel principio per cui se l'altro non c'è, non ti riconosci, mi sentivo bella solo finché potevo contare sulla conferma dell'uomo che amavo. Mi vedevo solo attraverso il suo sguardo. Poi, finito l'amore, anche se percepivo l'ammirazione di tanti altri, precipitavo nell'insicurezza. Ora, finalmente, mi guardo solo con i miei occhi. E mi piaccio».

di: Silvana Mazzocchi
da: Repubblica
data: 25/3/2007

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