Dio c'è? Te lo dice YouTube
Inserita il 22/2/2007 alle 11:55 nella categoria: Rassegna Stampa
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ROMA - Da centinaia di anni religiosi e atei, teologi e filosofi si scontrano sul problema dell'esistenza di Dio. Un dilemma non da poco e piuttosto delicato, visto che coinvolge tutte le religioni monoteiste e miliardi di credenti (non sempre pacifici). E che adesso arriva anche in rete, dove i navigatori possono prendere posizione sul versante dei fedeli o su quello degli scettici, possibilmente portando prove a sostegno della propria tesi con dei video.
Il fronte dello scontro è diventato bollente da quando, a dicembre, il regista e sceneggiatore 40enne Brian Flemming ha lanciato il sito Blasphemy Challenge (la sfida della blasfemia) chiedendo ai visitatori di realizzare e caricare su YouTube dei filmati che negassero l'esistenza di Dio. Un'operazione a metà strada tra la de-evangelizzazione, l'istigazione demoniaca e la promozione cinematografica. Flemming, infatti, ex cristiano evangelico diventato ateo, è autore di un documentario in stile Michael Moore dal titolo The God who wasn't there (Il Dio che non c'era), che costituisce il regalo che ogni "bestemmiatore" riceve, una volta che il suo video viene pubblicato in rete. In questo però ci deve essere necessariamente la frase «Io nego l'esistenza dello Spirito Santo», l'unico peccato che, secondo il Vangelo di Marco, condanna per sempre il suo autore, che «mai sarà perdonato», all'Inferno.
Immediate, come accade spesso negli Stati Uniti, le adesioni al progetto, che superano abbondantemente il migliaio. Ma immediata è arrivata anche la contromossa dei devoti Mike Mickey, poliziotto 43enne di (un caso?) Christiansburg in Virginia, e Steve Buchanan, falegname 34enne di Henderson nel Kentucky: i due hanno messo online il contro-sito Challenge Blasphemy (sfida la blasfemia), implorando i propri utenti di pregare il Signore. Sempre tramite video su YouTube. E raccoglendo sempre centinaia di contributi.
«In un certo senso - afferma il professor Lorne L. Dawson, della canadese University of Waterloo - quella di Flemming è una svolta nella tradizione di disturbare, insultare e provocare online e nella ricerca intenzionale di attirare attenzione e causare problemi. È un passo avanti nella cultura dei "cattivi ragazzi" di internet». Ma il cineasta che ha scatenato la teo-video-guerra ha obiettivi ben più grandi per la sua iniziativa: «Il nostro fine è liberare la nostra cultura dalla religione. Vogliamo sbarazzarci delle credenze soprannaturali, così come sarebbe fantastico abbandonare l'astrologia, la frenologia e tutte le altre pseudoscienze».
Gli sfidanti della blasfemia però non si arrendono e, oltre a promettere cine-battaglia, hanno una parola buona per gli scettici: «Li contro-sfideremo - ha dichiarato al New York Times la signora Gumprecht, madre di un 16enne "negazionista" - e siamo fiduciosi nella parola di Dio e in un loro ripensamento. In fondo, Gesù è morto proprio per loro e li ama». (Libero News)ù
da: magazine.libero.it/internetlife/scienzaeweb/ne4464.phtml data: 21 febbraio 2007
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