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L'importanza delle missioni contro l'Aids

Inserita il 21/2/2007 alle 10:54 nella categoria: Rassegna Stampa

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WASHINGTON - Uno studio realizzato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sottolineato la necessità di incoraggiare una maggiore collaborazione tra le strutture sanitarie pubbliche e le organizzazioni basate sulla fede se si vuole raggiungere per il 2010 l'obiettivo di un accesso universale alla prevenzione e alle cure dell'Hiv/Aids.

Il rapporto, che analizza la situazione di Zambia e Lesotho, stima che tra il 30% e il 70% delle infrastrutture sanitarie in Africa appartiene attualmente a organizzazioni basate sulla fede, ma che c'è ancora poca cooperazione tra queste e i principali programmi sanitari pubblici.

Nel 2005, il Lesotho e lo Zambia avevano tassi di influenza dell'Hiv rispettivamente del 23.2% e del 17%. Gli ospedali e i centri sanitari cristiani stanno fornendo circa il 40% delle cure per l'Hiv in Lesotho e quasi un terzo di quelle nello Zambia.

"Le organizzazioni basate sulla fede sono una parte fondamentale della società civile", ha detto il dottor Kevin De Cock, Direttore del dipartimento dell'OMS per l'Hiv/Aids, secondo quanto si afferma in un comunicato dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

"Fornendo una porzione fondamentale di assistenza nei Paesi in via di viluppo, raggiungendo spesso popolazioni vulnerabili che vivono in condizioni di disagio, si deve riconoscere che le organizzazioni basate sulla fede danno un contributo essenziale agli sforzi per l'accesso universale (alle cure)", ha aggiunto.

"I risultati sono attendibili perché convalidati da quanti stanno sperimentando i servizi", ha detto Gary Gunderson, Direttore del Programma Sanitario Interconfessionale della Emory University, una delle entità che hanno realizzato lo studio.

I ricercatori sostengono che la salute, la religione, le norme e i valori culturali definiscono le strategie sanitarie di molti Africani.

"L'OMS ha svolto un grande servizio quantificando il ruolo delle comunità di fede nel fornire le cure per l'Hiv/Aids nell'Africa subsahariana", ha detto il reverendo John L. Peterson, Direttore del Center for Global Justice and Reconciliation (CGJR).

"Questo rapporto dà un grande incoraggiamento alle comunità di fede perché continuino ad espandere il loro ruolo e a lavorare a stretto contatto con i Governi e le ONG", ha spiegato.

Il rapporto chiede un maggiore dialogo e più azione tra i leader sanitari religiosi e pubblici in vari settori: in primo luogo nello "sviluppo dell'istruzione sanitaria religiosa e pubblica", "per migliorare la comprensione tra le organizzazioni basate sulla fede e le agenzie sanitarie pubbliche".

Serve poi un "impegno rispettoso", "riunendo i leader sanitari religiosi e pubblici in ‘Sessioni Esecutive' per incoraggiare una collaborazione a lungo termine nel policy-making e l'implementazione del progetto".

Il terzo settore è il "coordinamento dei sistemi sanitari e religiosi", ad esempio "rafforzando i gruppi di sostegno di comunità e legandoli ulteriormente a ospedali, cliniche e dispensari gestiti dallo Stato".

Serve infine un'"ulteriore ricerca collaborativa", "estendendo la mappatura di partecipazione usata in questo studio ad altri Paesi africani e a regioni del mondo a basso o medio reddito, ed esaminando ulteriormente la natura degli assetti sanitari intangibili (incoraggiamento spirituale, conoscenza, ecc.) rivelati in questo rapporto".

Ted Karpf, del dipartimento dell'OMS per l'Hiv/Aids, ha dichiarato che "questo è il primo studio serio dell'OMS relativo all'Hiv/Aids, ma non può essere l'ultimo. Abbiamo solo grattato la superficie di ciò che sta accadendo ed è già chiaro che c'è ancora molto da imparare".

"I donatori e i finanziatori sanitari devono tener conto del ruolo delle organizzazioni basate sulla fede. Senza di loro, la speranza dell'accesso universale alla prevenzione e alla cura è persa", ha aggiunto.

da: Zenit.org (www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=10792)
data: 20/2/2007

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