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"Mondo E"

Inserita il 18/12/2006 alle 13:14 nella categoria: Rassegna Stampa

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NEW YORK - È una fredda giornata di Halloween, a Colorado Springs: la temperatura massima non supera mai i 2C sotto lo zero. James Dobson è impegnato nelle attività del campus della sua organizzazione evangelica, Focus on the Family (L'attenzione sulla famiglia), costruito all'ombra delle Montagne Rocciose a 1.840 metri sul livello del mare, un'altitudine dove l'aria è pulita e frizzante.

La trasmissione radiofonica di Dobson, che da Colorado Springs raggiunge 220 milioni di persone in tutto il mondo, evoca quelle che, per i cristiani evangelici, sono visioni oscure e tremende: un Paese pieno di coniugi gay. Gli evangelici non possono permettersi di restare a casa, in questa giornata che otto Stati dedicano ai referendum sui matrimoni omosessuali. Se lo facessero, tuona Dobson via radio, "potremmo ritrovarci con coppie sposate dello stesso sesso in tutto il Paese".

Nel frattempo a Leawood, Kansas, un sobborgo vicino alla frontiera con il Missouri, Adam Hamilton, pastore evangelico, predica un messaggio di segno esattamente opposto. Sta guidando i 14 mila parrocchiani nell'interpretazione delle parabole di Matteo: il grano e l'erbaccia, il pesce buono e quello cattivo. "Il nostro compito non è giudicare le persone. Gesù non lo ha fatto", spiega. Hamilton ha incoraggiato la sua congregazione a votare, ma non sa dire se abbiano scelto i Repubblicani o i Democratici. Quanto ai temi "caldi", i suoi parrocchiani sono sempre più confusi sulla guerra in Iraq, non transigono sulla lotta all'aborto, esprimono compassione per gli omosessuali. "La destra religiosa si è spinta troppo oltre", dice Hamilton. "Ha distolto l'attenzione dallo spirito di Gesù e ha diviso il mondo in bianco e nero, quando il mondo è, più che altro, grigio". E aggiunge: "Non riesco a immaginare Gesù che partecipa a una manifestazione contro i gay".

Due uomini di Dio, due greggi, due visioni nettamente contrastanti: negli Stati Uniti, i cristiani evangelici sono sempre più divisi. È facile, per chi non condivide questa fede, prendere per buone le parole del critico letterario H. L. Menckens, che vedeva il movimento come un'aggregazione di persone chiuse e ipocrite. La notizia che il reverendo Ted Haggard, ex presidente della National Association of Evangelics, è al momento coinvolto in uno scandalo di metamfetamine e prostituzione maschile, rinforza ancor di più l'idea che sia giusto relegare la destra religiosa ai margini della vita e della politica americane. Una nuova generazione di credenti evangelici sta premendo per andare oltre la destra più oltranzista, nel tentativo di allargare gli obiettivi del movimento, dalle lotte tradizionali - che hanno il sesso come argomento centrale - a problemi come la giustizia sociale ed economica. Il che pone questioni importanti: se i credenti devono allontanarsi da ciò che Roger Williams, pioniere dell'evangelismo nel XVII secolo, chiamava "il giardino della chiesa di Cristo" per combattere le battaglie "del mondo selvaggio che li circonda", quali dovrebbero essere queste battaglie?

Per la prima volta dopo molto tempo, negli Stati Uniti si sta riflettendo sul significato dell'espressione "comportarsi come Gesù". Di certo si assiste al tentativo da parte di vari gruppi di fedeli - progressisti, moderati o conservatori - di dimostrare di stare agendo, nella sfera pubblica, nel nome di Gesù. "In questo mondo tribolerete", disse ai discepoli, ricorrendo decisamente a un eufemismo. Poi, per rassicurarli, aggiunse: "Rallegratevi, io sono andato oltre il mondo". Due millenni più tardi, gli eredi di quei discepoli affrontano ancora tribolazioni e difficoltà, e in più si trovano a un bivio: possono superare i confini della destra religiosa, così come è percepita oggi a livello popolare, o sono destinati a restare duri e intolleranti, vale a dire l'opposto di ciò che la loro stessa fede suggerisce di essere? La risposta, tutta da trovare, porta dritto al cuore della politica statunitense. Alcuni cristiani, esasperati da una linea politica troppo rigida, hanno deciso di riprendere la Bibbia e di aprirsi a obiettivi più ampi, focalizzati sui poveri e sugli emarginati. Questi evangelici citano come modello quasi unanime Rick Warren, pastore della chiesa Saddleback di Lake Forest, California.

I membri di questa comunità si offrono volontari per realizzare opere in Africa, nutrono i poveri e puntano a sentirsi parte della comunità cristiana del mondo. Negli ultimi sei mesi, anche Warren ha sottoscritto una lettera aperta di condanna dell'aborto e della ricerca sulle cellule staminali embrionali. Allo stesso tempo, ha denunciato le atrocità nel Darfur e la tortura. Altri credenti si dicono delusi del fatto che la fiducia accordata alla destra religiosa abbia prodotto così pochi risultati. Così preferiscono prendersi una pausa dalla politica o, per chiamarlo con le parole di un ex assistente di Bush, David Kuo, una sorta di "digiuno". "Non troverete, in questo momento, un leader sul fronte dei valori che non sia deluso o scoraggiato", dice Richard Viguerie, uno dei pilastri della Moral Majority, gruppo antesignano della destra religiosa. Nella sua Encyclopedia of Evangelicalism, Randall Balmer definisce gli evangelici come protestanti che enfatizzano la conversione e che possono essere sospettati di "una certa ricchezza, sofisticazione, conoscenza del mondo e pretese ecclesiastiche". Stando a questa definizione, Jonathan Edwards e altre personalità del First e del Second Great Awakening (del "Primo" e del "Secondo Grande Risveglio", movimento dei pionieri protestanti nato nel XVIII secolo) erano evangelici. Lo stesso si potrebbe dire di importanti attivisti politici del XIX secolo: gli abolizionisti, le suffragette, i sostenitori della riforma delle carceri. Nella prima parte del XX secolo, da una serie di pamphlet pubblicati da protestanti conservatori emerse un movimento chiamato "fondamentalismo", che doveva contrastare il rischio strisciante di un moderno secolarismo.

Questi pamphlet, chiamati The Fundamentals (I fondamentali), ponevano l'accento su ciò che oggi chiamiamo "letteralismo", ossia un'interpretazione letterale delle Scritture: la nascita da una vergine è realmente avvenuta, così come la resurrezione, i miracoli di Gesù e la storia della creazione contenuta nella Genesi. Non tutti i credenti seguirono la linea letteralista. Nel 1922, in un sermone, il predicatore battista di New York, Harry Emerson Fosdick, un uomo di città, affermò che il mondo era diviso in fondamentalisti e altri protestanti. I primi, spiegò, si opponevano al cambiamento, alla storia e al progresso, mentre la sfida, per tutti, era cavalcarli. Tre anni più tardi, nella lontana Dayton, Tennessee, la linea dei fondamentalisti fu messa alla prova dalla American Civil Liberties Union (Unione per le libertà civili). L'Aclu assunse un professore di scienze, John Scopes, per insegnare la teoria dell'evoluzione in una scuola pubblica. Scopes fu arrestato, ma lui e l'Aclu vinsero il processo. Sconfitti, i fondamentalisti se ne ritornarono alle loro case e alle loro Bibbie.

La sconfitta aveva sollevato però una questione importante: chi era dentro il movimento, e chi era fuori? Dopo il caso Scopes, gli evangelici percepirono che le élite americane si erano raffreddate nei loro confronti. La situazione migliorò lentamente, a metà del secolo scorso, a mano a mano che Billy Graham, fondatore dell'omonima associazione evangelica, diventava sempre più importante. Graham aveva capito la forza seduttiva di un messaggio semplice e populista: confessa i tuoi peccati, avvicinati a Gesù e sarai salvato. La politica divide, per definizione: lascia che siano gli altri a preoccuparsi delle campagne elettorali, delle leggi e delle petizioni. Se Graham era un ragazzo di campagna del North Carolina - ancora oggi dice di sentirsi smarrito quando si trova "fuori dalla fattoria" -, William F. Buckley Jr. era cresciuto sulla East Coast degli Stati Uniti, nel cattolicesimo e nell'agiatezza del Connecticut; in poche parole, in un'America molto differente. Nel 1951, appena laureatosi a Yale, Buckley scrisse un libro intitolato God and Man at Yale ("Dio e l'uomo a Yale"), nel quale attaccava l'élite accademica di questa università per la sua posizione di sinistra da dopoguerra, secolarismo e ateismo. Buckley elaborò la nozione paradossale secondo la quale i conservatori cristiani avrebbero dovuto tuffarsi nella politica, con l'obiettivo di salvarsene. All'inizio degli anni Sessanta, a seguito di alcune sentenze della Corte Suprema che limitavano l'obbligo della preghiera a scuola e il potere degli Stati di proibire i contraccettivi, la sua idea cominciò a raccogliere sostenitori. Nel 1973 - dopo la sentenza della Corte Suprema Roe contro Wade, che stabiliva che le leggi contro l'aborto violano il diritto alla privacy - ritirarsi dalla politica non era più possibile. Per la prima volta, gli evangelici e i cattolici, due mondi separati dal punto di vista della dottrina, diventarono amici.

"Non si può comprendere l'impegno politico degli evangelici senza prima comprendere il cambiamento epocale che si è verificato con la famosa sentenza", dice Richard Land, leader della congregazione Southern Baptist Convention. "La questione non si limita all'aborto ma, senza questo tema, il movimento evangelico non sarebbe emerso". Con un salto in avanti si arriva al 1976, alle prime elezioni dopo il Watergate, quando Jimmy Carter - che aveva partecipato al movimento di Graham - si candida a presidente con un programma basato sull'integrità personale e sull'onestà. "Non vi mentirò mai", dichiara Carter. E a un giornalista del Washington Post spiega di essere "rinato". Si è reso conto, dice, che gli "mancava qualcosa di molto prezioso, una completa dedizione a Cristo, una presenza, profonda e personale, dello Spirito Santo nella mia vita". In interviste successive, Carter dichiara di pregare "non in maniera continuativa, ma diverse volte al giorno". Nel Nord, i discorsi di Carter su Dio sono considerati bizzarri, ma nel Sud hanno un significato profondo. I turisti e i giornalisti affollano la piccola chiesa dove il candidato, oltre a seguire le funzioni, insegna alla scuola domenicale. Carter non ha problemi, quell'anno a vincere al Sud. Quando si ripresenta per la rielezione, nel 1980, il mondo è cambiato, ma nessuno lo ha ancora capito. Jerry Rafshoon ricorda bene quel periodo. Aveva lasciato il suo incarico di direttore delle comunicazioni di Carter alla Casa Bianca per gestire la campagna elettorale per la rielezione. All'epoca, Rafshoon non è preoccupato per il Sud. Poi, un giorno d'autunno, riceve una telefonata che lo lascia stupefatto: un predicatore di nome Jerry Falwell, in veste di rappresentante della Moral Majority, sta spendendo ingenti somme in pubblicità radiofonica contro Jimmy Carter. "Diceva che il presidente non era un cristiano, che nell'Ufficio Ovale c'erano omosessuali e altre nefandezze", racconta Rafshoon. "Rosalyn Carter, un giorno, tornò dalla chiesa piangendo: un gruppo di donne le aveva ribadito che suo marito non era un vero cristiano. Perdemmo in buona parte del Sud". La Moral Majority era stata lanciata nel 1979 come comitato per l'azione politica, un'alleanza di cristiani conservatori (evangelici e cattolici, personaggi di Washington e, naturalmente, Falwell) che voleva far mangiare la polvere a Carter e a tutto ciò che egli rappresentava. L'agenda che proponeva era chiara: in difesa della vita, della famiglia tradizionale, di Israele e della nazione, contro gli omosessuali, la droga, la pornografia e l'Equal Rights Amendment (la proposta di legge del 1972 contro la discriminazione sessuale).

Le dubbie credenziali evangeliche di Ronald Reagan - divorziato, ex star del cinema, frequentatore saltuario della chiesa - non avevano importanza: era profondamente e adeguatamente conservatore. Per i conservatori cristiani, quello fu un momento di esaltazione. Secondo Cal Thomas, che lavorò come portavoce di Falwell agli inizi degli anni 80, nel 1981 la Moral Majority e i gruppi analoghi avevano fatto registrare (secondo il sistema elettorale Usa, che vuole l'iscrizione attiva degli elettori alle liste) tra i 4 e i 5 milioni di nuovi elettori. Le donazioni arrivavano nelle casse della Moral Majority a un ritmo frenetico: un milione di dollari al mese. Il potere, però, corrompe. È il messaggio di Blinded by Might (Accecati dal potere), il libro scritto da Thomas nel 1999 assieme a Ed Dobson, sul loro periodo nella Moral Majority. Come fa un gruppo religiosamente e culturalmente outsider, che crede nel servire il prossimo e nel vivere come Gesù, a mantenere la sua identità quando non solo ha un posto a tavola, ma lo possiede pure, e possiede anche buona parte della tavola? La risposta, secondo Thomas, era che mantenerla è impossibile: "Anche i cristiani sono esseri umani. Anche a loro piace essere in vista, essere fotografati con il presidente". Nel 1985, Thomas lasciò la Moral Majority per la scrittura: "La politica è un gioco di compromessi. La fede, no". Ciononostante, oggi molti evangelici fanno parte dell'establishment che un tempo hanno contrastato. Bush attribuisce a Graham il merito di averlo salvato da una vita dissoluta e dall'alcol, e ha parlato di "come Gesù può cambiare il nostro cuore". Per mantenere i legami con gli evangelici dopo le elezioni del 2000, la Casa Bianca cominciò a organizzare incontri settimanali; un'opportunità, per la comunità, di manifestare eventuali disaccordi e di sollecitare azioni e misure politiche. Richard Land della Southern Baptist Convention vi partecipa spesso, così come Gary Bauer, presidente del gruppo conservatore American Values. Se l'enfasi è passata dalla morale sessuale alla giustizia sociale, non significa che gli evangelici accettino compromessi sul primo punto. Ma c'è un evidente disagio per l'ossessione del movimento verso i peccati della carne. Perché questo cambiamento proprio ora? Chuck Colson, fondatore del gruppo religioso Prison Fellowship (Cooperazione in prigione), incarcerato per il suo coinvolgimento nel Watergate, afferma che il movimento evangelico è "maturato". Oggi i cristiani, secondo lui, possono coinvolgere il presidente, interessato a questioni che vanno oltre i tasti caldi dell'aborto e dei matrimoni gay. "L'ho sollecitato personalmente sulla questione della tratta sessuale", dice Colson, sfoggiando la sua intimità con la grande politica. Negli ultimi mesi, tuttavia, alcuni cristiani in vista hanno espresso delusione e persino rabbia contro Bush.

Nel nuovo libro Tempting Faith (La tentazione della fede), David Kuo, che ha lavorato per più di due anni all'Ufficio per le iniziative sulla fede e la comunità della Casa Bianca, descrive l'amministrazione Bush come più interessata alle pubbliche relazioni che ai programmi di governo. "Ci vorranno generazioni prima che gli evangelici concedano tanta fiducia a un presidente sulla sola base delle sue convinzioni religiose", dice. Kuo afferma di tenere "più di tutto al messaggio d'amore di Gesù". Lo stesso pensano milioni di evangelici Usa, desiderosi di liberarsi dell'immagine di "cattivi" ereditata dalla destra religiosa. Cal Thomas riformula il concetto: "Perché siamo conosciuti, noi cristiani? Siamo contro l'aborto, contro i matrimoni omosessuali. Ma a favore di cosa siamo?". Le etichette hanno un peso, ma sono rischiose. In un recente numero di Christianity Today, i fedeli hanno discusso su quale sia l'agire corretto per il cosiddetto "mondo E" (E sta per evangelico), come hanno fatto, in passato, le femministe e i neri. "Sono un evangelico che tiene alla giustizia sociale", dice Jim Wallis, direttore del periodico Sojourners, "ma risparmiatemi il solito appellativo di evangelico di sinistra". Bill Hybels, leader di Willow Creek, che associa 11 mila chiese in 45 Paesi, è di recente diventato amico della rockstar Bono. All'incontro annuale dell'organizzazione, il momento culminante è stato la proiezione di un video che ha mostrato i due intenti a discutere sul destino del mondo. Bono ha citato le Scritture. La folla ha pianto. Cally Parkinson, che gestisce il dipartimento per le relazioni con i media di Willow Creek, ha sentito un pastore dire a un altro: "Sono venuto chiedendomi se Bono fosse un cristiano. Me ne vado chiedendomi se lo sono io". L'evoluzione è, in larga parte, causata dal ricambio generazionale: gli evangelici che hanno votato repubblicano negli ultimi 30 anni avevano genitori democratici. "Evangelico" non equivale più a "fondamentalista". Oggi una chiesa evangelica può essere bianca, nera, asiatica o ispanica, pentecostale, carismatica, fondamentalista, persino cattolica, o nessuna di queste cose.

Secondo un sondaggio di Newsweek, gli evangelici sono d'accordo con la maggioranza dell'opinione pubblica su vari temi, dalle cellule staminali alla sanità. Nonostante l'evoluzione dei fedeli, le posizioni politiche restano intransigenti su questioni come appunto le staminali, i matrimoni omosessuali o l'aborto a gravidanza inoltrata. "Chi crede nella Bibbia non deve avere dubbi sul matrimonio o sulla sacralità della vita umana", dice Tony Perkins, presidente del Family Research Council (Consiglio per le Ricerche sulla Famiglia). Su questi argomenti, James Dobson, con una lista di contatti di un milione di nomi e un seguito costruito nel corso degli anni, è una forza con cui fare i conti. "Dispiace vedere che è contro di noi", dice Dick Armey, ex capo della maggioranza alla Camera e presidente di un centro studi conservatore di Washington.

Alla Casa Bianca, durante la Giornata nazionale della preghiera 2005 - organizzata dalla moglie di Dobson, Shirley - Bush ha raccontato una storia su Abraham Lincoln. Un ministro gli aveva detto che sperava che Dio fosse dalla sua parte. "No", aveva risposto Lincoln, "non è corretto: sono io che devo stare dalla parte del Signore, perché il Signore sta sempre nel giusto". Nelle guerre dei nostri tempi, anche noi possiamo augurarci di stare dalla parte del giusto. Qualunque sia la nostra provenienza politica. (© Newsweek)

di: Lisa Miller
da: D di Repubblica (www.dweb.repubblica.it/dettaglio/1931338/Mondo E)
data: 14/12/2006

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