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Gli evangelici in Turchia

Inserita il 27/11/2006 alle 19:27 nella categoria: Rassegna Stampa

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ROMA - In occasione della visita di Benedetto XVI in Turchia, l'agenzia Zenit ricorda le difficoltà dei cristiani nel paese con una scheda tratta dal Rapporto 2006 sulla libertà religiosa nel mondo, redatto dall'organizzazione "Aiuto alla chiesa che soffre". Riportiamo il resoconto sulla situazione delle chiese evangeliche.

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Per quanto dispongano di 55 luoghi ufficiali di culto nelle maggiori città del Paese, le comunità protestanti non sono ancora riuscite a ottenere per le loro strutture lo status legale di edifici ecclesiastici a causa di numerosi ostacoli amministrativi e burocratici. Il pericolo non è soltanto giuridico, ma riguarda la stessa incolumità fisica delle persone, come ha ricordato l’ambasciatore statunitense ad Ankara in due proteste ufficiali rivolte nei mesi di aprile e di giugno alle autorità turche competenti, in cui riportava 10 incidenti avvenuti nel corso degli ultimi 10 mesi. Nessun atto di violenza, sostiene «Compass Direct» il 19 maggio, è stato riportato però dalla stampa nazionale, in parte anche perché i cristiani del luogo ammettono soltanto con difficoltà le malversazioni contro di loro, per timore di essere identificati e ulteriormente fatti oggetto di maltrattamenti. «Ma – osserva l’Alleanza delle Chiese protestanti in una dichiarazione a Compass Direct – se non c’è risposta a questi episodi di violenza e ai giovani che la mettono in atto, continueranno».

A fare le spese del clima di scontro culturale è stato, l’8 gennaio, pastore della chiesa di Adana, Kamil Kiroglu, percosso selvaggiamente fino a quando ha perso i sensi da cinque uomini che gli intimavano di abiurare la fede cristiana e convertirsi all’islam, se non voleva essere assassinato. Nella ricostruzione dell’accaduto fornita da «Compass Direct» il 20 gennaio, emerge che gli aggressori si erano presentati nel luogo di culto gestito da Kiroglu, spacciandosi per cristiani neo-convertiti del Turkmenistan e chiedendogli di essere meglio istruiti sui princìpi della fede cristiana. Una volta riusciti a entrare, avevano preso a calci e pugni il pastore, gridando: «Non vogliamo cristiani in questo Paese» e, puntandogli un coltello alla gola, lo minacciavano: «Rinnega Gesù o ti uccido». Ma, prima di perdere conoscenza, Kiroglu continuava a rispondere: «Gesù è il Signore». Altri casi di persecuzione, riportati il 25 giugno da «The Economist», riguardano un pastore protestante di Izmit, a cui è stata recapitata una lettera minatoria ed è stata dipinta una svastica rossa sulla porta di casa, mentre a Tarso un missionario neozelandese è stato percosso e invitato ad andarsene dal sindaco della cittadina.

Anche sul lavoro, le discriminazioni sono evidenti. Bektas Erdogan, stilista di moda convertito da 11 anni al cristianesimo, è stato percosso per due ore dal proprio datore di lavoro che lo accusava di svolgere opera missionaria e “lavaggio del cervello”. L’accaduto, che risale ai primi di agosto, è stato riportato da «Compass Direct» il giorno 30 dello stesso mese, insieme ad altri casi di maltrattamenti subiti da due convertiti protestanti poco più che ventenni che hanno acconsentito a fornire soltanto i loro nomi di battesimo - Umit e Murat-Can – picchiati da agenti di polizia perché «non potevano essere allo stesso tempo turchi e cristiani». La stessa fonte riferisce del pestaggio subito dal cristiano evangelico Salih Kurtbas a Kanli Kavak per opera di tre uomini che gli avevano chiesto di parlare del cristianesimo e poi hanno minacciato di morte chiunque frequentasse un uomo d’affari amercano che essi accusavano di diffondere propaganda cristiana. L’aggredito ricorda a «Compass Direct» che le autorità locali hanno ignorato le richieste della comunità evangelica per ottenere il permesso di aprire un luogo di culto.

Da evidenziare che l’apertura delle chiese non è garanzia di tranquillità per le comunità cristiane. I fedeli della congregazione di Agape, nella città di Samsun, hanno denunciato di essere stati sorvegliati e filmati con telecamere all’ingresso e all’uscita dalle funzioni, in particolare il 27 novembre, da un automezo della polizia con i vetri oscurati. E nel frattempo, il giorno successivo, come riporta «Compass Direct» del 2 dicembre, ad Antalya, centro balneare del Mediterraneo, sono andate a fuoco per un incendio doloso le finestre del centro culturale San Paolo. Sempre il 28 novembre Kamil Moussa, un esponente della Chiesa protestante di Efeso, che si trova a Selcuk, era chiamato a rispondere davanti al tribunale di Tarso di “minacce” non meglio specificate contro uno studente di una scuola biblica. Ad accusare Moussa è Ilker Cinar, protagonista di un’ampia campagna denigratoria contro i cristiani in Turchia.

Più delicato è invece il processo dove è parte lesa Yakup Cindilli, un cristiano picchiato fino a rimanere in coma, due anni fa, mentre per strada distribuiva il Vangelo. Nonostante un parziale recupero, la vittima dell’aggressione ha riportato danni irreversibili sia dal punto di vista fisico sia psicologico, secondo le conclusioni dei periti nominati dal tribunale. Cindilli non si è presentato a ben tre successive udienze fissate l’8 luglio, il 6 ottobre e il 15 dicembre. Non si è ancora conclusa definitivamente, intanto, la vicenda della famiglia di quattro iraniani convertiti al cristianesimo e minacciati dalle autorità turche di rimpatrio. Il 26 ottobre – riporta «Compass Direct» – la signora Zivar Khademian e i suoi tre figli Hossein, Kazem e Fatemeh Moini hanno ottenuto il rinvio del provvedimento di espulsione originariamente fissato per il 20 ottobre. Una volta tornati nel loro Paese d’origine, i quattro dovrebbero affrontare un processo per apostasia, reato per il quale è prevista la pena capitale.

da: zenit.org (www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=9878)
data: 27/11/2006

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