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La fede degli albanesi

Inserita il 27/11/2006 alle 12:26 nella categoria: Rassegna Stampa

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TIRANA - Quarant'anni di ateismo di stato. Poi l'Albania è stata terra di conquista di vari movimenti religiosi ma non senza reagire contrapponendo una propria identità culturale. L'analisi di Miranda Vickers, nota studiosa di questioni albanesi.

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Uno degli aspetti più importanti del periodo della transizione post-comunista in Albania è la ricomparsa delle fedi religiose dopo l'abolizione della norma emanata nel 1967 che vietava tutte le forme di pratiche religiose. La moderazione con cui gli albanesi hanno riabbracciato le religioni rispecchia l'atteggiamento cauto che si è tradizionalmente avuto verso il benessere spirituale. Nell'arco della loro storia movimentata gli albanesi sono passati facilmente da una religione all'altra, diventando così cattolici, ortodossi o musulmani a seconda degli interessi del momento storico. Molto nota poi l'espressione coniata nel XIX secolo da Pashko Vasa: "Feja e shqiptarit eshte shqiptaria", "La fede dell'albanese è l'albanesità".

(...) Dopo il crollo del regime monopartitico nel 1991, fu abolita l'interdizione delle pratiche religiose e ci fu una rinascita graduale della religiosità, che comportò il restauro e la ricostruzione di chiese e moschee.

L'Arabia Saudita finanziò l'importazione di più di mezzo milione di copie del Corano, cifra che ha superato la domanda effettiva, tanto che nelle moschee si potevano vedere nei primi anni ‘90 innumerevoli pacchi mai scartati di questi volumi. Un portavoce dell'agenzia dell'aiuto islamico impegnato nella distribuzione degli aiuti ha affermato che gli albanesi musulmani erano come spugne asciutte, disposti ad assorbire qualsiasi cosa venisse loro offerta. Verso la metà degli anni ‘90, furono costruite scuole islamiche e bambini e giovani furono mandati in Turchia, Siria, Malaysia, Arabia Saudita ed Egitto per potervi studiare teologia islamica. Varie organizzazioni islamiche straniere hanno finanziato le spese degli albanesi che hanno espresso la volontà di recarsi alla Mecca al pellegrinaggio del Haxhi.

In quel periodo, in Albania si trovavano rappresentanti di tutti i culti, ma la manifestazione più ardente del credo religioso fu quella degli evangelisti cristiani. A causa del proclamato ateismo del Paese, questi sostenitori molto motivati, ritenevano cruciale l'enorme bisogno di insegnamenti cristiani in Albania, più che in ogni altro paese ex-comunista. Gli albanesi considerarono l'arrivo di questi gruppi come qualcosa di molto curioso, anche perché molti di loro provenivano da sette poco conosciute nell'infinità delle confessioni religiose. Ricordo che nel luglio 1991 mi sedetti sulla spiaggia di Durazzo con un gruppo di giovani missionari olandesi che suonando la chitarra cantavano davanti a un gruppo di albanesi stupefatti: Zoti e do Shqiperine [Dio ama l'Albania] – uno slogan che decorava anche le loro macchine.

Battisti, mormoni, testimoni di Geova e avventisti del settimo giorno, tutti erano in competizione tra di loro per offrire il più possibile uno stimolo materiale, in alimentari, vestiario e lattine di Coca Cola per invogliare la gente a convertirsi. I missionari cristiani si sono sentiti come l'avanguardia di una nuova crociata cristiana. Di conseguenza, centinaia di migliaia di Bibbie furono stampate per raggiungere il numero dei Corani arrivati dal mondo islamico. Comunque a metà degli anni ‘90 molti albanesi si sono sentiti infastiditi dalla presenza di questi missionari ostinati e dogmatici – chiamati compratori di anime. L'adesione alla chiesa protestante in tutto il paese è stata stimata come non superiore a 3.500 persone. A mio avviso questi cristiani ardenti vennero eclissati dalle altre grandi religioni poiché non avevano niente di tangibile da offrire ad un popolo che in quegli anni era disperato e mirava a ben altro. Potevano promettere solo visti per il paradiso dell'aldilà e non per allontanarsi dalla povertà di questo mondo con qualche visto per la Grecia o l'Italia, facilitato a volte dalla conversione al cattolicesimo o all'ortodossia. (...)

di: Miranda Vickers
da: osservatoriobalcani. org (articolo completo: www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/6326/1/51/)
data: 3/11/2006

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