Guatemala, chiuso il penitenziario "autogestito"
Inserita il 28/9/2006 alle 11:09 nella categoria: Rassegna Stampa
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FRAIJANES (Guatemala) - Le forze di sicurezza guatemalteche hanno fatto irruzione in una prigione che da dieci anni era sotto il controllo degli stessi detenuti che l'avevano trasformata in uno spazio autogestito con tanto di ristoranti, chiese e laboratori per la droga.
Sette reclusi hanno perso la vita quando 3.000 fra poliziotti e soldati sparando con armi automatiche sono penetrati nella prigione di Pavon all'alba di lunedì.
Le guardie corrotte potevano soltanto pattugliare il perimetro esterno e gestire la sezione amministrativa mentre un "comitato per l'ordine" dei detenuti più navigati controllava il resto e contrabbandava alimentari, bevande e generi di lusso.
"La gente che vive qui se la passa meglio di tutti noi all'esterno. Hanno persino dei bar", ha detto Tomas Hernandez, soldato di 25 anni.
Animali domestici, tra i quali un cucciolo che guaiva, si aggiravano negli spazi della prigione deserta dopo l'incursione. Uno dei detenuti aveva con sé una scimmietta, ha detto uno dei funzionari dell'amministrazione carceraria.
Mentre gli elicotteri dell'esercito sorvolavano la zona, la polizia con veicoli blindati è penetrata trasferendo da Pavon in altre prigioni i suoi 1.600 detenuti, mettendo fine alla loro vita agiata.
I reclusi uccisi hanno perso la vita durante una sparatoria in uno chalet di legno a due piani di un trafficante di droga colombiano conosciuto come "El Loco," o "Il Pazzo".
Pareti e pavimento sono rimasti imbrattati di sangue. Il colombiano disponeva di una tv a maxischermo e una connessione veloce ad Internet.
Pavon era una delle peggiori prigioni del Guatemala, dove criminali comuni, bande di strada e trafficanti di droga spesso si combattevano per conquistarne il controllo. La polizia non ci entrava dal 1996.
"DISUMANO"
Costruita in origine per contenere 800 persone come prigione fattoria in cui i detenuti potevano coltivare i loro propri ortaggi, la sua popolazione era talmente cresciuta che i detenuti avevano iniziato a costruirvi le loro proprie abitazioni sul suolo.
Le guardie permettevano ai prigionieri di far entrare di tutto ed i reclusi avevano installato laboratori per produrre cocaina, crack e liquori.
"E' degradante, disumano, un pasticcio qui. Del tutto senza autorità", ha detto il presidente Oscar Berger a proposito della prigione.
I detenuti arrivavano a commettere estorsioni e rapimenti dando ordini con i cellulari dall'interno della prigione. La polizia ne ha sequestrati centinaia, assieme alle sostanze chimiche usate nei laboratori.
Tra i detenuti uccisi durante l'incursione, Luis Alfonso Zepeda, che comandava il "comitato per l'ordine."
La polizia ha raccontato che Zepeda guadagnava circa 25.000 dollari al mese fra estorsioni, traffico di droga e affitti che imponeva agli altri reclusi per utilizzare spazi all'interno della prigione.
Suo figlio Samuel viveva illegalmente all'interno del penitenziario per collaborare nella gestione di un impero del crimine, anche se nessun tribunale lo aveva mai condannato alla reclusione.
Il direttore del sistema penitenziario nazionale Alejandro Giammattei ha detto di aver chiesto agli inquirenti di indagare su tutte le circa 80 guardie carcerarie di Pavon per collusione con i detenuti.
I reclusi gestivano nella prigione anche due chiese, una cattolica e l'altra evangelica, oltre a ristoranti e negozi che vendevano prodotti arrivati dall'esterno.
di: Mica Rosenberg da: Reuters.it data: 27 settembre 2006
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