"Integralismo teo-con al campo estivo"
Inserita il 26/9/2006 alle 09:29 nella categoria: Rassegna Stampa
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** Repubblica riporta la notizia di un "documentario" realizzato dalla sinistra americana: per attaccare Bush e la sua politica non vengono risparmiati i campi biblici evangelici **
NEW YORK - George Bush afferma che gli americani pregano per lui e che l'America vivrebbe il suo "terzo risveglio" di religiosità. Eppure, nella stessa America, "Jesus Camp", documentario che racconta la realtà dei campeggi estivi per bambini evangelici, diventa un caso. E sull'onda lunga del dibattito un libro dal titolo provocatorio "Lettera ad una nazione cristiana" diventa la terza pubblicazione anti-Bush più venduta su Amazon.com.
Il documentario "Jesus Camp". E' la storia di un tam-tam che dalla proiezione al Tribeca Festival fino all'uscita nelle sale, ha condotto il documentario "Jesus camp" di Heidi Ewing e Rachel Grady, al centro di una discussione sulle pulsioni ultrareligiose dell'amministrazione Bush: il film-realtà descrive, infatti, la storia di tre bimbi, seguiti durante la loro vacanza di "addestramento religioso" al campeggio "Kids on Fire" di Devils Lake, in North Dakota.
In una scena i tre bimbi dal viso angelico pregano davanti a un'immagine di cartone del presidente degli Stati Uniti e piangono calde lacrime, implorando di porre fine alla pratica abortiva. E ancora: durante il film, la religiosa evangelica Becky Fischer, fondatrice del campo, chiede gridando ai suoi allievi in tuta mimetica: "Siamo in guerra! Voi ci state?''. E paragona l'indottrinamento dei suoi giovanissimi alunni a quello compiuto dalla madrasse islamiche in Pakistan. Mostrando così bambini e genitori, per i quali la fede religiosa detta legge incontrastata, tanto nella vita privata quanto nelle posizioni politiche.
Aperte le porte di un mondo nascosto agli occhi dei più non si torna più indietro: i bambini del campo sono troppo piccoli per votare, ma raccontano un universo esistente, in cui fede e politica sono strettamente intrecciate. E allora, alimentate da un fitto passaparola su Internet, le polemiche su "Jesus Camp" montano e ne fanno un vero e proprio caso, che scatena le furie del reverendo Haggard. Il capo di 30 milioni di fedeli e dell'Associazione nazionale degli Evangelici, infatti, sferra il suo attacco contro il documentario: "E' propaganda dell'estrema sinistra" che "demonizza" gli evangelici.
"Lettera ad una nazione cristiana", il libro. Parallelamente all'uscita del documentario, scoppia negli stessi giorni anche un caso editoriale. "Lettera ad una Nazione cristiana" è un pamphlet di Sam Harris, nel quale l'ateo autore cerca di giungere al suo obiettivo dichiarato: "armare tutti gli americani ragionevoli" di argomenti potenti per combattere la destra teocon.
"Il presidente degli Stati Uniti ha più volte affermato di essere in dialogo con Dio - scrive Harris nel suo libro - Se avesse detto che parla con Dio attraverso un asciugacapelli, sarebbe un'affermazione da emergenza nazionale. Io non vedo come l'aggiunta di un asciugacapelli renda la sua affermazione più grottesca o offensiva". E poi dichiara, riportando i dati dei sondaggi condotti dal Pew della Gallup e da 'Newsweek', che 44 americani su 100 sarebbe convinto che l'universo sia stato creato 6.000 anni fa e che, ancora, 70 su 100 riterrebbe che esista l'Inferno e che un candidato presidenziale debba essere "profondamente religioso".
In un giorno la provocazione di Harris diventa un formadibile best-seller: uscito in sordina, compra un'intera pagina dell'inserto del New York Times, rimbalza sul web di sito in blog e diventa in poche ore il terzo libro anti-Bush più venduto su Amazon.com, dopo il libro del presidente Hugo Chavez a "La più grande storia mai raccontata: declino e caduta della verità dall'11 settembre a Katrina" del famoso opinionista del New York Times Frank Rich.
da: repubblica.it data: 25 settembre 2006
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