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Lee, no a Roma: «Dio non vuole»

Inserita il 31/8/2006 alle 16:38 nella categoria: Rassegna Stampa

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ROMA - Per lui era l'occasione migliore per essere nel posto, terreno, più vicino a Dio. Ma il Padreterno in persona gli è apparso in sogno: «Me l'ha sconsigliato». E' così che Lee Young Pyo, nato 29 anni fa nella ridente cittadina sudcoreana di Hongcheon, non sarà il laterale sinistro giallorosso per la prossima stagione. Roma e Tottenham avevano trovato l'accordo: 2 milioni agli inglesi e 800mila euro nelle tasche del giocatore; ma Lee aveva dei dubbi, che evidentemente non lo lasciavano sereno; ed è così che in una notte tribolata c'è stato l'intervento soprannaturale e decisivo. All'alba di ieri ha così alzato la cornetta ed ha chiamato i suoi agenti, quelli della Global Sports and Entertainment Network, spiegando il cambio di programma. I manager hanno comunicato le ragioni religiose del rifiuto poi Pradè, l'uomo mercato della Roma, sconsolato ha detto: «E' saltato tutto».

Di motivi per rifiutare un trasferimento se n'erano già sentiti tanti. E così pure sono molti i giocatori sedicenti credenti che in qualche modo esternano la loro fede sui campi di gioco, spesso in maniera discutibile. Qui c'è poco da scherzare il giocatore del Tottenham ha convinzioni che usa anche per far proseliti in squadra.

La sua famiglia è buddista ma lui, fino ai 21 anni, non si era interessato granché di religione. Da allora la folgorazione che lo spinge ogni settimana ad invitare compagni ed amici ad una pubblica lettura della Bibbia. Ci ha provato anche tra gli Hotspurs della Londra del Nord, ma lì sono tutti ebrei e non ha trovato brodo di coltura. Gli è andata meglio tra i suoi compagni di Nazionale. Che noi italiani ben ricordiamo e per motivi tutt'altro che religiosi, anche se Trapattoni versava acquasanta dalla fiala passatagli dalla sorella suora. In quella squadra i cristiani erano sei, ma in quella che quest'anno ha fatto tremare la Francia e si è fatta triturare dalla Svizzera di Senderos e Frei, i fedeli erano raddoppiati del cento per cento: dodici.

Lee ha dunque una notevole credibilità che gli viene riconosciuta da giocatori e tecnici. «Da quando ho incontrato Dio - spiega -, non ho più paura della morte. I risultati delle partite non dipendono dalle qualità dei giocatori, ma dal suo volere». Tecnicamente, invece, aveva convinto Guus Hiddink che dopo averlo conosciuto nei precedenti mondiali se l'era portato in Olanda al Psv dove si era segnalato come il migliore esterno destro della Eredivisie, giocando pure in Champions league contro il Milan. Da lì il salto verso il Tottenham.

di: Giancarlo Emanuel
da: La Stampa (http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/calciomercato/200608articoli/3412girata.asp)
data: 31/8/2006

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