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Noffke: "Il vangelo di Giuda" non modifica nulla

Inserita il 28/4/2006 alle 13:59 nella categoria: Rassegna Stampa

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TORINO - Con grande enfasi mediatica è stata data nei giorni scorsi notizia della presentazione del Vangelo di Giuda. Rinvenuto nel deserto in Egitto, si tratta di un codice in lingua copta del IV secolo, traduzione di uno scritto gnostico del II secolo dopo Cristo. In base ad esso, Giuda fu l’unico discepolo al quale Gesù rivelò la sua vera essenza e il suo tradimento fu un segno di fedeltà a Gesù stesso. La storia raccontata dai vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) deve dunque essere riscritta? Lo abbiamo chiesto al pastore valdese Eric Noffke, studioso di teologia neotestamentaria e autore di testi sulla letteratura apocrifa e sulle origini del cristianesimo (Introduzione alla letteratura mediogiudaica precristiana, Cristo contro Cesare. Come ebrei e cristiani del I secolo risposero alla sfida dell’imperialismo romano, entrambi pubblicati con l’editrice Claudiana).

– Dobbiamo davvero riscrivere o aggiornare la storia raccontataci dai vangeli canonici?

«Assolutamente no. Il Vangelo di Giuda è uno scritto gnostico del II secolo dopo Cristo che non ci dà informazioni rilevanti rispetto alle origini del cristianesimo. Nasce nell’ambito di scuole di pensiero teologico che trasformano dei personaggi negativi della Bibbia, descrivendoceli come gli unici che hanno ricevuto la vera rivelazione, la quale poi corrisponde al pensiero filosofico della scuola stessa. Così nel Vangelo di Giuda si vedono i discepoli derisi da Gesù perché adorano un falso Dio – che nel pensiero gnostico coincide con il Dio dell’Antico Testamento –, mentre Giuda è l’unico che ha capito e segue il vero Dio. Si tratta chiaramente di un artificio letterario che non ha nessuna pretesa storica ma serve per esprimere e divulgare un pensiero teologico posteriore di oltre cento anni agli eventi narrati nei vangeli».

– Qual è dunque la rilevanza del testo da un punto di vista scientifico?

«Il Vangelo di Giuda è importantissimo per lo studio dei gruppi gnostici che nascono nel II secolo. Fino al secondo dopoguerra di questi gruppi e dei loro testi si aveva solo conoscenza indiretta. Per esempio, il vangelo di Giuda è citato nel Contro le eresie di Ireneo di Lione, un vescovo del II secolo. Ora invece possiamo leggerlo direttamente, seppure non nel testo originale, che doveva essere in greco, ma in una traduzione copta del IV secolo. In particolare, questo testo è databile intorno al 150 dopo Cristo, quindi proprio agli inizi del pensiero gnostico cristiano. Il che lo rende importantissimo per lo studio del periodo successivo ma irrilevante per lo studio del periodo precedente»

– Quali sono gli elementi gnostici del Vangelo di Giuda?

«Lo gnosticismo squalifica la dimensione della materialità e della corporalità. Quindi il Dio creatore della Genesi in realtà non è il vero Dio ma un demiurgo che ha creato un mondo materiale e imperfetto. Nel vangelo appena tradotto, il tradimento di Giuda serve a liberare Gesù dalla sua corporalità, e quindi a restituirlo alla sua dimensione puramente spirituale».

– Come spiega il tono sensazionalistico con cui alcuni giornali hanno parlato del Vangelo di Giuda e la curiosità che ha suscitato anche in un pubblico che normalmente non si interessa a questi temi?

«La fede cristiana è legata ad avvenimenti in qualche modo misteriosi, come la resurrezione. La stessa vita di Gesù è un po’ misteriosa perché non può essere ricostruita nel dettaglio. Quindi tutto ciò che potrebbe svelare qualcosa, rendere la fede un po’ più conoscenza, attira immediatamente. Naturalmente, il problema è che c’è molta ignoranza riguardo alle origini cristiane e alla Bibbia stessa. Questo fa sì – anche sull’onda del fenomeno del Codice da Vinci – che ogni nuova scoperta sembri sensazionale, mentre spesso lo è solo perché non si hanno gli strumenti minimi per valutare i veri motivi d’interesse di testi come il Vangelo di Giuda». (nev)

di: Luca Baratto
da: Riforma - nev
data: 28 aprile 2006

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