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Diffondere la Bibbia con un videogioco

Inserita il 30/8/2005 alle 11:24 nella categoria: Rassegna Stampa

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Le aziende riunite a Portland, Oregon, si preparano a un vero e proprio boom di vendite: dal già famoso 'The Bible game' all'ultimissimo 'Victory at Hebron', joystick e pixel per imparare le Sacre Scritture. Ma il fenomeno si allarga: il gruppo terroristico Hizbollah ha lanciato un videogioco anti-israeliano

Semplici videogames per diffondere il Vangelo. Le aziende radunate a Portland, in Oregon, in occasione della Christian game developers conference, sembrano determinate a conseguire questo abiettivo. Oltre cento le società presenti, provenienti da tutti e cinque i continenti, in gran parte dagli Stati Uniti. Produttori agguerriti, e naturalmente fedeli, uniti dall'intento di creare un'offerta imponente di prodotti, nel mercato dei videogames, i cui contenuti costituiscano una netta alternativa ai vari 'doom' e "grand theft autò, vale a dire videogames che hanno fatto la loro fortuna a suon di mostri da trucidare, auto rubate e allusioni sessuali.

Le società in questione, con i loro contenuti biblici tradotti in pixel e joystick, tentano di percorrere le orme che hanno portato a un successo straordinario, negli Usa, i generi della musica e del cinema cristiano. L'autorevole rivista 'Wired news', che si occupa spesso di tematiche legate alle nuove tecnologie, ha stimato il valore delle vendite di videogiochi, cd musicali, libri e film cristiani in 3,6 miliardi di dollari per il 2002. I videogiochi, con un fatturato di 200 milioni di dollari, rappresentano un mercato di nicchia, ma non per questo insignificante.

Forbes, invece, per bocca di Michael Pachter, analista della società di Los Angeles Wedbush Morgan Securities, stima il valore del mercato attuale dei videogiochi negli Usa in 1,2 miliardi di dollari, "di cui meno dell'1% riconducibile alla vendita di prodotti dichiaratamente e manifestamente di ispirazione religiosa cristiana". Insomma la solita giungla delle cifre. Quel che è certo è che il mercato è in espansione.

Tra i videogiochi religiosi non manca la scelta sia per i soggetti cui sono destinati sia per il genere. Ci sono quelli pensati per i bambini di massimo 4 anni, e quelli per gli adolescenti fino ai 18 anni e naturalmente, a personale discrezione, utilizzabili finchè si desidera. Si va dai classici quiz 'modello-sapientinò fino ai giochi d'avventura, passando per i simulatori sportivi. Nei primi, uno dei titoli più rinomati è 'The Bible gamè: l'utente deve rispondere in sequenza a una serie di domande su temi specifici, quasi sempre la Bibbia. Spesso inclusa in questo tipo di giochi c'è una versione elettronica delle Sacre Scritture, così da permettere la correzione degli errori e, soprattutto, un approfondimento ad hoc per non ripeterli.

Tra i videogiochi d'avventura del genere uno tra i più gettonati è invece 'Ominous horizons'; sulla confezione i creatori promettono di "portarvi in un viaggio fantastico attraverso antichi paesaggi e località, alla ricerca della prima Bibbia stampata da Gutenberg". Infatti, dalla breve presentazione che è possibile leggere prima di acquistare il prodotto, si evince che Gutenberg, un attimo prima di 'dare alla stampà, è il caso di dirlo, "migliaia di copie della Bibbia per rendere il messaggio di Dio facilmente raggiungibile da chiunque", viene derubato da satana del prezioso libro. Il protagonista non è mai solo e nel corso del gioco ma, in ottemperanza a quanto scritto nei Salmi, assicura la casa produttrice N'lightning Software, si troverà affiancato da angeli custodi che starà a lui scovare.

Con 'Bible touchdown' e 'Bible grand slam', la religione, incredibile a dirsi, scende nei campi sportivi. Nel primo si impersona il ruolo di un allenatore di una squadra di football; un allenatore cui non basta masticare qualcosa di tattica sportiva ma serve anche conoscere a menadito Vecchio e Nuovo Testamento. L'allenatore in questione, se non risponde alla domanda 'quante erano le piaghe che colpirono l'Egitto?', si vedrà impossibilitato a trasmettere gli ordini ai suoi che, di conseguenza, saranno probabilmente battuti in contropiede dagli avversari. Con lo stesso meccanismo funziona una partita di tennis a 'Bible grand slam'.

In occasione della stessa Christian game developers conference, è stato scelto il videogioco dell'anno: 'Victory at hebron', ambientato in Terra Santa. Il protagonista, membro del corpo di elite di Kaleb, ha il compito di soccorrere due compagni all'interno della città di Hebron, in mano ai nemici. Ogni volta che incontra un nemico, invece di aggredirlo fisicamente, il protagonista lo affronta a un particolare gioco con le carte dal nome inequivocabile: 'la redenzionè. Le carte sono naturalmente fatte tutte a sembianza di personaggi biblici.

'Victory at Hebron', come si può leggere su un forum dedicato, passa con i massimi voti il 'punteggio-violenzà, visto che 'non c'è contatto fisico di sorta ma tutte le battaglie si decidono a tavolino con le cartè, il 'punteggio-linguaggiò, visto che 'non è assolutamente presente linguaggio scurrilè e naturalmente anche il 'punteggio-sessò, visto che, assicurano i recensori, 'non ci sono nudità di sorta o oscenita". Proprio a partire dalla Terra Santa alcune frange dell'Islam più radicale sembrano aver impugnato joystick e consolle per ingaggiare, così armati, uno scontro di civiltà.

L'Internet center bureau del gruppo terroristico Hizbollah ha fatto uscire, prima in Libano e poi in tutta l'area mediorientale, 'Special forcè, uno sparatutto strategico in cui il protagonista è un guerrigliero del suddetto gruppo che ripercorre alcune fondamentali battaglie e attentati, realmente accaduti, soprattutto contro Israele e gli Stati Uniti. Il gioco, ha rivelato recentemente l' 'Espressò, "è imbottito di propaganda anti-israeliana. Durante le schermate di caricamento, bandiere di Israele che bruciano. Nell'introduzioine si vede esplodere un carro armato israeliano" e così via.

Di questi giorni anche la notizia, riportata dal quotidiano 'Liberò, dell'esistenza di due videogame, 'Ummah defensè e 'Maze of destiny', prodotti da un'impresa con sede legale negli Usa. Le vicende del primo videogioco sono ambientate nel 2114, con la terra dominata dall'Islam. Il compito del giocatore è quello di aiutare la Ummah, la comunità islamica, a espandersi nello spazio. I nemici sono dei robot che, in perfetto stile-scontro di civiltà, sono naturalmente cristiani. Che l'obiettivo sia approfondire semplicemente la conoscenza della bibbia o fare proseliti come nel caso dei viodeogiochi cristiani negli Usa, o che i software in questione siano usati per diffondere l'odio contro l'Occidente come nel caso dei videogiochi targati Hizbollah, rimane il fatto che il metodo sembra funzionare. Negli usa i produttori e creatori di videogiochi sono pronti a scommettere che, dopo i cd musicali, il cinema e l'home-video, anche tramite questa ulteriore forma di svago riusciranno a veicolare messaggi religiosi. E per il prossimo Natale già si affilano sconti, offerte e promozioni.

da: rai.it (www.rai.it/news/articolonews/0,9217,116132,00.html)
data: 22/8/2005

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