Indonesia, si attende il verdetto
Inserita il 30/8/2005 alle 11:15 nella categoria: Chiesa Perseguitata
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GIACARTA (Indonesia) - C'è attesa nel mondo cristiano per il verdetto, atteso per giovedì primo settembre, del processo a carico di tre donne accusate di aver "cristianizzato" dei bambini musulmani.
Le tre donne, Rebecca Laonita, Ratna Mala Bangun ed Ety Pangesti, hanno organizzato nelle proprie abitazioni, nella parte occidentale dell'isola di Giava, delle riunioni del programma "Happy Week" (settimana felice). Gli imam locali, venuti a sapere che dei bambini musulmani avevano frequentato le riunioni, hanno accusato le donne di "cristianizzazione", in violazione della Legge sulla protezione del bambino del 2002 in vigore nel paese. Le donne si trovano detenute dalla fine del maggio scorso, senza che vi sia la possibilità di versare una cauzione. Il processo, tenuto presso la corte distrettuale di Indramayu, Giava occidentale, è stato teatro della propaganda della jihad islamica sin dall'inizio. Estremisti musulmani hanno regolarmente affollato l'aula giudiziaria, conducendo culti d'adorazione e manifestando la propria militanza davanti al palazzo di giustizia.
L'ultima settimana non ha fatto eccezione. Secondo Jeff Hammond, fondatore e direttore di Bless Indonesia Today (benedire l'Indonesia oggi), presente alle udienze, gli estremisti islamici hanno preso il controllo dell'aula del tribunale per oltre un'ora, durante la quale hanno scandito messaggi al megafono, proclamando che:
1. Se le tre donne non saranno riconosciute colpevoli, o se sarà inflitta loro una condanna mite, allora faranno in modo che sia la giustizia islamica ad occuparsene, versando il proprio sangue “profumato” di martiri, se necessario.
2. Avrebbero "cancellato il sorriso dalla faccia" delle donne. Non le avrebbero perdonate, impedendone il ritorno al villaggio in pace. 3. Chiunque sia stato dalla parte delle tre o le abbia sostenute ne condivide la colpa e ne pagherà le conseguenze,
4. Non hanno paura dei cristiani perché l'islam è l'unica vera religione, di molto più gloriosa del cristianesimo, e sostenuta dal potere di Allah.
Hammond spiega che la tesi della difesa verte sui seguenti punti:
1. Alcuni testimoni dell'accusa non si sono mai presentati, né hanno reso deposizioni.
2. Nessun testimone ha di fatto visto, udito o partecipato al programma Happy Week. Ci sono solo dei resoconti che si basano su voci e indiscrezioni, e quindi non è dimostrabile che le donne abbiano compiuto un qualsiasi misfatto.
3. Non esiste alcuna prova del fatto che le donne abbiano "deliberatamente mentito", "ingannato", "costretto i bambini a cambiare religione", oppure che i bambini abbiano frequentato le riunioni "contro la loro volontà" o "senza l'autorizzazione dei genitori". Al contrario, tutti i testimoni, compresi quelli dell'accusa, hanno dichiarato che i bambini musulmani sono rimasti tali e non hanno mai cambiato religione. 4. Infine, prove fotografiche dimostrano che i bambini hanno partecipato liberamente alle riunioni insieme ai loro genitori.
La difesa ha quindi chiesto alla corte di far cadere tutte le accuse nei confronti delle tre donne e di riconoscerle non colpevoli. La corte ha annunciato che il verdetto e le sue motivazioni saranno rese note giovedì primo settembre alle ore 10 locali.
Hammond fa notare come «queste care sorelle in Cristo rischiano cinque anni di reclusione o, se assolte, di essere uccise, di avere le case bruciate e le loro famiglie aggredite».
di: John M. Lindner da: Assist News Service
(gc)

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