GINEVRA - Dopo sei anni passati nei campi di lavoro, Liu Xianzhi, una credente cinese di 33 anni, ha testimoniato alla Commissione ONU per i diritti umani di Ginevra, sulle torture subite nella Cina comunista con l'accusa di essere una dei membri del vertice della chiesa del Sud della Cina.
Gia nel 1996, Liu era stata arrestata come "predicatore illegale" e il 7 dicembre del 2001, dopo maltrattamenti e percosse, era stata accusata di aver usato un'organizzazione a scopo di culto ed evangelizzazione e per aver aperto un giornale dove lei stessa pubblicava articoli.
Secondo CSW (Commissione che vigila sulla condizione internazionale delle donne), altri membri della chiesa erano stati condannati a morte, ma la sentenza emessa aveva scosso l'opinione internazionale tanto che Liu ottenne un nuovo processo. Le accuse collegate ai culti furono ritirate e Liu quindi rilasciata; venne nuovamente arrestata in seguito dalla polizia e condannata a tre anni di rieducazione in un campo di lavoro, per poi essere finalmente rilasciata il 1 febbraio del 2004.
Alla Commissione dei diritti umani è stato proiettato un filmato riguardante le persecuzioni, le violenze e le torture perpetrate in Cina in nome della repressione religiosa. È stato anche presentato un documento ufficiale "segreto" sui gruppi religiosi non registrati.
Secondo la China Aid Association, questa è stata la seconda volta nella storia delle Nazioni Unite nella quale persone al vertice delle case-chiesa cinesi hanno testimoniato.
Il 61.mo meeting annuale è stato sponsorizzato da A Woman’s Voice International, (La voce internazionale delle donne) un’associazione riconosciuta dalle Nazioni Unite che si occupa dei diritti internazionali delle donne.