L'attuale collocazione geografica delle grandi religioni e l'esito di complessi processi storici (...) è il punto d'arrivo, peraltro in continuo movimento. Con l'eccezione dell'induismo, il complesso delle tradizioni religiose proprie delle numerose etnie che popolano l'immenso subcontinente indiano; e dell'ebraismo, che è stato fino alla costituzione dello Stato di Israele la religione degli Ebrei in diaspora, cristianesimo, Islam e buddismo, religioni a vocazione missionaria, si sono ben presto diffuse al di là della loro patria d'origine: la Palestina romana, la penisola arabica, l'India. Con le sue varie confessioni (Chiesa cattolico - romana, protestantesimo, ortodossia, anglicanesimo) il cristianesimo è oggi presente nei cinque continenti. Le missioni moderne prima cattoliche poi protestanti, che hanno accompagnato la conquista e l'espansione coloniale, lo hanno diffuso e radicato nelle Americhe, in Africa, in Oceania. Le religioni indigene di questi paesi, come i loro popoli, o sono scomparse o, al contatto con l'annuncio cristiano, hanno reagito, talora con sorprendente vitalità, generando culti nativistici come in Oceania, chiese indipendenti come in Africa, movimenti sincretici come in Brasile. Soltanto l'Estremo Oriente, dall'India alla Cina al Giappone, con le sue grandi civiltà, si è dimostrato refrattario al Vangelo, nonostante missionari come Francesco Saverio o uomini geniali come Matteo Ricci.
Ancora oggi, come il lettore può facilmente constatare, le varie Chiese cristiane costituiscono isole sperdute, con parziali eccezioni come le Filippine cattoliche o la Corea del Sud, dove nel corso del Novecento si sono radicate numerose chiese cristiane sovente di tipo pentecostale.
Quanto all'Islam, religione di un popolo di conquistatori, esso si è rapidamente diffuso sia ad Ovest sia ad Est dell'Arabia. Con poche eccezioni, la sua attuale collocazione geografica è il frutto di questo straordinario periodo, che lo ha portato a radicarsi nel Nord Africa, a conquistare temporaneamente gran parte della Spagna, a penetrare in numerosi paesi dell'Africa subsahariana e a Est, attraverso ondate successive, a radicarsi dai Balcani alla Siberia, dall'India all'Indonesia (che rimane con i suoi duecento milioni di abitanti di fede islamica il maggior paese islamico).
Il buddismo, infine, perseguitato nel paese d'origine, l'India, dove è rimasto soltanto nel Tibet, ha dimostrato straordinarie capacità di adattamento e trasformazione, diffondendosi dalla Cina al Giappone alla maggior parte dei paesi del Sudest asiatico.
Negli ultimi 25 anni, in conseguenza di processi come la fine dei regimi comunisti e i giganteschi movimenti emigratori provocati dalla globalizzazione, questo territorio religioso, in cui i cambiamenti più significativi erano legati ai differenti tassi di sviluppo demografico, ha conosciuto e sta conoscendo sommovimenti tettonici dalle conseguenze impreviste e imprevedibili. Le statistiche più recenti parlano di circa 15 milioni di musulmani presenti oggi in Europa. Le cifre possono oscillare; sta di fatto che la geografia religiosa dell'Europa occidentale, un tempo cristiana, sta mutando radicalmente. Né è difficile prevedere che il suo progressivo allargamento contribuirà ulteriormente a questo rimescolamento delle carte. La Polonia, per non portare che un esempio, paese tradizionalmente cattolico, sta oggi conoscendo i travagli della secolarizzazione importata dall'Occidente, con esiti imprevedibili. Come le merci e i popoli del mercato globale, anche le religioni oggi si spostano con impressionante rapidità. Così il buddismo si è diffuso in Occidente nelle sue varie forme conoscendo un successo che può non colpire per le sue cifre ma che sorprende se si tiene conto del profondo coinvolgimento richiesto a chi vi si converte. Si pensi poi al fenomeno delle Chiese pentecostali di matrice protestante, che stanno cambiando il panorama tradizionalmente cattolico dell'America del Sud. Con le loro comunità emozionali, con la loro promessa di guarigioni e salvezza qui e ora, con il loro debole bagaglio teologico, esse hanno dimostrato di saper venire incontro in modo efficace alle esigenze di milioni di persone per le quali le tradizionali bussole religiose avevano perso ogni senso. C'è chi parla addirittura di un «cristianesimo del Sud», dal Brasile all'Africa alla Corea del Sud, a cui vede affidato il futuro del cristianesimo. Si è già ricordato il caso dell'Islam, oggi al centro dell'attenzione più in generale, il pluralismo religioso, che costituisce l'altro volto della medaglia della multiculturalità, estende ulteriormente i confini del campo religioso. Esso comprende oggi, alla sua periferia, fenomeni di religiosità alternativa, dalla New Age alla religione in Rete, che sfuggono a precise statistiche e a una adeguata cartografia, ma che costituiscono comunque un'ulteriore testimonianza, per quanto problematica, della rinnovata vitalità religiosa dei nostri tempi.