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WORLDWIDE EVANGELICAL NEWS
Novembre/Dicembre
2000 - n°88
© 2000 Open Doors International

Indice dei Numeri on-line


Editoriale
Francamente di Johan Companjen

Siate disposti a morire

Quella notte non riuscivo a prendere sonno. Tanti rumori mi tenevano sveglio. Qualcuno spingeva una carriola cigolante vicino alla mia capanna. Coloro che ci ospitavano andarono al pozzo del villaggio per riempire una tanica d'acqua che ci sarebbe servita per lavarci l'indomani. Nella capanna a fianco due pastori parlarono fino alle prime ore del mattino; ebbi la sensazione che tutto il villaggio li potesse sentire. Era comprensibile perché non si vedevano da molto tempo. Sopra la mia testa sentivo camminare i ratti sul telone di plastica che era stato steso sotto il tetto di foglie della mia capanna.

Mi trovavo nel Sudan meridionale, insieme a tre colleghi che vengono qui regolarmente. Volevo sperimentare ciò che loro sperimentano durante le loro numerose visite qua. Il volo con un vecchio Antonov russo di per sé era già stata un'esperienza sconcertante. L'aereo era pieno zeppo di Bibbie e di beni di soccorso. Diverse volte mi ero chiesto, sudando freddo, se il pilota fosse stato capace di prendere quota abbastanza per superare le catene montuose che si delineavano davanti a noi.

Il culmine della nostra visita fu la consegna dei diplomi ai dodici studenti che avevano preso parte al nostro programma di addestramento. Avrebbero dovuto essere in sedici, ma quattro studenti non avevano potuto affrontare il viaggio a causa dei pericoli di guerra.

La riunione sarebbe iniziata alle otto di mattina, ma l'orario è un concetto relativo in Sudan. Perciò avemmo tutto il tempo per consumare la colazione che ci eravamo portati: caffè solubile. Qualche ora dopo fu servito pomposamente il fegato di un vitello appena ammazzato; è la parte migliore dell'animale secondo l'opinione della gente del posto. Per tutta la mattinata tenemmo molti colloqui informali. Porte Aperte collabora strettamente con le chiese sudanesi; i pastori nel Sud hanno un compito pesante e spesso pericoloso.

Verso mezzogiorno fummo chiamati: la riunione stava per iniziare. C'era un grande telone di plastica steso sopra alcuni pali. Per gli studenti che dovevano diplomarsi e per gli ospiti speciali c'erano alcune sedie; gli altri dovevano sedersi su ceppi. C'erano anche diversi responsabili locali. Il nostro direttore regionale, responsabile per tutto il lavoro nell'Africa nera, spiegò il contenuto dello studio che gli studenti avevano terminato. Seguivano quelle lezioni da tre anni.

Poi ricevettero due diplomi: uno basato sui risultati accademici, e l'altro sul carattere che avevano dimostrato. Inoltre ricevettero una Bibbia e uno scialle speciale. In seguito condivisi con i presenti un breve pensiero d'incoraggiamento dalla Parola di Dio. Un pastore sudanese ringraziò i membri della nostra squadra per il loro coinvolgimento: "La vostra presenza dimostra la premura e l'amore che nutrite per noi e per la nostra chiesa". Un politico locale prese la parola dopo di lui. Fui colpito dalle sue parole agli studenti: "Usate ciò che avete imparato. Siate disposti a morire per il messaggio dell'Evangelo".

Siate disposti a morire … è questo l'atteggiamento che ho visto in alcuni dei miei colleghi africani. Uno di loro, soprannominato sempre "Kaleb" nelle nostre pubblicazioni, mi impressionò profondamente. Alcune volte al mese lascia la sua giovane famiglia per portare soccorsi in Sudan. A volte ci resta alcune settimane consecutive per tenere delle lezioni. Senza alcuna autocommiserazione lui e alcuni altri collaboratori raccontarono le difficoltà che incontrano durante i loro viaggi. Lavorano in una zona bellica con tutti i pericoli inerenti. Che credenti coraggiosi! E che privilegio avere uomini come loro nella squadra di Porte Aperte! Con il suo atteggiamento e con le sue azioni Kaleb mi ha sfidato ad esaminare nuovamente me stesso. Io sono davvero disposto a rischiare tutto per raggiungere gli altri con l'Evangelo?

Per i credenti nel Sud del Sudan valgono le parole dell'apostolo Paolo: "Perché per me il vivere è Cristo, e il morire guadagno" (Filippesi 1:21).


Genocidio in Sudan

Coloro che portano soccorsi nel Sudan meridionale devono essere persone ben temprate. Riportiamo il resoconto di un soccorritore che fra i monti della Nubia ha visitato le rovine di una scuola che alcuni giorni prima, cioè l'8 febbraio 2000, era stata bombardata da un aereo sudanese.

"Quattordici bambini e un insegnante erano stati uccisi, e diciotto altri erano stati feriti o mutilati per il resto della loro vita. Avevamo appena compiuto un atterraggio rischioso. Per raggiungere quella zona, il nostro pilota russo aveva girato al largo degli accampamenti dell'esercito governativo. Da un'altezza enorme era sceso di quota velocemente verso la pista d'atterragio. Da lì dovevamo ancora marciare per diverse ore, accompagnati da un gruppo di portatori che trasportavano i beni di soccorso sulla loro testa sotto un caldo torrido. Sul nostro cammino abbiamo attraversato alcuni villaggi abbandonati e distrutti.

La scuola è stata colpita di proposito. Infatti era fuori del villaggio e distanza 150 metri dai fabbricati più vicini. Due giorni prima dell'attacco un elicottero in ricognizione aveva sorvolato la scuola a bassa quota.

Al nostro arrivo un silenzio lugubre avvolgeva quella scuola. Dappertutto erano sparsi pezzi di lavagna e libri per terra fra le schegge di granate. C'erano tre crateri aperti dalle bombe e fuori c'era ancora una bomba inesplosa. Alcuni bambini erano silenziosi in mezzo a quel caos. Le lezioni erano finite.

Abbiamo visitato prima i bambini feriti. Una ragazza dodicenne aveva bende su tutti i posti dove era stata colpita dalle schegge. Un ragazzo di undici anni aveva perso completamente il braccio sinistro. A fianco a lui c'era una bellissima bambina di otto anni, con una faccia molto carina. Lei aveva perso il braccio destro fino al di sopra del gomito. Anche il suo braccio sinistro era stato ferito e il suo petto era pieno di cicatrici. Fra lo stupore e lo sdegno ho guardato questi bambini: per quale reato dovevano essere mutilati così?

Oleodotto

I leader locali attribuiscono i violenti attacchi all'oleodotto che attraversa la loro zona. Sono convinti che il governo vuole scacciare gli abitanti locali dalle loro terre per evitare i sabottaggi all'oleodotto. Più a sud la società canadese Talisman Energy Inc. ha ottenuto la concessione per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi recentemente scoperti. Anche lì la popolazione locale viene scacciata con la violenza.

Tragedie

Per Salawa, la mattina dell'8 febbraio era iniziata come tutte le altre. Si era alzata alle cinque e mezzo con i suoi quattro figli. Il ragazzo di nove anni non si sentiva bene, forse aveva la malaria. Perciò Salawa quel giorno lo lasciò a casa. Mimra, sua sorella gemella, avrebbe potuto rimanere a casa con lui, ma preferì andare a scuola, a mezz'ora di strada da lì. Alle nove, durante la lezione di inglese, la sua giovane vita fu stroncata. Per Salawa fu la seconda tragedia nella sua vita perché nel 1997 suo marito era stato ucciso durante un attacco dell'esercito governativo.

Un'altra madre stava pulendo il terreno intorno alla sua capanna quando avvertì il rombo minaccioso di un bombardiere Antonov. Pochi secondi dopo sentì esplodere le bombe sulla scuola. Corse subito verso il luogo del disastro, ma la gente le disse che ormai era troppo tardi. Non si fece trattenere però, e trovò sua figlia priva della testa e delle gambe. Fu sopraffatta dal dolore e dopo qualche minuto morì anche lei a causa di un attacco cardiaco".

Soccorso d'emergenza

Il nostro progetto "Soccorso d'emergenza per il Sudan" è iniziato nel 1998, quando gli studenti che frequentavano un nostro corso di preparazione biblica non venivano più a causa della denutrizione. E quei pochi che erano venuti erano troppo deboli per imparare qualcosa. Quella situazione ci ha convinti che, senza nutrimento naturale, in breve non avrebbero più avuto bisogno nemmeno di cibo spirituale, per il semplice fatto che non sarebbero rimasti vivi a lungo.

I nostri sostenitoti in tutto il mondo hanno reagito generosamente al progetto. In pochi mesi abbiamo ricevuto i soldi sufficienti per poter effettuare voli di soccorso fino a maggio del 2000 senza chiedere altri fondi. Complessivamente sono già stati effettuati 80 voli e abbiamo distribuito oltre 300 tonnellate di cibo e medicine.

Ci siamo limitati alle zone dove le altre organizzazioni di soccorso non arrivano. La maggioranza degli aiuti è stata consegnata nei territori occupati dalla resistenza. Ciò significa che quei soccorsi, secondo i leader di Kartoum, potevano essere considerati atti ostili al loro governo. A volte abbiamo evitato per miracolo la loro contraerea. Altre volte abbiamo dovuto volare nella stagione delle piogge quando tutte le piste di atterraggio sono bagnate. Solo poche compagnie aeree sono state disposte a rischiare i loro charter e il loro personale per aiutarci nelle nostre "avventure".

Giacimenti petroliferi

L'ultimo volo era diretto nel Sudan centrale, nella zona dove si trovano i giacimenti petroliferi. Lì il governo ha scacciato decine di migliaia di persone, e tuttora i villaggi sono saccheggiati da orde armate delle vicine tribù arabe, che incendiano le case e fanno razzia di bambini e di bestiame come bottino di guerra. Nei tre anni in cui il nostro collaboratore Kaleb ha periodicamente visitato il Sudan meridionale, non ha mai visto tanto dolore e tristezza come quella volta. Da marzo del 2000 gli attacchi militari sono in forte aumento, con l'uso di pesanti mezzi militari come i carri armati e i temuti elicotteri da combattimento. Sembra che il governo con questa offensiva voglia spopolare definitivamente la zona petrolifera e i monti della Nubia dove passa l'oleodotto. Tutti gli edifici vengono bombardati, comprese le chiese, le cliniche e le scuole. Gli abitanti vivono sotto gli alberi, perché le case sono prese di mira negli attacchi aerei. Non potendo più coltivare i loro terreni cercano di sfamarsi con piante selvatiche e foglie d'alberi.

Gita sul Nilo

Kaleb ha raccontato che hanno potuto distribuire subito i beni di soccorso sulla pista d'atterraggio. La gente abita sotto gli alberi in campagna perché è troppo pericoloso vivere nelle case continuamente bombardate. E' tristissimo vedere una famiglia costretta a vivere sotto un albero con i suoi miseri averi per terra o appesi ai rami. Spostandosi a piedi per un'ora, Kaleb ha attraversato due villaggi abbandonati ed ha trascorso la notte all'aperto. Sorpreso da un forte temporale, solo un'albero l'ha protetto un po' dalla pioggia torrenziale. "Era tutto bagnato" ci ha detto in quella occasione, "i nostri vestiti, i nostri bagagli, tutto. Fra il fracasso dei tuoni e il bagliore dei lampi mi ha consolato il pensiero che fra qualche giorno sarei tornato a casa nel mio letto asciutto. Ma la gente qua non ha altro che un albero". Eccol perché distribuiamo anche teloni di plastica e zanzariere.

Desta meraviglia vedere la Chiesa crescere così tanto in mezzo a quelle grandi sofferenze. "Più ci avvicinavamo al fronte, e più i cristiani erano forti. Lodavano Dio in mezzo ai bisogni, alle malattie e alle miserie. Lo ringraziavano per le poche cose che avevano senza chiederne altre!"

Non tutti però arrivano a questo livello di fede. Il nostro collaboratore ci ha detto: "Molti si perdono d'animo e si rifugiano nelle città che sono controllate dal governo. Lì sono tutti costretti a convertirsi all'islam. Il loro nome viene sostituito con un nome islamico e devono frequentare la moschea. I maschi vengono circoncisi e le femmine devono subire la clitoridectomia. A chi desta sospetti si offre una "gita sul Nilo": lo si mette in un sacco con le mani ed i piedi legati e viene buttato nel fiume.

Manca tutto

Il Sudan è la nazione più vasta dell'Africa. Dal 1955 è dilaniato da una guerra civile, con una breve tregua negli anni settanta. Il governo islamico perseguita i cristiani nel Sud distruggendo le loro chiese, incendiando i loro raccolti, massacrando i maschi, razziando i loro bambini per renderli schiavi, e provocando carestie. Dal 1983 oltre due milioni di persone sono morte a causa di questa guerra. Cinque milioni di sudanesi sono rimasti senzatetto e vivono come profughi in Sudan, mentre si valuta che altri due milioni siano fuggiti all'estero.

Nel Sud del Sudan c'è solo un medico ogni 83.000 persone! C'è una drammatica carenza di medicine e di semenza; anche le scuole e gli attrezzi agricoli scarseggiano. In poche parole, manca tutto.


Pregate ogni giorno

"Perché come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione" (II Corinzi 1:5)

Sudan

1-2 novembre - Le popolazioni del sud del paese non combattono soltanto contro l'esercito governativo del nord, ma in misura crescente anche fra di loro. Ci sono molte lotte tribali. Pregate affinché la fede cristiana unisca le varie tribù rivali

3-4 novembre - Un altro nemico nel sud è "l'Esercito del Signore", un movimento terroristico ugandese sostenuto dal governo sudanese. Recentemente otto importanti responsabili di chiesa sono morti nella loro macchina colpita da una granata dell'Esercito del Signore. Altri tre hanno subito gravi ustioni. Pregate per loro.

5-6 novembre - Nel nord del Sudan abitano parecchi ex musulmani che si sono convertiti alla fede cristiana. Sono esclusi da ogni diritto, cosa molto grave in un paese povero come il Sudan. Pregate per i nostri progetti di riavviamento economico che svolgiamo particolarmente per loro.

Ecuador

7-8 novembre - Pregate per Maria Jesus Romero, per la sua famiglia e per altri sette membri della sua chiesa luterana a San Pedro (provincia di El Cañar). Lo scorso 8 gennaio sono stati arrestati, maltrattati e minacciati di morte perché i protestanti non sono tollerati a San Pedro. La popolazione era stata aizzata contro di loro.

Messico

9-10 novembre - Non ci sono ancora sviluppi nella causa contro gli abitanti di Acteal, sospettati di aver perpetrato un massacro nella chiesa di quella città, nella provincia di Chiapas. Insieme ad alcuni altri, probabilmente colpevoli, nel carcere di Tuxtla si trovano anche 43 evangelici.

Sono trattati veramente molto male. Pregate per loro.

11-12 novembre - Lo scorso 28 aprile due pastori pentecostali sono stati rinchiusi in prigione vicino a Zinacantan (Chiapas), per essersi rifiutati di contribuire alle spese di una tradizionale festa, nella quale solitamente tutti si ubriacano. Ora sono stati rilasciati ma non si sentono al sicuro. Pregate per loro.

13-14 novembre - Gli Indios tradizionalmente cattolici nel Chiapas, che accettano Gesù come Salvatore personale, vanno incontro a persecuzioni violente. Lo scorso 23 marzo un uomo di Kaktishtic ha ucciso una donna di 23 anni, madre dei suoi tre figli perché si era convertita. Pregate per i bambini e per il loro padre, affinché si penta e si converta.

Vietnam

15-16 novembre - Pregate per i numerosi crstiani vietnamiti in carcere a causa della loro fede. Lo scorso 1° maggio 12.000 prigionieri sono stati amnistiati, ma fra loro non c'era nessun credente. Conosciamo i nomi di 24 cristiani detenuti, ma ce ne sono molti di più.

17-18 novembre - Pregate per la sorella Thuy, una sorella molto impegnata nella chiesa di Viet Tri. Pur essendo innocente è stata condannata ad un anno di carcere. Pregate affinché sia rilasciata anticipatamente e riabilitata.

19-20 novembre - Pregate anche per Tran Noc An, un evangelista che verso la fine del 1999 è stato torturato e quasi ucciso dalla polizia. L'hanno rilasciato solo per evitare che morisse nel loro ufficio.

Fronte interno

21-22 novembre - Oggi vi chiediamo di pregare per tutti i nostri collaboratori negli uffici e in viaggio.

Mondo musulmano

23-24 novembre - Pregate per la Chiesa sofferente e in particolare per gli ex musulmani ora cristiani, affinché ottengano da Dio la fede, il coraggio e la protezione di cui hanno bisogno.

25-26 novembre - Pregate affinché sia le chiese locali che i missionari diano una testimonianza forte ed incisiva tra i musulmani.

27-28 novembre - Pregate affinché lo Spirito Santo apra i cuori dei musulmani all'Evangelo.

Pakistan

29-30 novembre - Verso l'inizio di maggio Kingri Masih di Sherabad (vicino a Faisalabad) è stato accusato di aver offeso il profeta Maometto e rinchiuso in prigione. Questo reato prevede anche la pena di morte in Pakistan. Pregate affinché sia rilasciato presto.

1-2 dicembre - A maggio due cristiani sono stati condannati a 10 e a 25 anni di carcere per aver offeso Maometto. Sono i fratelli Rasheed (33 anni) e Saleem Masih (29 anni). Avevano litigato con un gelataio che non voleva vendere gelati ai cristiani "impuri". I due fratelli sono sposati e hanno rispettivamente cinque e tre figli. Pregate per loro.

3-4 dicembre - Lo scorso 21 aprile il generale Musharraf, il nuovo leader pakistano, ha annunciato la modifica della legge contro la bestemmia per evitarne gli abusi. Da ora in poi, prima che qualcuno venga arrestato con l'accusa di blasfemia, devono essere effettuate delle indagini e prodotte delle prove. Gli estremisti islamici però hanno protestato in massa contro le modifiche. Pregate affinché il generale Musharraf abbia il coraggio di opporsi alle pressioni dei fondamentalisti.

Kosovo

5-6 dicembre - Pregate per i cristiani kosovari Arthur (21 anni) e Driton (23 anni). Questi due fratelli conducono una chiesa evangelica a Pristina e, a causa del loro impegno, sono bersagliati da terroristi islamici che vogliono tutto il Kosovo islamico.

7-8 dicembre - Pregate per i missionari in Kosovo, loro amano sia gli albanesi sia i serbi. Per questo atteggiamento neutrale vengono sospettati da fazioni nazionalistiche.

Uzbekistan

9-10 dicembre - Pregate per il pastore Kim Stanislav, che deve ancora scontare cinque anni in carcere a causa della sua fede. Pregate anche per sua moglie Lena e per i loro due piccoli figli.

11-12 dicembre - Pregate affinché le chiese protestanti ed evangeliche possano essere regolarizzate ed uscire dalla clandestinità. Secondo la legislazione odierna, non possono essere registrate perchè troppo piccole.

13-14 dicembre - Ringraziate Dio perché abbiamo potuto consegnare Bibbie e libri cristiani in questa nazione chiusa.

Turkmenistan

15-16 dicembre - Le condizioni dei cristiani diventano sempre più difficili in questo paese. Pregate affinché Dio protegga il Suo piccolo gregge dalle persecuzioni.

17-18 dicembre - Pregate per Shagildy Atakov attualmente in prigione per la sua fede in Cristo. Deve ancora scontare oltre 2 anni. Pregate anche per sua moglie Gulja e per i loro cinque figli.

19-20 dicembre - Pregate per Radik Zakirov, un pastore che viene tenuto sotto pressione per obbligarlo a rinunciare al suo ministero pastorale.

21-22 dicembre - Tutta la propaganda statale sta spingendo sempre più turcmeni a credere che il loro presidente Nijazov, soprannominato Turkmenbashi (= padre dei turcmeni), sia quasi un dio o almeno un profeta di Dio. Pregate affinché la gente non si lasci sedurre.

Sudan

23-24 dicembre - Pregate per Mary, una ragazza ex-musulmana 17enne di Khartoum, che si è convertita dopo aver avuto una visione di Gesù. I suoi genitori hanno cercato di avvelenarla. Anche altri tentativi di ucciderla sono falliti grazie ad interventi miracolosi. Ora abbiamo perso le sue tracce.

25-26 dicembre - Ringraziate Dio perché ci ha protetto durante i nostri pericolosi voli, per mezzo dei quali trasportavamo Bibbie e beni di soccorso per il Sudan meridionale. Senza l'aiuto di Dio non avremmo potuto farcela.

27-28 dicembre - In questo periodo stanno scacciando tutti gli abitanti dei territori nei quali è stato trovato il petrolio e dove passano gli oleodotti. Tutto ciò avviene con i metodi più credeli: ospedali e scuole sono bombardati, le case sono incendiate, gli adulti uccisi, e i bambini vengono rapiti e venduti schiavi. Pregate per le vittime inermi.

Cina

29-30 dicembre - Abbiamo urgentemente bisogno di collaboratori cinesi che siano disposti a distribuire e a insegnare la Bibbia. Si tratta di un lavoro pericoloso; solo pochi sono disposti a farlo. Non possiamo pubblicare le nostre richieste. Perciò pregate perché Dio stesso ci faccia trovare le persone giuste.

31 dicembre - Nel nostro lavoro in Cina ci sono alcuni elementi molto vulnerabili: i depositi delle Bibbie e i luoghi dove si svolgono i nostri corsi. La loro scoperta avrebbe conseguenze molto serie. Pregate affinché Dio protegga questi luoghi in modo soprannaturale e ci guidi a scegliere i posti più sicuri.

1° gennaio - La setta "Il fulmine dall'oriente" offre fino a 300.000 lire (una somma enorme per i cinesi) ai cristiani che aderiscono. Molti credenti poveri cedono alla tentazione. Non si sa da dove prenda tutti quei soldi quel movimento. Pregate affinché la setta si dissolva, perché ha già fatto troppe vittime.

2 gennaio - Lo scorso aprile molti credenti del nordest della Cina sono stati visitati da poliziotti, questi ultimi li hanno ammoniti a non seguire più i programmi radio cristiani trasmessi da Taiwan. Tutti quei credenti, a seguito delle trasmissioni, avevano scritto ad un indirizzo a Hong Kong, che da alcuni anni fa parte della Cina. Probabilmente i loro indirizzi sono caduti nelle mani della polizia. Pregate affinché la polizia cinese cominci a combattere la delinquenza anziché la Chiesa.

3 gennaio - Il risveglio sta espandendosi fra i bambini anche più che fra i genitori. Pregate per i nostri programmi di supporto per coloro che lavorano fra i minorenni. Le comunità familiari hanno "scoperto" i bambini solo cinque anni fa; perciò c'è bisogno di recuperare molto in questo campo.


Perseguitati ma non dimenticati

Il pastore Kim Stanislav

Un pastore di origine coreana si trova già da oltre un anno in una prigione usbeca. E' il 42enne Kim Stanislav di Chirchiq (vicino a Tashkent). E' maltratto a causa della sua testimonianza verso i compagni di cella. Kim si è convertito sei anni fa, e a febbraio del 1999 è stato accusato di frode e condannato a sei anni di carcere, come previsto dal Codice Penale 205, parte 2°, art.184 comma 3. Secondo i membri della sua chiesa le accuse sono false.

Oltre 50 dei 200 membri della sua comunità familiare sono usbechi, gli altri sono coreani. Prima di diventare pastore a pieno tempo, Kim era capo reparto in un'azienda edile. Avrebbe evitato l'arresto pagando una tangente di 11 milioni e rinunciando al suo lavoro in comunità.

Inizialmente Kim ha rifiutato in ogni modo di pubblicizzare la sua detenzione, preferiva rimanere in prigione per testimoniare. Durante il suo primo mese in carcere ha condotto a Cristo già 25 prigionieri. Dopo la sua condanna gli è stata offerta una cella privata, ma ha rifiutato quel lusso perché così non avrebbe più potuto condividere la sua fede con altri. Kim Stanislav è sposato e ha due figli. Sua moglie Lena può visitarlo una volta al mese. Recentemente si sta preoccupando perché il marito viene maltrattato, e per questo ha deciso di rendere noto il suo caso.

Potete spedire una cartolina per incoraggiarlo. L'indirizzo di casa è:

Kim Stanislav Valentinovitch
Pushkina Ul. Dom 6, KV 15
Chirchiq
Uzbekistan

Potete scrivergli anche in prigione al seguente indirizzo:

Kim Stanislav Valentinovitch
Prison camp of Talaksai
Talaksai
Uzbekistan


Notizie dalla Chiesa Sofferente

Indonesia

Anche a Sulawesi i cristiani devono scomparire

La jihad dei musulmani fondamentalisti indonesiani ha già causato oltre 3.000 morti nelle isole Molucche. Nel frattempo la lotta si è propagata verso Sulawesi (Celebes). Nel sud di quest'isola abitano molti islamici fanatici, mentre nel nord c'è una maggioranza cristiana. Nel centro i loro numeri più o meno si equivalgono. Verso la fine di maggio la lotta si è scatenata a Poso, una città nel centro dell'isola. I combattenti della jihad l'hanno attaccata diverse volte. Circa 13.000 cristiani sono fuggiti dalla città per cercare in gran parte rifugio a Tentena, un città vicina dove i cristiani costituiscono la maggioranza. Hanno lasciato a Poso oltre 200 morti e migliaia di case incendiate. Sette chiese protestanti, due chiese pentecostali, una chiesa cattolica e una chiesa degli avventisti del settimo giorno sono state incenerite. Si teme che Tentena sia il prossimo bersaglio dei combattenti. Per ristabilire l'ordine sono stati mandati 1500 soldati nella zona. (Eskol Net)

Kosovo

Chiesa evangelica nel Kosovo terrorizzata dagli islamici

Nella notte fra il 30 aprile e il 1° maggio alcuni uomini armati e mascherati hanno scassinato l'edificio dove si riunisce l'unica chiesa evangelica di Pristina. Per due ore i fratelli Arthur (21 anni) e Driton (23 anni), i due pastori kosovari della comunità, un ospite americano e un ragazzo kosovaro di 14 anni sono stati legati e tenuti sotto la minaccia di una pistola. I terroristi hanno detto loro che dovevano smettere il loro lavoro cristiano, e che l'islam avrebbe soggiogato tutto il Kosovo. I delinquenti hanno imbrattato tutte le pareti interne e i muri esterni con slogan islamici e con il nome Bin Laden, il superterrorista saudita. In seguito sono partiti portando via ogni cosa di valore: computer, cellulari, soldi e un apparecchio fax. I giovani pastori hanno dovuto superare grossi pericoli nella guerra kosovara, ma ora si sentono molto intimiditi. Dopo la guerra il 90 per cento della popolazione consiste di musulmani albanesi, e solo l'8 per cento è serbo ortodosso. Gli evangelici indigeni sono pochissimi. (PA/CAMA)

Turchia

Polizia turca continua ad arrestare cristiani

Il governo turco fa molto per migliorare la posizione delle minoranze, ma le autorità islamiche locali se ne infischiano della politica governativa.

Il 10 maggio Necati ed Ercan, due fratelli di Kemalpasi che vendevano Bibbie, erano appena stati assolti, quando li ha raggiunti una nuova accusa. Nello stesso periodo un turco di 39 anni e un tedesco di 33 anni sono stati arrestati per aver distribuito Bibbie a Sanliurfa, un paese nel sudest della Turchia. La polizia li arrestati con 114 Bibbie in loro possesso, una ragione sufficiente per catturarli. Il 24 maggio la polizia turca ha fatto irruzione in uno studio biblico a Istambul, e in seguito ha arrestato, maltrattato e interrogato sei turchi e due stranieri. Uno di questi turchi viene ricattato dalla polizia di sicurezza per una colpa commessa in passato. Se lo scopriranno un'altra volta in qualche attività cristiana lo accuseranno ancora in tribunale per quella vecchia faccenda. (PA)

Egitto

Nella città di El Kosheh la situazione è esplosiva

Il 5 giugno il cristiano egiziano Arsal Shaibub (38 anni) di El Kosheh, un paese nel sud dell'Egitto, è stato condannato alla pena disumana di quindici anni di lavori forzati a regime severo. E' stato ritenuto colpevole dell'assassinio di due cristiani copti il 14 agosto 1998. Secondo i cristiani egiziani è una sentenza politica. Durante le indagini sono stati torturati centinaia di cristiani, uomini, donne e bambini, per estorcere una falsa confessione. La condanna è basata sulla testimonianza di due uomini che hanno dichiarato di aver testimoniato sotto tortura. Probabilmente l'assassinio è stato perpetrato da musulmani fondamentalisti.

La causa ha suscitato un forte malcontento a El Kosheh, un paese prevalentemente cristiano. Le tensioni tra cristiani e musulmani sono esplose verso capodanno: in una sommossa sono stati uccisi 21 cristiani, una chiesa è stata saccheggiata e 104, fra negozi e case di cristiani, sono stati arsi. Un solo musulmano ha perso la vita, ucciso accidentalmente da un altro musulmano. Inoltre sono stati saccheggiati e incendiati 18 chioschi di legno.

I cristiani danneggiati hanno ricevuto con difficoltà qualche risarcimento dal governo; i musulmani invece hanno potuto sostituire i loro chioschi di legno distrutti, con fabbricati di muratura. Per giunta quei chioschi di legno erano illegali perché costruiti senza alcun permesso. Così il malcontento fra i cristiani è ulteriormente aumentato, ed El Kosheh rimane una polveriera. Il consiglio comunale conta 18 musulmani e 3 cristiani, benché il 75 per cento del paese sia cristiano. (CD)

Sudan

Oltre 200.000 persone sono affluite ad una campagna evangelistica in Sudan

Nella settimana fra il 24 e il 29 aprile si è svolta una campagna evangelistica senza precedenti a Khartoum. Con la piena collaborazione del governo islamico, 148 chiese sudanesi si sono accordate per sostenere l'evangelizzazione. Abbiamo sospeso la pubblicazione di queste notizie finché fossero confermate dai nostri collaboratori in Sudan. Ora sappiamo che non sono esagerate. Gli organizzatori della missione "Christ for all nations" avevano previsto 30.000 presenze sulla Piazza Verde nel cuore della città. Le notizie dei risultati si sono sparse velocemente, con il risultato che l'ultimo giorno sono affluite oltre 200.000 persone, fra cristiani e musulmani.

I militari hanno protetto l'oratore giorno e notte da eventuali attentati di musulmani estremisti. Il presidente Omar al Bashir ha difeso la sua decisione di permettere questa manifestazione cristiana dichiarando che in Sudan il cristianesimo è arrivata prima dell'islam. (PA)

Mondo musulmano

La guerra santa

I musulmani moderati asseriscono che la jihad (guerra santa) non sia altro che la lotta interiore che si deve sostenere per condurre una vita giusta. I musulmani militanti però sostengono un'opinione totalmente diversa. Per loro la jihad è la lotta armata contro i kafir (increduli).

Indonesia - Oltre diecimila combattenti della Laskar-jihad hanno avuto un addestramento militare a Bogor (Giava) per essere successivamente trasportati alle isole Molucche con l'incarico di sterminare i cristiani. Al momento oltre 3.000 persone sono già state uccise in questa guerra santa. L'esercito fa poco per proteggere i cristiani, perché è composto prevalentemente di musulmani che simpatizzano per i combattenti della jihad. Perciò i massacri continuano. Eppure, sull'isola di Ambon molti combattenti si sono arresi alle autorità. Si sentono ingannati dalla Laskar-jihad che li aveva arruolati per dare soccorsi umanitari e spirituali ai musulmani di Ambon, mentre all'arrivo hanno scoperto che in realtà dovevano imbracciare le armi. Preferiscono tornare a Giava.

Nigeria - Dall'autunno del 1999 infuria apertamente una guerra santa contro i cristiani nigeriani. A febbraio e a maggio migliaia di persone sono morte nella città di Kaduna nel nord del paese, e circa 200.000 abitanti sono fuggiti. La jihad si è scatenata dopo l'introduzione della sharia (legislazione islamica) in alcune province settentrionali malgrado l'opposizione dei cristiani e del governo federale centrale.

Sudan - Dal 1993, la guerra contro i cristiani nel sud del Sudan si chiama ufficialmente "jihad". Due milioni di persone sono morte in questa jihad, e altre cinque milioni sono fuggite. (PA)


Fronte interno

12 novembre 2000

Giornata Internazionale di Preghiera per la Chiesa Perseguitata

Una percentuale notevole della Chiesa è sottoposta a discriminazioni, vessazioni e persecuzioni di ogni tipo. Il 12 novembre la Chiesa "libera" pregherà per tutti i fratelli sofferenti. Fallo anche tu unendoti a noi da casa tua. Con l’AEI (Alleanza Evangelica Italiana) nella zona Nord Est abbiamo organizzato una riunione a Vicenza, Leva degli Angeli, 11 Auditorium F. Canneti, tel. 0444 32 67 41

E-Mail news

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Mandaci la tua E-Mail (se non ce l’hai mandaci quella di un fratello), riceverai settimanalmente l’ultima notizia, appelli urgenti, richieste di preghiera. In questo modo potremo rispondere immediatamente con la preghiera per sostenere i nostri fratelli in difficoltà.

Attenzione: il servizio di e-mail di cui abbiamo parlato sopra sostituisce il servizio fornito alle cosiddette "antenne", perciò coloro che ricevevano le notizie via posta non le riceveranno più. Chi non avesse un indirizzo di posta elettronica potrebbe appoggiarsi ad un amico (credente).

Aiutate il Sudan a sopravvivere

Una spietata "guerra santa" infuria contro i cristiani sudanesi. E da quando nel Sud è stato trovato il petrolio, questa guerra si è ulteriormente inasprita. Gli abitanti del Sud vengono scacciati dai loro territori con l'uso delle armi più moderne. Nel 1998 avete contribuito generosamente al nostro progetto "Soccorso d'emergenza per il Sudan", al punto che le vostre offerte bastano ancora adesso a pagare i voli per la consegna di cibo e medicine nelle zone disastrate.

Però, il denaro per le Bibbie e per i corsi d'addestramento è quasi esaurito. Anche voi sarete convinti che la sopravvivenza spirituale sia importante quanto quella fisica! Perciò vi chiediamo questa volta di sostenere il progetto che ci permetterà di consegnare Bibbie ed altri libri e organizzare i corsi di formazione pastorale.

Volete aiutarci nuovamente? Allora sostenete il nostro progetto "Sudan".

Sostenete il nostro progetto "Sudan"!


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