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Nella guerra o nella pace... - di Lino Cavone
Mentre scrivo mancano solo poche ore alla scadenza dell'ultimatum che Bush ha imposto a Saddam Hussein e molto probabilmente la guerra sarà iniziata ancora prima che questo editoriale sia stampato.
Sicuramente fra i molti abbonati di Porte Aperte ci saranno coloro che sono favorevoli all'intervento di Bush e ritengono giusto punire un dittatore come Saddam. Ci saranno anche quelli che invece ritengono altrettanto ingiusto il ruolo di cui si è appropriato il presidente degli Stati Uniti.
Porte Aperte non ha mai preso posizioni politiche né denominazionali e, benché anch'io abbia un'opinione in proposito, non la esprimerò. Non voglio prendere una posizione in merito alla guerra, ma voglio mantenere la posizione nei confronti di tutti coloro che soffrono a causa della loro fede.
Questo conflitto porterà certamente dei cambiamenti enormi nel mondo, non solo la geografia potrà essere modificata, ma anche le coalizioni e le alleanze. Sono sempre più evidenti due schieramenti identificabili grosso modo in mondo islamico e mondo occidentale, che molti musulmani tendono a considerare loro naturale nemico.
In questo momento penso a quante persone pagheranno care le scelte dei loro leader. Ogni guerra porta con sé un carico enorme di vite umane, di distruzione e di sofferenza. Poi ci saranno le conseguenze indirette di questo conflitto, non possiamo prevedere dove arriverà l'odio fanatico degli integralisti islamici. Come ho già accennato loro identificano il nemico dell'Islam in tutto ciò che ha a che fare con Israele e con l'Occidente, che accostano automaticamente al cristianesimo.
Gli integralisti non fanno alcuna differenza fra i cristiani nominali e quelli disposti a dare la vita per Cristo, loro non sanno neppure cosa significhi l'espressione "nato di nuovo". Per questo ristretto, ma pericoloso gruppo di integralisti, siamo nemici ed ostacoli allo sviluppo dell'Islam e faranno di tutto per toglierci di mezzo.
Questa guerra non farà altro che esasperarli ulteriormente contro gli occidentali ed i primi a farne le spese saranno tutti quelli che vivono vicino a loro. I missionari e tutti i cristiani nei paesi musulmani saranno particolarmente in pericolo e mi sembra fin troppo facile prevedere una escalation di violenze nei loro confronti.
Inoltre i cristiani indigeni, anche se appartenenti alle culture arabe o orientali, saranno accomunati agli occidentali e quindi visti come nemici, anzi saranno considerati rinnegati, o addirittura collaborazionisti.
Come cristiani non possiamo rimanere insensibili alle difficoltà che incontreranno, siamo chiamati ad identificarci con tutti i nostri fratelli, indigeni o stranieri, che vivono nelle nazioni islamiche. L'identificazione con loro non può lasciarci inattivi, essa è il primo passo necessario per poterli aiutare.
Identificazione significa mettersi nei loro panni, per capire come vivono, per provare il loro dolore e condividerlo. Sono convinto che se non avvertiamo il loro dolore non potremo fare molto per loro, il semplice sapere che soffrono è troppo poco.
Il troppo dolore, col quale veniamo a contatto giornalmente attraverso la conoscenza di quanto avviene nel mondo, ci ha probabilmente cauterizzato e resi insensibili. Invece dobbiamo sforzarci di avvertire la sofferenza che prova una mamma che perde un figlio, quello di una donna che perde il marito. Dobbiamo provare sulla nostra pelle la sofferenza di un fratello in carcere, le discriminazioni dei loro figli...
Se conosciamo la situazione possiamo pregare per loro, se sentiamo il loro dolore allora piangeremo per loro e invocheremo l'intervento di Dio, Gli diremo che sono i nostri fratelli e che vogliamo che la loro sofferenza abbia fine. Per qualcuno di loro ci sarà una liberazione ed allora potremo provare e condividere anche la loro gioia.
Questo significa essere fratelli, lottare fianco a fianco nella stessa direzione. Al di sopra delle scelte politiche o delle posizioni dottrinali abbiamo il dovere di sostenere i nostri familiari spirituali che soffrono, soprattutto coloro che hanno l'unica colpa di amare Dio.
Nella guerra o nella pace Porte Aperte continuerà a rimanere al fianco dei cristiani perseguitati, per sostenerli e per metterli in grado di resistere e testimoniare Cristo là dove Dio li ha posti.
Fra le tante incognite ricche di conseguenze tutt'altro che auspicabili che, anche a causa di questa guerra, dovremo affrontare, rimane la certezza del nostro mandato. La Chiesa perseguitata avrà sempre bisogno di fratelli disposti a pregare e ad agire per loro e, comunque vadano le cose, ci troverà sempre al loro fianco.
Il nostro obiettivo rimarrà quello di sostenere tutti coloro che soffrono a causa del Vangelo. Però non possiamo farlo senza le tue preghiere e senza il tuo aiuto prezioso, rimani schierato insieme a noi al fianco dei cristiani perseguitati.
Pregate ogni giorno
"Io ho esaudito la tua preghiera". (I Re 9:3)Fronte interno
1 maggio Avrete notato che ogni volta che inizia un nuovo mese vi chiediamo di pregare per la nostra missione. Siamo consci che il nostro ministero non ha alcun senso se non viene guidato dallo Spirito di Dio. Pregate che, soprattutto le persone fra noi che devono prendere importanti decisioni, sappiano lasciarsi guidare da Dio.
2 maggio Pregate anche per tutti i nostri collaboratori, alcuni di loro vivono spesso situazioni di pericolo per incontrare i fratelli che vivono dove la persecuzione infuria. Hanno bisogno di protezione, pregate che Dio accampi i Suoi angeli intorno a loro.
3 maggio Infine vi chiediamo di pregare anche per le famiglie di tutti i nostri collaboratori. Oggi più che mai il nostro nemico sta attaccando le famiglie dei cristiani con l'intento di distruggerle, e cerca di colpire particolarmente le famiglie di coloro che hanno impegni spirituali.
Egitto
4 maggio Sta notevolmente crescendo la pressione sugli ex musulmani convertiti a Cristo, per spingerli a ritornare all'islam. Sempre più spesso vengono denunciati dai familiari e rinchiusi in carcere senza un regolare processo. Pregate per loro.
5 maggio Pregate affinché il governo non si lasci condizionare dalle fazioni fondamentaliste, che mantenga i diritti umani e li faccia rispettare.
Giordania
6 maggio Siham Qandah si è nuovamente nascosta. Rischia l'arresto perché rifiuta di cedere i suoi figli a un tutore islamico. Dietro le quinte ci si impegna molto per lei. Pregate per una soluzione, in modo che lei possa mantenere la tutela dei suoi figli e dare loro un'educazione cristiana.
7 maggio Pregate per il re Abdullah II. Egli simpatizza con i cristiani del suo paese, ma deve lottare contro un potente movimento di musulmani fondamentalisti.
8 maggio Già dal 1991 i cristiani giordani si impegnano attivamente per l'accoglienza dei profughi dall'Iraq e da altre nazioni. Questo comporta un peso enorme per questa piccola minoranza, ma facendolo danno un'ottima testimonianza. Pregate affinché ricevano i mezzi necessari e che Dio alimenti in loro il Suo amore per portare avanti questo impegno gravoso.
Penisola araba
9 maggio In Arabia Saudita persino agli operai stranieri non è permesso andare in chiesa e l'evangelizzazione è severamente proibita. Eppure ci sono credenti stranieri che lo fanno ugualmente. Alcuni sono andati in Arabia Saudita appositamente con questo scopo. Corrono rischi enormi per l'Evangelo. Pregate affinché Dio li protegga e conceda molto frutto al loro lavoro.
10 maggio Il Qatar è conosciuto come un paese musulmano abbastanza tollerante. Eppure il mese scorso è stato espulso un operaio indiano con sua moglie e suo figlio. L'uomo lavorava da 22 anni in Qatar ed era un membro attivo della sua chiesa. Pregate per Stanislas Chellappa, che ora deve cercare di trovare lavoro nella povera India.
11 maggio Pregate per i familiari di Martha Myers, William Koehn e Kathleen Gariety, i tre missionari americani che lo scorso 30 dicembre sono stati uccisi in un ospedale a Jibla, una città yemenita. Il pluri omicida, che era stato addestrato in Afghanistan, ha dichiarato alla polizia di averlo fatto "per purificare la sua religione e per avvicinarsi ad Allah", e anche "perché gli americani predicano il cristianesimo in una nazione islamica".
12 maggio Gli altri membri del personale americano dell'ospedale yemenita hanno fatto sapere di voler rimanere. Pregate anche per questi credenti coraggiosi. Uno di loro ha detto: "Non possiamo permettere che qualche sicario ci trattenga dal fare ciò che Dio ci chiede. Vi chiediamo di pregare affinché la vita degli uccisi non sia stata sprecata inutilmente e che Dio porti a termine tutti i Suoi piani per lo Yemen ".
Nigeria
13 maggio Questo mese ci sarà l'elezione del presidente. Ci sono due candidati, un cristiano del sud ed un musulmano del nord. Già ora la religione sta causando lotte feroci, ma con ogni probabilità la situazione peggiorerà ancora durante le elezioni. Pregate affinché gli animi non si infuochino e che non ci siano altri massacri. La Nigeria ne ha già avuti troppi negli ultimi anni dopo l'introduzione della sharia nel nord.
14 maggio Malgrado le sommosse religiose poco edificanti ci sono dei musulmani che si convertono a Cristo. Pregate per coloro che in queste circostanze pericolose si espongono a grossi rischi predicando il Vangelo dell'amore di Dio a coloro che li considerano nemici.
15 maggio Disponiamo di un corso intitolato "la testimonianza interculturale della fede". Pregate per questo corso e per i responsabili di chiesa che lo stanno seguendo.
Sudan
16 maggio Pregate per la pace nel Sudan. La guerra civile impoverisce la popolazione nel nord e devasta il paese nel sud. Milioni di profughi aspettano con ansia il momento in cui potranno tornare alle loro terre d'origine.
17 maggio Pregate per l'evangelista Mozes che recentemente è tornato al suo villaggio sulla linea del fronte. Porte Aperte gli ha fornito i materiali edili e i generi alimentari più necessari per aiutarlo a ricostruire la sua capanna. Con l'aiuto di altri evangelisti adesso lavora nella tribù dei Buya. Soffrono molte privazioni, ma dicono che Dio sta benedicendo il loro lavoro.
18 maggio Pregate per tutti i profughi sudanesi che non vogliono aspettare e che tornano già ora ai loro villaggi, benché la guerra non sia ancora finita. Lì non dispongono di acqua, gas, elettricità o telefono. Persino le strade mancano. Inoltre rischiano ogni momento di essere colpiti da sparatorie o da bombardamenti. Non possiamo immaginare le circostanze in cui vivono.
19 maggio Pregate per i volontari nei campi profughi. Ogni giorno devono affrontare la miseria più squallida e loro stessi subiscono molte privazioni.
Etiopia
20 maggio I leader evangelici Kiros Meles e Abebayeh Desalegn finalmente sono
stati rilasciati il 7 marzo. Hanno trascorso 10 mesi senza accuse formali nel carcere della città di Maychew, nel nord dell'Etiopia. Ringraziate il Signore per questa liberazione.
21 maggio In questo paese gli evangelici sono perseguitati più dalla chiesa di stato che dai musulmani. E' una vergogna per il corpo di Cristo ed una pessima testimonianza. Pregate affinché i sacerdoti ortodossi considerino il Vangelo di Gesù Cristo più importante della loro posizione di potere.
22 maggio Nel paese c'è nuovamente carestia. Il governo si è impoverito a causa della guerra che ha combattuto contro l'Eritrea, al punto che non ha più soldi per lottare contro la fame. L'Etiopia è fra i dieci paesi più poveri del mondo. Pregate affinché i soccorsi internazionali finiscano nel posto giusto e siano distribuiti onestamente.
Indonesia23 maggio Pregate per la pace fra i cristiani e i musulmani a Sulawesi e sulle isole Molucche. Tuttora ci sono agitatori che provocano nuovi disordini.
24 maggio Benché il Laskar Jihad sia stato sciolto, altri combattenti islamici sono arrivati ad Ambon con il traghetto. I cristiani temono una nuova ondata di terrore. Pregate per la pace.
25 maggio Vi chiediamo di pregare per il pastore Damanik. Questo pacifico responsabile dei cristiani a Sulawesi è stato arrestato e accusato di possesso di armi e di provocazione. Lo trattano in un modo privo di qualsiasi forma di giustizia. Verso la fine di dicembre hanno cercato di avvelenarlo in carcere.
26 maggio La pace senza la giustizia non è pace. Jafar Umar Thalib, il capo del Laskar Jihad, è stato assolto "per mancanza di prove". Il pastore Reynaldi Damanik sarà probabilmente condannato a vent'anni di reclusione in base a false accuse. Pregate affinché in Indonesia cominci a regnare la giustizia.
27 maggio Numerose chiese sono state chiuse o distrutte in tutta l'Indonesia. Di rado i cristiani sono sufficientemente protetti dalle autorità. Pregate affinché il governo indonesiano protegga le minoranze.
28 maggio I papua (gli abitanti dell'Irian Jaya) hanno ricevuto molta autonomia sotto il governo dell'ex presidente Wahid. Le promesse sono state belle, ma il governo odierno cerca di ritornare alla situazione di prima. Pregate affinché i papua non siano più oppressi. Già ora si sentono come stranieri nella loro patria a causa del colore della loro pelle e della loro fede cristiana.
Filippine29 maggio Pregate per Naomi Cruz (25 anni). Suo marito Lemuel (27 anni) ha proclamato per quattro anni il Vangelo fra i Kalagan, una tribù islamica vicino a Davao. Il 17 gennaio è stato assassinato.
30 maggio Sulle isole meridionali delle Filippine c'è una lotta continua fra l'esercito governativo e i guerriglieri del movimento islamico di secessione capeggiato da Abu Sayyaf. Questa fazione mantiene il terrore su alcune isole, fra cui Jolo e Tawitawi. I pochi cristiani che ci sono quasi non ce la fanno più. Pregate per loro.
31 maggio Pregate per gli evangelisti fra i Sama. Continuano la loro testimonianza in condizioni molto dure. Grazie a loro però molti si convertono a Gesù Cristo.
Fronte interno
12 giugno Come di consueto vi chiediamo di pregare per tutti i nostri collaboratori. Anno bisogno di protezione nel loro lavoro spesso rischioso.
34 giugno Pregate per i leader di Porte Aperte, spesso devono prendere importanti decisioni. Chiedete che Dio doni loro la saggezza e la sensibilità necessaria per condurre la missione.
Da questo numero il Magazine sarà pubblicato in forma ridotta,
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