RSS Crc.fm
 
 
Porte Aperte - al servizio dei cristiani perseguitati
Magazine
Dicembre 2002
n°108

© 2002 Open Doors International
Materiale pubblicato con permesso

Indice dei Numeri on-line


E adesso cosa succederà? - di Lino Cavone

Il mondo ha assistito col fiato sospeso alla "liberazione" degli ostaggi nelle mani dei terroristi ceceni a Mosca. L'operazione piuttosto discussa, ma brillante secondo alcuni, ha causato, la morte di oltre un centinaio di persone fra gli ostaggi.

Dopo l'11 settembre dello scorso anno dobbiamo registrare un'intensificazione degli attentati; solo nell'ultimo mese ne contiamo uno in Indonesia, uno nelle Filippine ed ora uno in Russia, senza considerare gli echi giornalieri che ci giungono da Israele. Il terrorismo di matrice islamica sta minacciando il mondo intero e nomi come Bin Laden e Al Quaeda risuonano continuamente.

Si vanno delineando sempre più due blocchi contrapposti: da una parte l'universo (seppur molto variegato) islamico, e dall'altra l'intero occidente. L'odio viene alimentato sapientemente e, da entrambe le parti, la tensione cresce. Ad alcuni sembra inevitabile uno scontro diretto dalle conseguenze atroci.

Molti altri, sulla base della tolleranza e dell'amore, cercano di accettare le persone diverse da loro e di accomunarci tutti, sulla base di uno stesso Dio, che vuole assolutamente pace, amore ed ogni altro bene per l'uomo. Credo che, pur desiderando la pace e l'armonia con tutti, sia doveroso tenere comunque conto che ci sono diversità sostanziali fra i due gruppi coinvolti. Non abbiamo una stessa base dottrinale ed i nostri "Dii" non dicono le stesse cose.

La maggior parte dei musulmani sono persone come la maggior parte dei cristiani, con gli stessi ideali e la stessa voglia di vivere una vita tranquilla. Però è necessario conoscere bene cosa vogliono certe frange integraliste islamiche. Questi gruppi sono alimentati dall'odio e dall'obiettivo di propagare l'Islam in tutto il mondo, con qualunque metodo.

Come ha sempre fatto Gesù dobbiamo amare il nostro prossimo, compresi i terroristi, ma respingere ogni forma di peccato e di male. Dobbiamo essere mansueti e tolleranti verso il diverso, ma assolutamente intolleranti verso ciò che Dio non tollera. Non può esserci posto fra i cristiani per quel tipo di amore sdolcinato che accetta ed approva tutto purché lo ritenga giusto.

In questo mondo di relativismo i cristiani veri sono chiamati a proclamare l'Assoluto e tutto ciò che viene da Lui, ma devono anche dimostrare, con coerenza, ciò che per troppo tempo la religione ha detto senza far vedere.

I cristiani devono comprendere una volta per tutte che non sono questi atti di integralismo terroristico che portano alla guerra. In realtà siamo da sempre coinvolti in una guerra spirituale molto più atroce e dannosa di quelle a cui la televisione ci ha ormai abituati.

L'apostolo Paolo, metteva in guardia gli efesini già duemila anni fa, avvertendoli che il loro combattimento non era diretto contro carne e sangue, ma contro le forze spirituali della malvagità, presenti nell'aria intorno a loro. Mi rendo conto che affermazioni come questa possano sembrare anacronistiche oggi, eppure non c'è niente di più attuale della Bibbia, essa insegna come dobbiamo reagire e quale atteggiamento adottare.

Ogni volta che ci soffermiamo su chi conduce questi atti di terrorismo o vuole provocare sconvolgimenti politici, non colpiamo il nostro vero nemico e credo sia inutile anche riempirci la bocca di belle parole come tolleranza, amore etc. Dobbiamo tirare fuori tutta la nostra grinta e lottare, non contro le persone, ma in preghiera, contro queste entità spirituali che vogliono la distruzione completa della Chiesa.

Dio ci ha dotato di armi efficaci per contrastarle, è ora che la Chiesa si scuota e sappia vedere oltre le apparenze ciò che succede nel mondo spirituale, non in un cielo lontano, ma proprio intorno a noi. Non sono esperto in escatologia e non sono in grado di affermare cosa succederà nell'immediato futuro, ma so che Dio ci sta chiamando a prendere posto nel Suo esercito per lottare contro le potenze spirituali senza mai dimenticare di amare il nostro prossimo e persino il nostro nemico, che solo così potremo conquistare.

E non dimentichiamo che nei posti dove la battaglia imperversa, ci sono molti nostri fratelli che stanno soffrendo. Anche per loro dobbiamo lottare in preghiera, chiedendo a Dio di renderli capaci di testimoniare la loro appartenenza a Cristo in qualsiasi circostanza. Dobbiamo anche rifornirli di armi appropriate per portare avanti con efficacia questa guerra spirituale.

Quindi nel futuro di Porte Aperte, comunque vadano le cose, ci sarà un impegno costante nel portare Bibbie, tenere corsi biblici e sostenere la Chiesa perseguitata con tutti i nostri mezzi, perché la loro sconfitta sarebbe una sconfitta del Corpo di Cristo e quindi anche la nostra sconfitta.

Ti ringrazio perché stai lottando con noi.


Una serie di miracoli

I cristiani pakistani erano già da tempo obiettivo del terrorismo islamico. Da un anno anche i cristiani stranieri (soprattutto gli americani) sono un bersaglio da colpire.

Sono già stati perpetrati parecchi attentati sanguinosi a chiese, ospedali e scuole cristiani. Dopo l'attentato del 9 agosto scorso ad un ospedale cristiano a Taxila, il governo pakistano ha consigliato alle istituzioni cristiane di proteggere i loro edifici con sacchi di sabbia e di assumere guardie armate, oppure di munirsi loro stessi di armi. I cristiani vivono nel terrore. Alcuni missionari hanno già lasciato il paese ed è esattamente ciò che i terroristi vogliono.

Bambini

Diverse persone ci hanno raccontato come si è svolto l'attentato del 5 agosto alla scuola cristiana per bambini stranieri a Murree. 150 bambini la frequentano e i terroristi avevano l'intenzione di ucciderne il maggior numero possibile, ma nessuno di loro è stato ferito. Purtroppo, sono stati assassinati sei pakistani fra il personale della scuola. Georg Taubmann, il capogruppo degli "otto prigionieri di Kabul", ha affermato che si è verificata una serie di miracoli. Le varie lettere che abbiamo ricevuto, descrivono quei miracoli.

"Verso le undici del 5 agosto tre terroristi si sono introdotti attraverso il portone principale nel terreno della scuola che è cinto da un muro. La guardia davanti al portone è stata subito uccisa, così anche una persona che casualmente passava di lì. Tutti i 150 scolari in quel momento si trovavano all'interno del complesso. Una classe stava facendo lezione all'aperto. L'insegnante di quella classe però aveva lavorato in Afghanistan; al rumore dei primi spari ha fatto immediatamente rientrare in classe gli studenti. Sparando come matti i terroristi sono penetrati nell'area della scuola.

Il primo edificio che hanno incontrato è stato la chiesa, che durante la settimana è usata come ufficio e come aula. Lì dentro c'erano molti bambini e la porta era ancora aperta, ma i terroristi sono passati senza badarci dirigendosi verso l'edificio principale, dove si aspettavano di trovare la maggior parte dei bambini. Hanno ucciso il receptionista pakistano. Hanno visto anche una donna filippina che era venuta per visitare il figlio che studia in quella scuola. La donna non è riuscita a fuggire e da lontano i terroristi le hanno sparato. La donna ha sentito le pallottole sibilarle vicino, ma è rimasta ferita soltanto ad una mano. Una guardia che ha osato soccorrerla è stata subito falciata. Però è riuscito a distrarre i terroristi, così la donna è riuscita a ripararsi dentro l'edificio. 'Abbiamo contato venti fori di pallottole nel muro', ha scritto Taubmann, 'e molte altre devono essere finite al di là del muro'. Più tardi la donna ha raccontato di aver avuto la sensazione che 'qualcuno la circondava'. Inoltre aveva visto due guardie davanti a sé, ma lì vicino non c'erano state guardie. 'Erano guardie che Dio aveva mandato per proteggerla. E' un vero miracolo che lei non sia stata uccisa', ha scritto Taubmann.

Scuola materna

I terroristi hanno attraversato velocemente il parco giochi verso l'edificio delle elementari dove hanno cercato di entrare. I bambini della scuola materna, che stavano giocando fuori, sono riusciti appena in tempo a ripararsi prima di essere visti. Un collaboratore pakistano invece è stato scoperto dai terroristi, ma anche lui è riuscito a fuggire in un edificio... attraverso l'unica porta che gli insegnanti avevano dimenticato di chiudere a chiave. I terroristi lo hanno inseguito entrando per la stessa porta, ma si è chiuso nel gabinetto. I terroristi non sono riusciti a forzare la porta. Perciò hanno scaricato i loro fucili sparando attraverso la porta chiusa, senza riuscire a colpire il pakistano. Oltre al gabinetto i terroristi hanno trovato solo un'aula vuota. Lì normalmente avrebbero potuto trovare molti bambini, ma erano da poco andati in un altro locale per vedere un film.

Poi i terroristi sono andati nell'edificio principale. Nella fretta hanno cercato di superare una porta non molto robusta, che dà accesso alla sala da pranzo, per andare direttamente verso l'entrata principale. Fortunatamente i fratelli erano riusciti a chiuderla giusto in tempo. Quella porta però non è molto robusta e anche la sua serratura non è resistente, eppure non sono riusciti ad aprirla. Hanno cercato di sfondarla ed hanno sparato alla serratura, ma invano. Non hanno capito che quella porta si apre tirando verso l'esterno, mentre loro cercavano di sfondarla verso l'interno! Se fossero riusciti ad entrare avrebbero avuto accesso in un'aula dove si erano rifugiati molti scolari. I bambini si erano sdraiati per terra e sotto le panche. Sono riusciti a stare così in silenzio per due ore, finché i militari accorsi in aiuto li hanno convinti che il pericolo era passato.

Di fronte all'edificio principale c'è un altro stabile che era affollato dai bambini delle elementari. Benché la porta d'entrata fosse stata chiusa in tempo, i terroristi avrebbero potuto sfondarla facilmente perché è molto leggera. Ma non hanno neppure guardato quell'edificio. I bambini lì dentro stavano zitti, nessuno piangeva o diceva niente, pur sentendo gli spari. Se un solo bambino avesse aperto la bocca, i terroristi avrebbero potuto fare una strage. La loro attenzione però era fissa sull'edificio principale. Correndoci intorno hanno crivellato i vetri di colpi da tre lati. In seguito sono corsi verso il muro di cinta. Conoscevano esattamente il punto dove il muro era più basso, lo hanno scavalcato e si sono dileguati nel bosco. Lungo il loro percorso hanno ferito ancora un altro collaboratore ed ucciso il falegname, che cercava di nascondersi, nonché il cuoco. Quel cuoco lavorava già da anni per la scuola ed era molto amato dalla maggioranza dei bambini. Nessuno ha avuto il coraggio di muoversi, finché non sono arrivati i militari che verso l'una hanno annunciato il cessato pericolo. I soldati sono arrivati troppo tardi per poter catturare gli attentatori ma, nel bosco hanno trovato quattro fucili AK–47 e una scatola di granate.

Il giorno successivo sono stati notati tre uomini sospetti che cercavano di attraversare il fiume Jhelum. Gli abitanti del villaggio (probabilmente islamici) li hanno messi alle strette, cosicché hanno dovuto ritirarsi su un isolotto nel fiume. Uno dei tre ha confessato che erano stati loro a perpetrare l'attentato a Murree. Quando hanno capito di essere in trappola si sono suicidati con l'ultima granata in loro possesso. Ai loro funerali erano presenti migliaia di musulmani che hanno celebrato i terroristi come degli eroici martiri per l'islam. Il loro atteggiamento ha allarmato i cristiani locali".

Soccorritori

Malgrado tutte le minacce, i cristiani pakistani continuano a diffondere la loro luce, "affinché gli uomini vedano le loro buone opere e glorifichino il Padre che è nei cieli" (Matteo 5:16). Porte Aperte continua ad aiutare questi credenti sostenendo varie iniziative. Alcuni di questi, come i progetti di alfabetizzazione per i cristiani più poveri, godono anche il sostegno del governo pakistano. Perciò possiamo parlarne liberamente. Altri progetti invece non sono graditi dalle fazioni fanatiche degli islamici e per questo non possiamo parlarne. Ciò non significa però che quei progetti siano meno importanti.


Pregate ogni giorno
"Se dici: 'Ma noi non ne sapevamo nulla!...' Colui che pesa i cuori non lo vede forse? Colui che veglia su di te non lo sa forse? E non renderà Egli a ciascuno secondo le sue opere?" (Proverbi 24:12)

Fronte interno

1 dicembre – Come all'inizio di ogni mese, vogliamo chiedervi di pregare per tutti i nostri collaboratori. Il lavoro che svolgiamo spesso ci porta a contatto con situazioni molto pericolose ed abbiamo bisogno della protezione di Dio. Abbiamo anche bisogno della Sua saggezza per non mettere in difficoltà i nostri fratelli che vivono dove la persecuzione è più dura.

2 dicembre – Vi chiediamo di pregare anche per le famiglie dei nostri collaboratori. Quando il diavolo riesce ad attaccare loro, attacca indirettamente i fratelli coinvolti nella missione e quindi tutto il lavoro di Porte Aperte può subirne delle conseguenze.

Eritrea

3 dicembre – Tutte le chiese protestanti dell'Eritrea sono state chiuse per ordine delle autorità. Solo le chiese luterane ed ortodosse hanno l'autorizzazione per continuare le loro attività. Ora devono chiedere nuovamente le autorizzazioni, dopo di che potranno riaprire i battenti. Pregate affinché le loro richieste di regolarizzazione non vengano ostacolate da chi non vede di buon occhio le loro attività. La Chiesa Ortodossa ha interesse di impedire l'operatività delle chiese protestanti.

Sudan

4 dicembre – Tutte le parti coinvolte nel conflitto utilizzano armi moderne. I combattimenti svoltisi attorno alla città di Yalbor alla fine di luglio hanno lasciato 2.000 civili morti. Pregate affinché questa guerra, che ha visto già così tante vittime, possa terminare presto.

5 dicembre – La scorsa estate era stato siglato un accordo di pace provvisorio fra l'Esercito di Liberazione Sudanese (SPLA) e il governo di Khartoum. Era molto promettente: prevedeva che la Sharia non sarebbe stata adottata nel sud, i residenti del sud potrebbero avere un governo interno ed entro sei anni si dovrà decidere per la totale indipendenza. Ma non tutto è stato risolto. Pregate affinché questa volta la pace sia veramente raggiunta e non si tratti dell'ennesimo accordo di pace che nessuno rispetta.

6 dicembre – Ringraziate Dio che l'ex musulmano, convertitosi a Cristo, Aladin Omer è riuscito a lasciare il paese e gli è stato promesso asilo in Canada. Pregate affinché possa raggiungere sano e salvo quel paese e possa stabilirvisi nonostante lo shock culturale.

7 dicembre – Continuate a pregare per Mohammed Omer Saîd. Dopo che la polizia segreta lo ha torturato, strappandogli addirittura tre unghie per costringerlo a ritornare all'islam, è uscito dalla prigione, ma è sempre chiuso in casa ed è depresso. Di fatto, è tuttora un prigioniero.

8 dicembre – Abdel Moniem ha bisogno delle vostre preghiere. Qualche tempo fa si è convertito dall'islam a Gesù. A causa della conversione ha perso sua moglie che è tornata a vivere dai genitori, dove ha dato alla luce un figlio. Quando Abdel ha cercato di vedere suo figlio appena nato, è stato malmenato dai suoi cognati. Poco tempo fa si è convertita anche sua moglie. Immediatamente dopo, anche lei è stata picchiata dai suoi fratelli, al punto da dover essere ricoverata in ospedale, dove è stata curata per emorragie interne. Abdel ora è nascosto assieme alla moglie. Pregate per la loro sicurezza e per un cambiamento di atteggiamento da parte dei loro parenti.

Indonesia

9 dicembre – Pregate per il nostro "seminario di resistenza" che questa settimana si terrà a Tasikmalaya (Giava occidentale). Tasikmalaya è fra i distretti indonesiani che hanno chiesto al ministero degli interni il permesso di introdurre la sharia (la legge islamica).

10 dicembre – Pregate per il pastore Reynaldi Damanik. Egli è il segretario generale del sinodo protestante di Sulawesi centrale e ha firmato a nome delle chiese l'accordo di pace di Malino. Le autorità indonesiane l'hanno arrestato ed accusato falsamente di possesso di armi.

11 dicembre – Il pastore Damanik è molto amato fra i cristiani che si sono opposti in massa quando la polizia voleva arrestarlo la prima volta. Pregate affinché il governo tratti in modo imparziale il conflitto fra i cristiani e i musulmani sull'isola di Sulawesi.

12 dicembre – Pregate affinché la pace vacillante fra i cristiani e i musulmani a Sulawesi e nelle Molucche non sia turbata da agitatori.

13 dicembre – Ci preoccupiamo molto della situazione nella zona occidentale di Papua (Irian Jaya). Sempre più indizi fanno pensare che i musulmani fondamentalisti stiano tramando piani per fomentare lotte, tra i papua cristiani e gli immigrati islamici (per la maggior parte da Giava), con lo scopo di sradicare il cristianesimo da quella zona. Pregate affinché i papua non si lascino provocare e che i piani dei fondamentalisti siano sventati.

Pakistan

14 dicembre – I fondamentalisti islamici hanno dichiarato apertamente che attaccheranno i cristiani. Dall'11 settembre 2001 sono già stati perpetrati nove attentati ad istituzioni cristiane: scuole, chiese, ospedali, ecc. I cristiani si sentono odiati e minacciati. Pregate per loro.

15 dicembre – Il governo pakistano ha ammesso di non poter proteggere sufficientemente i cristiani dagli attentati. "Si difendano da loro", ha detto. Pregate affinché i cristiani pakistani siano protetti efficacemente, senza dover vivere costantemente nella paura.

16 dicembre – Pregate anche per i cristiani delle organizzazioni umanitarie, provenienti dall'estero. La scuola per i loro figli a Murree è stata chiusa e per il momento non sarà riaperta. Pregate per una soluzione che permetta a questi fratelli di rimanere in Pakistan.

17 dicembre – Pregate anche per i bambini della scuola a Murree, che sono stati testimoni di tanta violenza. Pregate affinché superino bene l'accaduto e non ne rimangano traumatizzati. Pregate anche affinché il loro amore per i pakistani e per gli afgani non ne risenta.

18 dicembre – Ringraziate il Signore perché Ayub Masih è potuto fuggire in una nazione sicura. Pregate affinché ora riesca ad ambientarsi bene. Altri profughi, come Gul Masih e Salamat Masih, hanno avuto grosse difficoltà nell'adattarsi in un paese straniero.

19 dicembre – Pregate per il giudice che ha assolto Ayub. Il giudice, che nel 1995 ha assolto Salamat Masih, è stato assassinato pochi mesi dopo.

Afghanistan

20 dicembre – Pregate per i membri delle organizzazioni umanitarie cristiane che sono ritornati in Afghanistan. Corrono tuttora grossi rischi, perché anche il nuovo regime ha ribadito che l'evangelizzazione degli afgani sarà punita come prevede la sharia, cioè con la pena di morte.

21 dicembre – Fra i numerosi profughi che ritornano in Afghanistan ci sono anche afgani che all'estero si sono convertiti a Cristo. Pregate affinché in patria possano continuare a confessare la loro nuova fede. Pregate affinché diano inizio ad una vitale Chiesa afgana.

22 dicembre – Pregate affinché il governo afgano osservi i diritti umani, incluso quello della libertà di religione.

23 dicembre – Pregate per i cristiani delle nazioni vicine che arrivano in Afghanistan per evangelizzare. Pregate affinché siano sufficientemente sostenuti ed incoraggiati.

Uzbekistan

24 dicembre – Pregate per la comunità cristiana di Mujnak. I suoi membri subiscono pressioni enormi da parte del governo e devono tenere culti in posti sperduti nel deserto.

25 dicembre – La diffusione di Bibbie e di libri cristiani diventa sempre più difficile in questo paese. Pregate per il nostro lavoro di distribuzione e per la protezione dei collaboratori coinvolti.

26 dicembre – Molti cristiani attivi hanno perso il loro lavoro o la loro casa. Pregate affinché Dio si prenda cura di loro e che non incontrino delusioni nella loro fede.

27 dicembre – La Chiesa uzbeca è molto giovane; la maggioranza dei credenti può dire con esattezza da quanti anni e mesi sono cristiani. Sono ferventi per Gesù, ma hanno poca esperienza nella fede cristiana. C'è bisogno di cristiani maturi e conduttori preparati. Pregate per loro!

Turkmenistan

28 dicembre – In questo paese centro asiatico le condizioni dei cristiani sono ancora più difficili di quelle del confinante Uzbekistan. Pregate per i cristiani che abitano nel villaggio Deinau, si sono dovuti nascondere dopo aver rifiutato di abiurare la loro fede.

29 dicembre – Alcuni cristiani sono quasi totalmente isolati dagli altri credenti. Per loro è molto difficile rimanere fermi nella fede. Pregate affinché riescano ad incontrare altri cristiani per poter scambiare esperienze con loro e incoraggiarsi a vicenda.

Fronte interno

30 dicembre – Anche quest'anno sta per concludersi. Molte cose sono avvenute ma abbiamo sempre visto la mano di Dio sul nostro lavoro. Ringraziamo Dio per averci permesso di lavorare al servizio del Signore migliore.

31 dicembre – Nell'ultimo giorno dell'anno vogliamo essere veramente riconoscenti a Dio. Ci ha permesso di fare ciò che ci eravamo proposti, ma ci ha anche protetto nei nostri viaggi ed in ogni occasione è stato al nostro fianco. Ringraziamo il Signore anche per l'insostituibile aiuto che ognuno di voi ci ha dato!

1 gennaio – Vogliamo mettere nelle mani del nostro Signore questo nuovo anno che ci sta davanti. Abbiamo bisogno ancora del Suo aiuto prezioso per continuare il lavoro che ci ha affidato. Abbiamo bisogno anche della Sua protezione su tutti i nostri collaboratori e sulle loro famiglie.

2 gennaio – Ringraziamo il Signore perché siamo ancora al Suo servizio. Spesso diamo per scontato ciò che abbiamo, ma tutto quello che Dio fa per noi è una grazia immeritata. Solo la Sua grazia può permetterci di rimanergli fedeli

Iran

3 gennaio – Due organizzazioni hanno cominciato a trasmettere programmi televisivi cristiani che possono essere captati con l'antenna parabolica. C'è molto bisogno di questi programmi. Pregate affinché queste trasmissioni non vengano disturbate e che molti iraniani riescano a sintonizzarsi su di essi.

4 gennaio – Ufficialmente le antenne paraboliche sono vietate, ma il controllo di questo divieto è poco rigido. Migliaia di musulmani guardano le trasmissioni straniere tramite ilsatellite. Pregate affinché l'Evangelo in questa maniera entri nelle case di molti musulmani.


News sulla Chiesa Perseguitata

Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa perseguitata

Verona – Il 10 novembre 2002 è stata la Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa perseguitata, patrocinata dall'Alleanza Evangelica Mondiale e giunta alla sua sedicesima edizione. Siamo molto grati al Signore per questa iniziativa che, anche quest'anno, ha riportato all'attenzione dei credenti evangelici di tutto il mondo i bisogni e le speranze di quanti soffrono a motivo della fede in Cristo.

Anche in Italia, l'Alleanza Evangelica ha organizzato riunioni di preghiera in varie città con una buona partecipazione di credenti da varie denominazioni. Alcuni di noi hanno avuto la gioia di presenziare a questi incontri per presentare le richieste di aiuto dei tanti fratelli e sorelle che nelle nazioni ostili al Vangelo vivono la persecuzione, la discriminazione, le violenze, l'allontanamento dagli affetti e la privazione della libertà.

Abbiamo anche gioito per le risposte del Signore, segno della Sua fedeltà e del Sua partecipazione alle nostre sofferenze ed alle nostre lotte. La liberazione di Ayub Masih, per esempio, è stata un grande motivo di gioia, un segno concreto della potenza di Dio. I bisogni sono tanti: pensiamo alle dure realtà in Asia, nei Paesi dell'ex Unione Sovietica, in Africa, in Medio Oriente, in America latina. E pensiamo anche a noi che, nella libertà di confessare la nostra appartenenza religiosa, non ci limitiamo ad azioni isolate e circoscritte nel tempo. La Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa perseguitata, infatti, non è e non deve rimanere un evento una–tantum. Oltre a rappresentare un'occasione in cui la chiesa del Signore si riunisce per focalizzare la propria attenzione su un unico soggetto (Matteo 18:19), vuole anche essere un contributo alla consacrazione ed all'impegno quotidiano per la causa del Regno di Dio.

Crediamo che il Signore saprà usare appuntamenti come questo per suscitare e motivare sempre più evangelici italiani disposti a fare qualcosa "in più" per la Chiesa che soffre. (PA)

Etiopi evangelici sotto tiro

Etiopia – Da aprile del 2002, due pastori evangelici si trovano in carcere a Maychew, una città nel nord dell'Etiopia. Prima del loro arresto ci sono state due giornate di violente sommosse, provocate dalla predica di un sacerdote ortodosso, che esigeva che tutti i cristiani evangelici fossero scacciati dalla città. Sotto la guida del sacerdote una folla di ortodossi ha assalito le cinque chiese evangeliche e le case di due pastori. Cercando di calmare la folla, la polizia ha sparato in aria. Una pallottola però è andata nella direzione sbagliata ed ha ucciso un ortodosso. Ora gli ortodossi accusano il pastore Kiros Meles della sua morte. Per calmare gli animi la polizia ha arrestato Meles, e due settimane dopo anche Abebayeh Desalegn, un altro pastore evangelico. I due fratelli si trovano tuttora in carcere. (PA)

Nono attentato ad una istituzione cristiana dopo l'11 settembre 2001

Karachi – Nella città portuale pakistana di Karachi sono stati assassinati sette collaboratori di una organizzazione umanitaria cristiana. Due sicari non identificati si sono intrusi in un edificio dell'Organizzazione per la Pace e la Giustizia. Hanno legato le vittime alle loro sedie e hanno sparato loro alla nuca. In seguito gli assassini sono riusciti a scappare. E' stato il nono attentato ad una organizzazione cristiana dopo i tragici eventi dell'11 settembre 2001. (CD)

Ayub Masih* è libero ed è fuggito in un paese sicuro

Pakistan – Lo scorso 15 agosto il cristiano pakistano Ayub Masih è stato assolto dalla Corte Suprema. Per parecchi anni Porte Aperte e altre organizzazioni per i diritti umani hanno lottato per il suo rilascio. L'impressione era che nessun giudice osasse assolverlo temendo le rappresaglie dei musulmani fanatici.

Ayub Masih era stato accusato di aver offeso il profeta Maometto, un reato che in Pakistan prevede la pena capitale. Per eludere gli eventuali vendicatori, dopo il processo, Ayub Masih è stato trasferito dapprima in un'altra prigione e successivamente in un nascondiglio. Lì è rimasto finché il 4 settembre, a bordo di un aereo, si è trasferito in un "sicuro paese occidentale". E' dovuto fuggire dal Pakistan perché i musulmani fanatici avevano giurato di ucciderlo. Visto che quei fanatici sono attivi anche in Occidente, non possiamo rivelare in quale paese si trovi adesso Ayub.

La sua fuga non è stata facile, perché le autorità di frontiera erano state minacciate nel caso che avessero fatto uscire "il bestemmiatore". Nel nascondiglio dove è rimasto per un po', Ayub ha anche potuto incontrare i suoi genitori, i suoi fratelli e sua sorella.

Preghiere

Ayub ha detto ai nostri collaboratori che il suo rilascio è una risposta alle preghiere dei cristiani di tutto il mondo e alla grazia di Dio Padre. Ayub è un muratore che ha conseguito il diploma di scuola superiore. Sperava di essere iscritto ad una scuola biblica a Karachi, ma il suo arresto non glielo ha permesso.

"Alcuni prigionieri ce l'avevano con me", ha detto Ayub. "Altri invece mi trattavano come un amico. Una volta però, durante una festa islamica, mi hanno assalito ed hanno cercato di uccidermi. Ma Dio mi ha salvato". Ayub è stato trattato male in carcere. Soffriva molto a causa di emorroidi ed aveva bisogno di un'operazione, ma in prigione non gli è stata fornita neanche una pomata per curarsi. La lezione più importante che ha imparato in carcere è stata di "accettare le circostanze difficili e di continuare ad essere riconoscente verso Dio".

La persona che lo ha accompagnato verso la libertà ci ha detto: "Pur avendo dovuto trascorrere sei anni della sua vita in cella a causa di un'accusa falsa, ha una testimonianza sorprendente. In carcere ha corso ogni giorno il rischio di essere ucciso, eppure non dimostra tracce di amarezza. Egli testimonia chiaramente che Dio è all'opera nella sua vita".

Ambientarsi

Senz'altro Ayub incontrerà ancora tante difficoltà nella sua nuova patria. "Dopo sei anni in cella non dovrà soltanto riabituarsi alla libertà, il che è già abbastanza difficile, ma anche ambientarsi in una cultura totalmente diversa. Inoltre i musulmani fanatici cercano tuttora di ucciderlo", ha detto il suo accompagnatore. Fortunatamente Ayub non sarà abbandonato nella sua nuova patria, ma sarà accolto dai cristiani. Ha già detto di voler predicare l'Evangelo, ma anche di capire che per questo dovrà prima prepararsi.

Ayub ha lasciato in Pakistan i suoi anziani genitori, due fratelli e una sorella. Durante l'arresto di Ayub suo fratello Shahzad è stato ferito gravemente dai musulmani del villaggio. Per questo non è più in grado di lavorare. Porte Aperte ha sostenuto finanziariamente la sua famiglia. (PA)

*Ayub, che ora ha 31 anni, è nativo di Arifwala, un povero villaggio vicino a Sammundri. Lì abitava insieme ad altre 14 famiglie cristiane in mezzo ai musulmani che desideravano impadronirsi delle terre dei cristiani. Mohammad Akram, il vicino di Ayub, ha cercato di indurlo ad offendere l'islam. Poi ha accusato Ayub di aver citato una parte dei "versetti satanici" di Salman Rushdie.

Come risultato, il 14 ottobre 1996 Ayub è stato buttato in prigione senza alcun processo. Nel 1998 è stato condannato alla pena capitale e da allora è rimasto nel braccio della morte. Il 25 luglio 2001 la pena capitale è stata confermata nel secondo grado di appello. Ayub in seguito si è appellato alla Corte Suprema che l'ha assolto il 15 agosto 2002.

Due prigionieri hanno bisogno di voi

"Le numerose lettere e cartoline che ho ricevuto mi hanno incoraggiato, fortificato e consolato enormemente". Così ha detto Ayub dopo il suo rilascio. Ci ha esortato a non dimenticare gli altri cristiani che si trovano in carcere a causa della molto discussa Legge sulla Bestemmia art. 295–C. "Per favore pregate anche per loro e impegnatevi per il loro rilascio. Io prego che Dio li liberi, affinché il Suo nome sia glorificato". Qui a fianco riportiamo i dati di due prigionieri che hanno molto bisogno del vostro incoraggiamento.

– Kingri Masih (25 anni)

E' stato condannato il 30 giugno scorso alla morte per impiccagione, in base alla Legge sulla Bestemmia. Kingri è stato arrestato a maggio del 2000. Pregate affinché sia assolto in appello.

Kingri Masih
Central Jail
Faisalabad
Pakistan

– Pervaiz Masih

E' stato falsamente accusato di bestemmia dal preside islamico di una scuola, che era geloso di lui perché la scuola, di cui Pervaiz era preside, attirava più allievi della sua. Pervaiz è stato arrestato il 4 gennaio 2001 e non è ancora stato processato.

Pervaiz Masih
District Jail, Daska
Sialkot
Pakistan


Fronte interno

Progetti 2002

Di seguito alcuni dei progetti che Porte Aperte ha messo in atto nel corso del 2002.

Mondo musulmano
Medio Oriente, Nord Africa, Golfo, Asia Centrale

America latina

Cina

Sud–Est asiatico
(Bangladesh, India, Indonesia, Laos, Filippine, Sri Lanka, Vietnam)

Africa
(Eritrea, Etiopia, Nigeria, Sudan)

Aiuti urgenti
Interventi rapidi, progetti confidenziali.


Speciale viaggi: un'opportunità di servizio

Abbiamo sempre bisogno di corrieri per la Cina, per il Nord Africa, per il Medio Oriente e per L'America Latina. In molte nazioni, in cui la Chiesa è perseguitata, c'è bisogno di Bibbie e libri cristiani. Tu potresti essere un mezzo per portarli da loro.

E' ancora presto per le prossime vacanze, ma prega fin da ora di poter essere utilizzato da Dio come corriere. Puoi andare da solo o in gruppo ed in genere non ci sono rischi per noi occidentali. Certo costa qualcosa perché queste nazioni sono distanti e bisogna andarci in aereo, ma ricordati le parole del re Davide: "…Io non offrirò all'Eterno un sacrificio che non costi nulla…".


Cerchiamo un collaboratore

Lo avete certamente letto sulle nostre ultime riviste, ma sembra difficile trovare la persona giusta. Stiamo forse chiedendo troppo, o dobbiamo pensare che non ci siano fratelli sufficientemente qualificati per questo compito? Cerchiamo qualcuno che abbia le caratteristiche che seguono.

– Deve amare la Chiesa perseguitata

E' impensabile che collabori con Porte Aperte senza avere un peso per i fratelli che stanno soffrendo a causa della loro fede in Cristo.

– Deve avere esperienza manageriale

Dovrà essere in grado di partecipare alla direzione della missione, con tutte le pratiche connesse alla gestione dell'ufficio e del personale.

– Deve conoscere bene la lingua inglese

Il suo lavoro lo porterà a contatto con altri collaboratori stranieri. Dovrà partecipare a riunioni internazionali.

– Deve essere disposto a viaggiare

In Italia, per visitare le chiese italiane, e occasionalmente anche all'estero per riunioni o per viaggi conoscitivi.

– Deve sapere parlare in pubblico

Dovrà visitare qualche decina di comunità in Italia per presentare la situazione della Chiesa perseguitata. Dovrà essere in grado anche di predicare se gli verrà richiesto.

– Deve essere disposto a trasferirsi nei pressi del nostro ufficio a Verona

La maggior parte del suo lavoro si svolgerà nel nostro ufficio.

E la retribuzione?

Naturalmente ci rendiamo conto che una persona simile in un'occupazione secolare può guadagnare molto. Noi forse non saremo in grado di retribuirla nella stessa maniera, ma vogliamo permettergli di vivere decorosamente, pertanto ci impegniamo a dargliene i mezzi. E' evidente che chiediamo qualcosa di molto specifico, ma purtroppo non basta voler fare qualcosa di generico, neppure nel campo spirituale. C'è bisogno sempre più spesso di specializzazione anche nel nostro ambito missionario per compiere al meglio ciò che Dio ci chiede.

Porte Aperte
Casella Postale 45
37063 Isola della Scala VR
Tel. 045 6631224
info@porteaperteitalia.org


Per informazioni più dettagliate su Porte Aperte
o se vuoi dare il tuo contributo clicca qui

Creative Commons License © 1996-2006 Evangelici.net - La Piazza Evangelica - P.IVA: 02070510967
Sito pubblicato con Licenza Creative Commons | Contatti | Home Page
Sostienici