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Testimonianza di Ramon Oliveti

Mi chiamo Ramon Oliveti, ho 22 anni e abito a pochi chilometri da Cosenza una vivace città della Calabria. Sono cresciuto in una educazione “religiosa” diversa da quella cattolica, infatti avevo 5 anni quando mio padre entrò in una chiesa evangelica; cambiò totalmente direzione di vita lasciando anche la tossicodipendenza, causa di molti problemi in famiglia. La felicità era entrata in casa mia. Crebbi consapevole della verità espressa nella Bibbia.

Pregavo, cantavo, andavo alla scuola domenicale, partecipavo alle recite delle storie della Bibbia ed ero stato pure battezzato nello Spirito Santo nella mia fanciullezza. Mi sentivo diverso dai miei compagni di classe. Crescendo mi stufai perché credere veramente significava essere radicale su tante cose e io non volevo essere preso in giro, deriso, essere considerato un debole della società, specialmente alla mia età di sedicenne quindi mi sono lasciato attrarre da altro.

Ma anche perchè dentro di me qualcosa mi diceva che in realtà andavo in chiesa per altri motivi e non perché avessi veramente voglia di andarci. Scoprii subito che ero diventato un perfetto religioso non diverso dalle altre persone delle altre fedi.

Non ero felice perché se da un lato ero credente dall’altro assumevo comportamenti da non credente e alla fino ero un vero ipocrita. Io credevo sinceramente in Dio e nella Sua Parola ma ero attirato da ben altro. E siccome non volevo prendere in giro Dio, me stesso e i miei genitori decisi di non entrare più in chiesa fino a quando non l’avrei veramente voluto io.

E qui cominciò a scatenarsi la mia ribellione verso tutte le forme di autorità: in casa con Papà, sempre litigi, sempre amarezza dentro di me…a scuola con tutti i professori, non avevo voglia di impegnarmi a studiare, volevo essere indipendente, controcorrente, senza nessuno che mi doveva dire quello che dovevo fare, come vestirmi, come comportarmi. Era più forte di me, cominciavo ad essere sempre più egoista e cercavo i miei simili dentro la scuola per comunicare insieme a loro mia rabbia. Contro le forze dell’ordine che mi facevano sentire un perseguitato a causa dei miei vizi ed anche per lo spaccio notevole in cui ero entrato per avere i tanto desideratissimi soldi.

I soldi, Il divertimento, gli amici, le ragazze, lo sballo, questa sì che è vita (pensavo), mi sentivo libero veramente (invece ero schiavo).. Sempre poco a poco cominciai a peggiorare seguendo ogni tipo di vizi. La scuola, lo studio non facevano per me. Avevo altro di meglio a cui pensare, dicevo io.

Ma nel profondo del mio essere sapevo che cercavo qualcosa, qualcosa che nemmeno io sapevo. Delle volte mi alzavo e guardavo dalla finestra perché mi sembrava di aver sentito un suono di trombe che io sapevo benissimo che era il segno del ritorno di Gesù Cristo per rapire la sua chiesa. E quando mi svegliavo e guardavo dalla mia finestra cercavo le nuvole che accompagnavano il Signore e avevo una paura tremenda di essere trovato peccatore davanti a Lui. E poi dicevo :“menomale che era la mia immaginazione a farmi sentire questo, perché se Gesù ritornava non mi trovava pronto.”

Poi mio nonno materno morì, e da quel giorno diventai più riflessivo e pensavo alla morte come a una possibilità reale, che poteva capitare anche a me nonostante ero giovane. Ero terrorizzato al solo pensiero di andarmene, o se in futuro avrei potuto contrarre qualche malattia brutta.

L’amicizia in cui credevo tanto cominciava a sgretolarsi, infatti proprio dai miei amici più intimi ricevetti delusioni, perché l’amicizia sincera si trasformò in amicizia per interesse. Io compresi che alla fine tutte le cose in cui credevo sparivano poco a poco. Tutta quella vitalità, quella capacità di credere che il futuro mi prometteva bene, sparì, anzi, in poco tempo mi sono convinto del contrario.

Cominciavo a farmi le “paranoie”(benedette paranoie!) e mi domandavo dentro di me: - “mettiamo che la vita da ora in poi mi vada bene, avrò un lavoro ottimo, una moglie bella e brava, una famiglia meravigliosa, e poi? Dopo? Che ci sarà dopo la morte? Viviamo solo per lavorare?mangiare? dormire?e dopo, puff! Non ci siamo più., bella vita!proprio bella”- pensavo.

Non riuscivo ad accettare il fatto che Dio ci abbia creato per poi morire, ma che Dio è! Dio fa le cose difettose? Non aveva calcolato la possibilità che noi potevamo vivere per sempre senza morire?....Io dove sto andando?Se è vero che c’è Dio vuol dire che c’è una punizione per i cattivi e un premio per i buoni? Io che sono? buono o cattivo? Sicuramente cattivo, perché in base alla Sua legge io ero un condannato a morte, ho trasgredito tante volte la Sua legge e quindi meritavo certamente l’inferno.

Sentivo questa spada di Damocle che pendeva sulla mia testa, il peccato mi avrebbe ritrovato e potevo già sentirne gli effetti: Insoddisfazione, mancanza di pace, mancanza di amore per il prossimo, mancanza di gioia, senza futuro, confusione, ansia, nervosismo, angoscia, ribellione; anche sul corpo: il fumo delle sigarette mi stava consumando, l’alcool mi poteva causare seri danni gastrointestinali e la marijuana mi causava disturbi cardiaci.

Ero veramente seccato di tutto e di tutti. Nei posti della città che frequentavo prima non ci volevo più andare, i sabato sera li passavo da solo. Allo stadio era sempre la solita storia: scavalcare per vedere la partita del Cosenza, quando era in serie B, che poi vedevo tutto ma tranne la partita, infatti ero sempre in stato preoccupante a causa dell'hascish e quindi si concludeva nel fare il vandalo fuori lo stadio…ecc.. non mi andava più, ero stanco veramente di questra vita. Era un periodo apparentemente brutto della mia vita ma qualcosa si stava preparando.

Una sera dopo aver fumato da solo e abbastanza, ero in via XXIV maggio quando sentii un dolore al petto a causa della tachicardia procurata dall’hashish. Temevo che potevo collassare senza che nessuno mi potesse aiutare. Fu in quel momento che feci la preghiera più intensa a Dio che avessi mai fatto fino ad allora. E dissi più o meno così: “Signore ti prego aiutami, se sono in queste condizioni è per colpa mia, ma so che tu mi ami e non mi hai mai abbandonato, non sono degno di rivolgermi a Te, ma ti prego aiutami, guariscimi, dammi un’altra possibilità di vivere una vita che piace a Te, nel nome di Gesù.”

Subito dopo che ho fatto questa preghiera mi sono sentito come coperto da una mantello invisibile ed ho provato un immenso senso di pace e di fiducia in Dio, e ad un tratto mi sono perfino dimenticato del motivo per cui avevo pregato perché non sentivo più nessun disturbo. Poi ho detto dentro di me “C’è veramente! e mi vuole ancora bene! Nonostante non vivessi una vita che piaceva a Dio e gli davo tanti dispiaceri, essendo un figlio disubbidiente; nonostante non mi interessava niente di Lui e di quello che diceva nella Bibbia, Gesù, il mio Creatore mi ha risposto, manifestando il Suo immenso amore verso di me.

Dopo, cominciai ad avere sincera fiducia nel perdono di Dio ma ancora non avevo fatto una vera decisione per seguirLo pienamente.

Più il tempo passava e più sentivo una forte spinta ad andare nel luogo dove si predicava la parola di Dio in verità, perché sapevo ormai, per esperienza, che nessuna cosa poteva colmare il vuoto interiore. Avevo la piena convinzione che questo vuoto poteva riempirlo solo Gesù.

Una Domenica verso le 18:30 decisi di andare all’ultimo lotto di via Popilia, nella comunità Cristiana Bethel. Sapevo bene l’orario del culto, e mi sedetti in alto, dal lato in penombra in modo che non ero facilmente visibile. Nessuno mi aveva invitato. I miei genitori mi invitavano spesse volte alle riunioni due anni prima, ma io puntualmente dicevo: “- lasciatemi stare, perfavore! Non mi parlate più di Dio e non mi invitate più in chiesa!” Adesso era diverso, nessuno mi aveva costretto, io di mia spontanea volontà decisi di fermarmi alla riunione della Domenica.

Ascoltai i canti seguiti dalla predicazione del pastore. Quella parola toccò il mio cuore, infatti finito il culto, mi sentì molto bene e una nuova speranza si accese in me. Potevo percepire amore, gioia, pace, tutto quello che avevo sempre cercato in altre cose. La Domenica seguente andai di nuovo, e sentivo che la parola predicata era diretta a me. Dio si usò di labbra umane per parlare al mio cuore. Il pastore descriveva così esattamente il mio stato d’animo che arrivai alla conclusione che nessuno poteva sapere in quel momento i miei sentimenti, tranne Dio.

Dio parlò a me con molto amore e chiarezza, perché se uno vuole il tuo bene non ti nasconde nulla, anzi, cerca di dirti la realtà delle cose come stanno. In breve disse: ” - Quale castigo merita colui che rifiuta il perdono di Cristo, considerando il fatto che per essere perdonati, Dio si è umiliato e si è dovuto far crocifiggere in modo da prendersi il giudizio che meritavamo noi? – Vedi quale opportunità Dio ci dà? Siamo liberi di fare e pensare quello che vogliamo, ma un giorno Dio giudicherà le nostre vite, e se non hai creduto all’unico modo per essere salvato cioè che Dio stesso si è fatto crocifiggere per prendere la ricompensa che meritavano le nostre colpe, dovrai incolpare solo te stesso se ti troverai nell’inferno per l’eternità. Ma Lui ti ama tanto e lo ha dimostrato soffrendo al tuo posto. Ora non importa tutti i peccati che hai fatto ma se adesso con un cuore sincero chiedi a Dio il perdono credendo che Gesù il Figlio di Dio è morto per te, sarai salvato e perdonato, liberato da ogni peso che ti stai portando dietro da tanto tempo… - ” Io scesi vicino al pulpito mi inginocchiai, chiusi gli occhi, si avvicinò un fratello che ora non c’è più. Mi indicò una porta ed entrammo insieme in una stanza, mi sedetti e ripetei le parole da dire in preghiera che lui mi suggeriva, le dicevo con tutto il mio cuore, e tutto me stesso: “ - Signore, voglio chiederti di essere perdonato da tutti i miei peccati, lavami con sangue tuo, voglio essere una nuova creatura capace di amarti e servirti, grazie Padre nel nome di Gesù - “
Le ultime parole di questa preghiera erano nella mia bocca quando cominciai a piangere lacrime di pentimento, per alcuni minuti mentre il mio cuore si riempiva della presenza di Dio portando gioia, pace, amore.

Mi sentivo accettato da Dio, perdonato, salvato, liberato da ogni forza diabolica che teneva legata la mia mente, non ho più paura del mio futuro né della morte, adesso so dove sono diretto. Nel 2001, in primavera ero nato di nuovo, un nuovo modo di vedere le cose, una voglia di saperne di più su Gesù e la Sua Parola, infatti divoravo la Bibbia mentre per tanto tempo era stata sulla mensola a riempirsi di polvere. Ero cambiato dall’oggi al domani, non è frutto di una mia determinazione a comportarmi bene, è merito tutto della potenza di Dio. Avevo trovato quello che per tanto tempo cercavo e non sapevo che cosa era. Ora l’ho trovato e non lo lascerò più.

La mia famiglia, i miei parenti, i miei amici, tutti quanti quelli che mi circondavano si accorsero che il mio sguardo era diverso, il comportamento era diverso, il mio modo di parlare era diverso, perfino il mio strano modo di vestire! Ho incontrato Gesù Cristo personalmente, non una religione, ma Colui che ha fatto i cieli e la terra. Nostro Padre che da millenni è sempre amorevole verso tutti, ci da l’aria da respirare, cibo, vestiti, ci ha dato una famiglia amorevole, ci ha dato un intelligenza, ci ha fatto nascere in un epoca di benessere materiale, ma soprattutto che Egli non è rimasto a guardare dal cielo mentre noi stavamo andando diritti diritti verso la sofferenza senza fine. Saluto di cuore quanti leggeranno questa lettera con l'augurio che possa essere d'aiuto a chi si è trovato o ancora si trova in quella che era la mia condizione e per chi già ha conosciuto l'amore di Dio, possa continuare a lottare senza badare alle battaglie perse ma alla guerra che abbiamo vinto grazie al nostro caro Signore. Voglio ringraziarLo con tutta la mia anima per l'eternità.

Ramon Oliveti,
Cosenza 26 marzo 2005

 


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