Corpo e anima

Media&Fede del 11/11/2016

Secondo la Bibbia il corpo non corrisponde affatto al «carcere» di platonica memoria (cfr. Cratilo, 400c), come conferma un minimo di filologia. Infatti la Bibbia greca detta dei Settanta impiega ampiamente il termine sôma, ma per tradurre ben tredici vocaboli dell’originale ebraico. Tra di essi, quello che gli si avvicina di più è basar «carne» (non certo nel senso fisiologico o alimentare), che indica l’uomo nella sua radicale caducità, sia pure con sfumature semantiche ampie.

Corrispondentemente manca in ebraico un vocabolo che indichi, sia l’anima nel senso platonico di psyche come componente di un’antropologia bipartita, sia nel senso aristotelico di noûs come mente razionale. È ben vero che l’ebraico biblico, mentre ignora un preciso vocabolo corrispondente a «corpo» (vivente), conosce invece cinque vocaboli per dire «anima», tra cui i termini più prossimi sono nefeš, «essere vivente, vita», e rûah, «respiro, spirito»; ma essi indicano soltanto aspetti diversi dell’unica condizione umana, [...]

Romano Penna - La promessa data al cristiano
Osservatore romano, 7-8 novembre 2016

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