Il talento di Whitney
(13/2/2012, 13:53)
Numerosi, oggi sui giornali, gli interventi in ricordo di Whitney Houston.
Gianni Riotta sulla Stampa rievoca l'incontro con la cantante nel suo momento d'oro: «Il ricordo indimenticabile fu l'arrivo di Whitney Houston, bellissima, bravissima, dolcissima, gentile... Ci spiegò che credeva "In Dio e nella famiglia, perché quando perdi tutto solo loro ti restano", e la fede battista suonava tra i lustrini del Festival...»
Erano gli anni Ottanta, e Whitney rivendicava le sue scelte artistiche senza rinunciare alla sua fede e ai suoi valori: «Allora i repubblicani del suo paese - ricorda ancora Riotta - condannavano la musica pop e rock come "antireligiosa" ma Whitney, ammaliandoci tutti, ci disse di considerare canto e bellezza "Doni divini": "Sono cristiana e lo resto"».
Una cristiana rimasta vittima del suo successo: «Vennero poi - continua Riotta - i matrimoni sbagliati, le botte, gli stupefacenti fino alla morte di ieri, senza vicino nessun familiare».
Un talento eccezionale infuso in una persona intimamente fragile, a lungo andare vittima di se stessa, delle proprie scelte, delle persone sbagliate. Lo star system, che prende tutto e non perdona nulla, ha fatto il resto: così Whitney è passata dal coro gospel della provincia americana ai palcoscenici più prestigiosi, per poi scivolare rovinosamente tra dipendenze, vizi, medicine.
Sopravvivere al successo è un'impresa. Mantenere identità e principi in un ambiente che riconosce come valori solo il denaro e il potere si rivela presto come una fatica improba. Whitney Houston, giorno dopo giorno, si è lasciata andare, investendo il suo talento in maniera discutibile.
«Credeva in Dio e nella famiglia - conclude Riotta -, è morta ieri e solo lei sa se davvero da sola».
Sì, solo lei sa. Noi possiamo solo sperare.
 @paolojugovac
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