Paradisi da incubo
(8/2/2012, 09:44)
"Colpo di stato nel paradiso delle Maldive"; "Maldive, golpe in paradiso", titolano oggi, quasi all'unisono, Corriere della Sera, Repubblica e la Stampa.
Un'uniformità che mette a disagio per l'assenza di prospettiva: al di là delle solite cartoline su mare cristallino e sabbia candida, su fondali incontaminati e ospiti vip, suona preoccupante pensare che gli italiani non conoscano il regime di persecuzione che, appena oltre le porte dei resort, viene riservato ai cristiani, cui è vietata ogni espressione della loro fede.
Eppure pare difficile ignorare che i cristiani maldiviani vivono in condizioni proibitive nonostante il clima perennemente estivo, tanto che l'amena località, quest'anno, si è guadagnata il sesto posto nella poco invidiabile classifica dei Paesi dove si fa strame della libertà religiosa.
Non solo: mentre da noi si discute sulla cittadinanza agli stranieri, a Malè si è deciso di inserire nella nuova costituzione una norma che priva della cittadinanza chiunque si definisca cristiano. Altro che jus soli o jus sanguinis: apolidi per fede, e tanti saluti ai diritti più elementari.
Certo, restano il clima, i resort, il magnifico trattamento riservato ai turisti. Ma un paradiso di questa fatta lo lasciamo volentieri a chi non sa guardare - né pensare - oltre la spiaggia.
 @paolojugovac
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