Allevi e la fede
(18/2/2008, 09:04)
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«Credo in Dio, sono credente. Penso che chiunque svolge un'attività di tipo artistico e creativo non può non esserlo: la musica e l'arte ti portano sull'orlo di una realtà trascendente. Non posso non riconoscere che esiste una realtà trascendente straordinaria e misteriosa. Io sono giunto lì, sull'orlo. Per me l'ateismo è inconcepibile»: lo ha affermato, in un'intervista al mensile Jesus, il noto pianista e compositore Giovanni Allevi, lanciato nel 2005 e oggi tra i più noti esponenti della contaminazione musicale tra musica classica e pop.
«Sicuramente sono un peccatore - continua Allevi - perché non riesco a essere un praticante assiduo come vorrei. Ma nemmeno sono permissivo e progressista perché sono convinto che i comandamenti siano chiari e definiti, siano un principio regolativo e debbano essere seguiti senza cercare scuse o scappatoie. Dal punto di vista teologico considero l'impianto teorico del cattolicesimo, e più in generale del cristianesimo, straordinario: ritengo che abbia un fascino e una complessità ineguagliabili se paragonato a quello di altre religioni perché il fatto che Dio sia sceso sulla terra, si sia fatto uomo, sia morto come il peggiore dei criminali e sia risorto, è un fatto sconvolgente. Che solleva anche un'infinità di domande e questioni. In Italia, che ha una secolare tradizione cattolica, rischiamo di abituarci a qualcosa che è, appunto, straordinario».
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