Prosperi di polemiche
(28/12/2007, 12:54)
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Il Corriere della Sera oggi parla dei pentecostali. A farlo ci pensa Rocco Cotroneo, che di evangelici e Brasile scrive da tempo (e mai in termini lusinghieri, ahinoi). Stavolta il casus belli è la comunità brasiliana di appartenenza del fuoriclasse milanista Ricardo "Kakà", la chiesa "Renascer em Cristo" di Rio de Janeiro.
Si segnala che «da buon evangelico e secondo i precetti della Bibbia», a questa organizzazione Kakà «versa il suo "decimo" [sic]». In effetti indigna che la decima parte dei suoi ingenti proventi vada a una comunità che - nelle parole di Cotroneo -, risulta piuttosto una "setta" o meglio ancora una «"associazione a delinquere" e centrale di riciclaggio di denaro, secondo le accuse della giustizia brasiliana».
La Renacer viene descritta nell'articolo come «un gigante da svariati milioni di adepti, 1.200 templi in Brasile e all’estero, tv e stazioni radio»; i fondatori Sonia e Estevam Hernandez sono stati arrestati lo scorso gennaio «all'aeroporto di Miami, mentre tentavano di entrare negli Stati Uniti con 56 mila dollari non dichiarati, nascosti nelle valigie tra le Bibbie. Ad agosto il processo: 5 mesi in galera e altrettanti ai domiciliari». In una villa in Florida.
Al di là delle malversazioni fiscali dei due, lascia basiti leggere di un patrimonio personale di 52 milioni di euro sul conto della coppia, oltre a «magioni in Brasile e negli Usa, appartamenti, fazendas, centinaia di cavalli, un elicottero e decine di società intestate a prestanomi».
Come se non bastasse, «la giustizia è andata anche a vedere tre entità assistenziali della Renascer nella regione di San Paolo, trovate in stato di abbandono, con cibo andato a male e bambini che dormivano per terra».
«Per la Renascer - continua Cotroneo - è tutto falso, un complotto della grande stampa (i giudici si sono mossi dopo inchieste giornalistiche). Durante i culti, i pastori denunciano la mano del demonio dietro a quelle della giustizia».
Inevitabile, visto un esempio cristiano così poco limpido, che un giornalista laico concluda con un'impressione poco favorevole: «Come nel caso di Kaká, ce ne vuole per far vacillare la fede di un evangelico pentecostale. Per il quale la ricchezza materiale non solo non è peccato, ma è un dono di Dio, e la felicità va ricercata sulla Terra. Niente di male, quindi, se la vescova veste Gucci, si è rifatta da capo e piedi e usa la sacrestia come camerino di un teatro prima di entrare sul palco».
Sicuramente, come ci segnalava oggi un gentile lettore, un giornalista dovrebbe essere più cauto, più informato e forse più obiettivo. Ma, se anche un decimo di quel che viene citato è vero, stavolta non ci sentiamo di obiettare alcunché all'indignazione del collega Cotroneo.
Piuttosto che scagliare la pietra sul Corriere e levare alti lai per come gli evangelici vengono bistrattati dai media, sarebbe utile una profonda riflessione interna al movimento evangelico. Dovremmo renderci conto che questa è la risultante di (tante) evangelizzazioni, (pochi) impegni nel sociale e un corretto sforzo comunicativo (latitante).
Questi, insomma, sono i pentecostali secondo "il mondo": questo si vede, questo si sente, questo si legge. Sarebbe poco lungimirante e di scarsa utilità prendersela con chi scrive, se poi anche da noi c'è chi ripropone lo stesso approccio alla ricchezza, ammette (e forse in fondo invidia) lo stesso modello di lusso, e giustifica la stessa prospettiva sulla prosperità.
Se siamo causa del nostro male, non ci resta che piangere noi stessi. Oppure invertire la tendenza: ma per farlo sarebbe necessaria una maturità che non abbiamo, e un'energia che preferiamo sprecare in dispute di cortile.
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