Dio, patria, famiglia
(28/11/2007, 11:37)
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Angelo Panebianco, giovedì scorso sul Corriere della sera, spiegava l'origine dell'espressione "Dio, patria e famiglia". Che non è, come potrebbe sembrare, di epoca fascista, ma risale addirittura a Giuseppe Mazzini.
Scrive Panebianco: «Mazzini, spirito imbevuto di religiosità, pensava a una nazione la cui saldezza fosse assicurata da un solido ancoraggio a valori comunitari e nella quale la cittadinanza non fosse solo un catalogo di diritti ma anche un insieme di doveri verso i consanguinei, verso la patria, verso Dio». La formula "Dio, patria e famiglia" rinvia «a un ideale di "buona società" nella quale le virtù civiche sono trasmesse da una generazione all'altra grazie al calore e alla stabilità dei rapporti famigliari, sono sostenute da salde credenze religiose e sono indirizzate a tutelare il benessere, materiale e spirituale, della comunità allargata (la patria). Quelle virtù civiche, inoltre, guidano, dandloe un senso e una prospettiva, la libertà personale».
Il rischio per questa visione è l'individualizzazione, intesa come «una trasformazione culturale che fa dell'individuo, dei suoi bisogni e dei suoi desideri, il centro e il tema dominante dell'agenda pubblica di una società».
Questo però, come gli altri processi di secolarizzazione, «non fanno scomparire la domanda di religione... Anzi, la forte ripresa di religiosità e di domande di appartenenza religiosa che si manifesta alla fine del XX secolo sembra smentire le previsioni dei decenni precedenti sulla inevitabile "eclisse del sacro"».
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