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(21/9/2007, 11:43)

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La Bibbia di Provenzano era un codice per inviare messaggi criptati ai suoi luogotenenti, urlavano i giornali al momento dell'arresto del boss. Anzi no, non c'è niente se non uno studio attento e profondo, hanno poi spiegato Fbi e Sco dopo mesi di analisi sul libro. O forse sì, qualcosa di poco ortodosso sul piano teologico si trova, ma non sappiamo bene cosa, commenta ora un teologo investito del ruolo di consulente.

Come nei migliori romanzi, continua a garantire colpi di scena la vicenda del testo sequestrato al boss della mafia: ancora un paio di virate e la vicenda sarà pronta per venir rappresentata in uno sceneggiato televisivo.

Intanto la posizione più sobria la assume oggi Giovanni Bianconi sul Corriere, parlando della "Bibbia che Provenzano utilizzava e studiava". Utilizzava a fini illeciti, ovviamente, ma anche studiava con cura e dedizione. Tanto che oggi, in cella, Provenzano «continua a leggere, studiare e copiare brani della Bibbia, seppure da un'altra edizione».

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