Sulla Stampa di oggi si torna a parlare delle Bibbie di Provenzano. «E le Bibbie? - si chiede Francesco La Licata - Le pagine risultano quasi tutte segnate e sottolineate, evidenziate con adesivi e post-it ritagliati forse con un bisturi trovato nel covo. Spesso Provenzano usava gli adesivi recuperati dalle musicassette che gli arrivavano, quindi la Bibbia [...]. Ma lui la Bibbia la leggeva davvero e segnava soprattutto le parole difficili che non capiva. Allora faceva ricorso al dizionario che incrociava col testo per lui incomprensibile ed annotava: "Rileggere tutto". Così è stato per venire a capo della voce "temperanza" e del termine "rabbino"».
Qualche mese avevamo notato che, involontariamente, per un anno Provenzano ha fatto leggere la Parola di Dio a decine di esperti della Polizia, e ci eravano chiesti - per gusto di paradosso - se per la diffusione della Bibbia nell'ultimo anno non abbia fatto più Provenzano di quanto abbiano fatto molte chiese evangeliche.
Ora, da queste nuove risultanze e da qualche sondaggio effettuato interpellando credenti di buona volontà, ci viene da chiederci - molto più seriamente - quanti cristiani studino la Bibbia almeno quanto la studiava il capomafia.