Passione violenta
(28/6/2007, 11:53)
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Minimizzano, oggi i giornali. E ci scherzano, mettendo alla berlina chi si sente offeso. Succede il giorno dopo la rappresentazione di "Messiah game", lo spettacolo messo in scena alla Biennale di Venezia che interpreta liberamente (ci mancherebbe altro) la Passione di Cristo in versione sado-masochista. Il Corriere ricorda, peraltro, che lo spettacolo è stato «preceduto, nei giorni scorsi, da proteste di ebrei ed evangelici», ma che nonostante queste e nonostante l'appello del Patriarca cattolico, Scola, lo spettacolo è andato in scena.
Mai giudicare prima di aver visto, insegna una saggia regola, e quindi volentieri accogliamo i resoconti del Corriere che riferisce di «Una lunga scena di nudo con cinque uomini bendati provocati da una "dominatrix"... giochi di seduzione tra i commensali... corpi dei ballerini che... si desiderano anche fisicamente l'un l'altro come belve che si azzannano. La Crocifissione o Passione è violenza di movimenti di danza, sofferta ma anhe masochisticamente goduta... dove tutti si mescolano chiedendo, rifiutando, scambiando alla fine un gesto d'amore... situazioni di sottomissione e di violenza, di devozione e di dominio espressi con la danza». Questo, per riferire solo il riferibile.
Il titolo dell'articolo del Corriere? «"Messiah game", sadomaso senza scandalo». Corriere che riferisce il commento del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari: «Un sadomaso da educande, nulla di scandaloso o blasfemo: non mi è piaciuto per nulla». Un giudizio da funambolo che minimizza lo scandalo e ingabbia il parere negativo sul piano strettamente personale. Meglio ancora Franco Miracco, il portavoce del presidente della regione Veneto, che riesce a dire: «Nessuna blasfemia o volgarità. Mi è sembrata quasi una rappresentazione sacra».
Se rappresentare in chiave perversa la Passione di Cristo non è offensivo per un cristiano coerente, forse sarebbe il caso di accordarsi sugli attuali confini di concetti come "blasfemia". E se uomini nudi, fantasie sadomaso e orge mimate non offendono il pudore, allora bisognerebbe interrogarsi sul concetto odierno di "volgarità". Se poi tutto questo viene scambiato quasi per una rappresentazione sacra, non si può non ironizzare - stavolta a ragione, anche se il Corriere non lo fa - sulla spiritualità e il credo del signor Miracco. Le educande probabilmente non esistono più, ma alcuni concetti dovrebbero resistere ancor, almeno per una questione di rispetto, anche per i politici e i portavoce.
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