«La fede, in effetti, prima che una dottrina, un modo di vivere, un complesso di riti, è un incontro con Gesù stesso, è una "scommessa" sul mistero di quell'Uomo, è una decisione di viverne l'amicizia. Cose, tutte, che esigono una dimensione personale e un clima libero. Dunque, ogni generazione che si affaccia alla vita deve ricominciare da capo, convincerso che anche per essa c'è qualocsa di importante (e di ragionevole) in quei quattro libricini chiamati "buona notizia", vangelo».
Lo scrive Vittorio Messori su Magazine del Corriere. Ne parla per segnalare "compiti e ruoli difficili per i genitori cattolici ai quali, un tempo, non occorrevano complesse spiegazioni, bastava dare ai figli il buon esempio concreto", mentre oggi l'adeguamento alla vita quotidiana proposto dalla chiesa «suscita nelle nuove generazioni una folla di domande perplesse se non diffidenti, alla pari del Fondatore cui dice di ispirarsi».
Riflessioni valide e generali, che non vengono sminuite dall'aggettivo "cattolici".