Buonismi e cattiveria
(6/6/2007, 11:33)
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Il Giornale oggi festeggia gli ottant'anni del "decano dei liberisti" italiani, Sergio Ricossa, proponendo una sua interessante riflessione sul buonismo, intitolata "Elogio della cattiveria".
Scrive: «Il vocabolario buonista è falso dalla A alla Zeta. Il mondo dei poveracci è il Terzo mondo. I paesi sottosviluppati sono paesi in via di sviluppo. Gli immigranti afro-asiatici sono extracomunitari. D'accordo, non bisogna offendere nessuno, nemmeno e soprattutto quando gli offesi siamo noi. Per gli islamici sempre più numerosi, che abbiamo in casa, noi siamo gli infedeli; ma non vale il diritto di reciprocità, a noi non è lecito dire che gli infedeli sono loro. Finiremo col censurare la Divina Commedia, perché Dante (toscano, quindi cattivissimo) mise Maometto all'inferno. Anzi, si finirà con l'abolizione dell'inferno da parte della Chiesa, per non offendere i peccatori [...].
«Il buonismo si regge sul principio che tutti gli uomini (e tutte le donne, ben inteso!) sono buoni per natura. I cattivi sono buoni traviati da istituzioni politiche sbagliate. [...]
«L'elogio della cattiveria è, secondo il mio modesto parere, la base di ogni umanesimo non utopico. Contrariamente a quanto credono, o fingono di credere i buonisti, l'uomo non è buono per natura. [...]
«Allora, io proclamo: viva il cattivo che si presenta come tale. Quanto meno è sincero [...]».
E sincero (e, come concettualità, molto cristiano) è anche Ricossa. Buon compleanno.
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