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Insinuazioni da sfatare

(22/5/2007, 08:58)

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Luciano Canfora, sul Corriere di oggi, parla dei libri bruciati nel corso dei secoli con la scusa della loro inutilità. Tra gli esempi segnala «l'apostolo Paolo a Efeso» che «agevola la "spontanea" decisione, da parte di coloro che "praticavano attività oziose", di bruciare i propri libri in piazza». Canfora cita a conforto Atti 19:19, segnalando inoltre la traduzione latina di Gerolamo che parla (impropriamente, come spesso avvenuto nella vulgata) di "curiositas", desiderio di sapere.

In realtà, risalendo al greco, si trova qualcosa di diverso: "ta perierga", "cose minuziose" oppure "oziose", e - per una questione filologica e di contesto, come peraltro alcuni autorevoli commentatori spiegano - quasi tutte le versioni avvalorano l'attinenza di quelle "inutilità" con le "arti magiche". Non quindi un sapere generico, una cultura diffusa, una "curiositas" benefica.

Il discorso cambia poco, probabilmente, nell'economia del discorso di Canfora: avrebbe dimostrato comunque che i cristiani bruciavano i libri di arti demoniache, ma almeno precisarlo sarebbe servito a evitare l'idea di un cristianesimo praticato in maniera ottusa e integralista, dove - emulo del califfo Omar - il fedele rifiuta qualsiasi testo diverso dalla Bibbia, cultura inclusa.

Il cristianesimo è già sotto tiro, meglio evitare insinuazioni superflue.

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