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Inevitabilmente Dio

(22/3/2007, 16:05)

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«La questione di Dio sembra essere propria della sola specie umana. Noi siamo le creature abilitate ad affermare o negare l'esistenza di Dio. Noi abbiamo avuto i nostri inizi spirituali "nella Parola". Il credente fervente e l'ateo categorico condividono una comprensione del problema. L'agnostico esitante non nega la questione. La semplice pretesa di non aver mai sentito parlare di Dio sarebbe sentita come assurda. L'esistenza e la morte, in quanto pertengono a "Dio", sono gli oggetti perenni del pensiero umano, laddove questo pensiero non è indifferente all'identità umana, alla nostra presenza in un certo mondo». Lo scrive il Corriere di giovedì 8 marzo riportando le affermazioni del filosofo George Steiner presenti nel suo recente saggio "Dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero" (Garzanti).

Un ragionamento filosofico per ribadire un concetto antico: Dio come la "pietra d'inciampo" che non lascia scampo nella storia del pensiero umano. Anche l'ateo deve riconoscere che senza Dio ci può essere vita, ma non ci può essere pensiero.

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