Governi e divieti
(15/2/2007, 11:48)
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«"Costruiamo una chiesa". Rimosso il portavoce italiano in Afghanistan», titola oggi il Corriere in merito a una vicenda che ha visto il ministero degli Esteri risentirsi per la rivelazione di un impegno del nostro contingente nell'ex paese dei taliban, tanto da rimuovere il portavoce colpevole della frase incriminata.
Un parlamentare, evidentemente laico, si è risentito: «Non siamo lì per evangelizzare», confondendo la forma con il contenuto, e dimenticando forse che la ricostruzione non è fatta solo di case e scuole.
Forse, più che indignarsi sull'opportunità di mandare truppe all'estero per costruire templi, ci sarebbe da preoccuparsi per altro: l'articolo infatti rimarca che in Afghanistan è vietato costruire chiese. È vietato ancora oggi, nonostante la "liberazione" dagli integralisti islamici che avevano fatto saltare le storiche statue di Buddha e costringevano le donne al burqa.
Proprio l'Italia è stata, per ironia della sorte, per ottimismo o per calcolo diplomatico, il primo paese a riconoscere la nuova Repubblica islamica d'Afghanistan, la cui rinascita è stata salutata all'epoca come un passaggio dall'oscurantismo alla democrazia.
Forse ci sarebbe da chiedersi cosa sia cambiato, con il cambio di regime, sul piano della libertà religiosa.
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