Su ViviMilano scopriamo che il pittore Vincent Van Gogh era "figlio di un pastore calvinista e predicatore laico lui stesso".
Di Van Gogh si conoscono, di solito, le sventure: l'infanzia turbata, il "cammino di insuccessi esistenziali e sociali", le intemperanze emotive, la dipendenza da tabacco, l'amore non corrisposto e folle per la cugina Kate (per la quale mise, letteralmente, una mano sul fuoco), la convivenza con una prostituta e lavandaia alcolizzata, i problemi con epilessia, alcolismo e schizofrenia, allucinazioni, fino alla morte suicida.
Invece Wikipedia e altri siti segnalano anche altri aspetti, meno noti: nel 1876 nei pressi di Londra, oltre a insegnare, "diviene anche aiuto predicatore e tiene un primo sermone: vorrebbe dedicare la sua vita alla religione"; in seguito a Dordrecht lavora in una libreria, "vive da solo e frequenta la chiesa locale traducendo passi della Bibbia; convince il padre a lasciarlo frequentare una scuola per predicatore ma, non essendo ritenuto idoneo all'insegnamento, deve interrompere gli studi diventati per lui troppo pesanti. Nonostante tutto, nel 1879 lavora come predicatore laico nelle miniere di carbone a Wasmes, nel Borinage".
Una prima fase, questa, meno nota al grande pubblico ma sicuramente importante: un interesse per la spiritualitą che, se avesse prevalso anche in seguito, forse lo avrebbe portato su strade diverse.