Libertà discrete
(17/8/2006, 09:59)
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Il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, riflette sulla concessione della "cittadinanza facile" agli immigrati: «Il caso della ragazza pachistana uccisa dal padre insegna molto ai fini della cittadinanza perché è evidente che non basta chiedere l'adesione ai valori della Costituzione, ma serve anche un'adesione ai diritti fondamentali come il fatto che la donna si rispetta secondo regole che io considero universali».
Posizione sicuramente corretta e rispettabile quella del ministro, ma non dovrebbe essere un caso di cronaca a dettare le priorità dell'agenda politica per un governante. Turbati dal tragico fatto di Brescia, si rischia di dimenticare che il dramma della mancata integrazione non riguarda solo le donne immigrate, spesso non libere di adeguarsi ai costumi del paese che le ospita. Se il disagio femminile è sicuramente di rilievo, il problema dell'integrazione riguarda anche altri versanti, forse meno appariscenti e magari meno "di sinistra", ma altrettanto rilevanti, come la possibilità di scegliere liberamente il proprio credo, abbracciando con serenità una fede diversa da quella tradizionale senza la paura di un rifiuto, o peggio. Anche sotto questo aspetto i casi di maltrattamenti sono frequenti, per quanto siano forse meno visibili e meno spendibili sul piano della sensazione.
La libertà di fede è più discreta: meno evidente per l'opinione pubblica, meno spettacolare per i media, meno monetizzabile in fatto di slogan, meno sfruttabile per i politici. Ma la sua tutela resta un pilastro - e una cartina tornasole - per ogni paese civile.
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