Una foto a volte vale più di molte parole: e sull'ultimo numero "Specchio", magazine della Stampa, un reportage dedicato all'immigrazione clandestina proponeva una foto particolarmente significativa. Vi comparivano i pochi effetti personali di un clandestino perito nella traversata del Mediterraneo. Miseri beni: uno spazzolino, uno straccio, una spazzola, un pettine; un cd senza custodia; una banconota; e poi, in un pacchetto impermeabile, il ritaglio di una foto di Giovanni Paolo II in preghiera, l'istantanea di un ragazzo di colore, probabilmente un parente, e infine un'immagine personale. Nella foto lo sventurato è insieme a una persona più anziana, entrambi sono immersi nel mare fino alle ginocchia, vestono in bianco e la camicia del più giovane pare impregnata d'acqua, come se avesse appena fatto il bagno vestito. Sorridente, saluta la riva con le mani alzate in segno di gioia.
Come spiega la didascalia, il ragazzo "non ce l'ha fatta". Non sapremo mai il suo nome, da dove veniva, dove sognava di andare. Non sapremo nemmeno la sua denominazione, il suo credo, la sua testimonianza. Però credo di sapere dov'è, oggi, quel ragazzo.