Luciano Violante - Il dovere di avere doveri

Recensione del 30/12/2015

Una democrazia si nutre di diritti: un sistema che, almeno in linea teorica, mira all'uguaglianza dei cittadini non può non considerare la tutela, specie del più debole, come linfa vitale dell'ordinamento. Eppure negli ultimi decenni il diritto, prima ancora che un principio a cui fare riferimento per evitare o sanare un sopruso, è diventato una bandiera all'ombra della quale si sono accampate, di volta in volta, pretese, preferenze, privilegi. Una serie di richieste più o meno legittime, che con il loro moltiplicarsi rischiano di incrinare il delicato equilibrio democratico.

Il motivo è che «non si vive di soli diritti», come sintetizza Luciano Violante nel suo saggio intitolato, significativamente, "Il dovere di avere doveri". Una riscoperta, quella dei doveri, che è una necessità e trascende le posizioni politiche: un sensibile uomo di legge e leale servitore dello Stato come Violante è tra i primi a rilevarlo e segnalarlo, notando che «l'Italia ha bisogno di una nuova pedagogia civile, incentrata sull'equilibrio fra doveri e diritti, sul principio di responsabilità. sui valori della solidarietà politica, economica e sociale», come peraltro prescrive l'articolo 2 della Carta costituzionale. Un'etica che si contrappone alle pretese «dei singoli e delle corporazioni, comporta luoghi di formazione ai valori della convivenza civile».

Il problema della politica dei diritti, riflette Violante, è "una sorta di strabismo che le fa ignorare la politica dei doveri", perché una democrazia, appunto, "non vive solo di diritti" ma anche "dei doveri, di forza morale, di rispetto per le regole, di fiducia nel futuro".

Del resto "l'esercizio dei diritti non è una corsa senza freni", ma ha un "limite morale" che va oltre le leggi; i doveri, prima ancora dei diritti, danno vita a una "comunità rispettosa" e rinsaldano "la coesione sociale". Il loro esercizio non è però scontato, sempre in bilico tra due estremi (da un lato, se l'applicazione è in eccesso, sfociano in possibili svolte autoritarie; dall'altro, per difetto, si rischia una paralisi decisionale), né basta la legge a dare loro corpo: «l'adempimento dei doveri - riconosce Violante - richiede comunque un senso morale, un'etica della responsabilità, una educazione al vivere sociale» che non si possono imporre, ma "devono essere sentiti". I comportamenti virtuosi, pur se si configurano come doveri, non possono discendere da obblighi ma sono frutto di "scelte educative", "valori trasmessi" e dipendono dal senso civico: i doveri hanno bisogno, ammette Violante, "di una motivazione più matura".

Diritti e doveri sono imprescindibili in uno stato libero: ma, sembra dire Violante, se i diritti li può imporre la legge, per i doveri è necessario affidarsi a un principio superiore. Curiosamente proprio quel principio superiore da cui, per decenni, la politica del diritto e del "vietato vietare" ha tentato di affrancarsi, tentando di ridimensionarlo ed estrometterlo dalla vita sociale e politica in nome di un'uguaglianza che, alla fine dei conti, si è tradotta solo in un'esperienza parziale, un progetto incompiuto, una malintesa orizzontalità.

Certo, suona piuttosto ironico che, per garantire la libertà minacciata - secondo la dottrina laicista - da qualsiasi principio superiore, si debba invocare proprio quel principio. E forse allora, viene da pensare, non era così assurda, o almeno così nociva, l'idea che non bastiamo a noi stessi, che esista qualcosa di più alto, di più profondo, di più sensato rispetto a quell'individualismo gretto e frustrato venduto come soluzione a tutte le dipendenze e, alla fine, rivelatosi incapace di mantenere in vita la stessa libertà che proclamava.

Il dovere di avere doveri
Autore: Luciano Violante
Editore: Einaudi
Anno: 2014
Pagine: 180
Prezzo: € 12 euro

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